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Ucraina, lo Stato italiano dà meno armi (ma i privati ne vendono di più)

Pubblicato: 26/04/2024 12:30
armi ucraina

In un cambiamento significativo della politica estera, il governo guidato da Giorgia Meloni ha ridotto gli aiuti militari diretti all’Ucraina, ponendo l’Italia tra gli ultimi donatori europei in termini di supporto concreto alla resistenza contro l’invasione russa. Questo si contrappone all’aumento delle vendite di armamenti da parte delle aziende italiane, trasformando la solidarietà in un affare lucrativo.
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L’Italia sempre più lontana dall’Ucraina

Dal suo insediamento, l’approccio dell’Italia al conflitto in Ucraina ha subito una notevole trasformazione. Inizialmente, sotto il precedente governo di Mario Draghi, l’Italia si era posizionata in linea con le principali potenze europee, come Francia e Germania, sostenendo attivamente l’Ucraina. Tuttavia, dal 2023, le consegne di equipaggiamento militare dall’Italia sono calate sia in quantità sia in qualità, con un netto decremento anche dell’efficacia degli aiuti forniti.

Il confronto internazionale evidenzia questa riduzione: mentre paesi come Germania, Regno Unito e Francia hanno incrementato notevolmente il loro supporto, l’Italia si trova ora agli ultimi posti per quanto riguarda l’aiuto militare fornito a Kiev. Ad esempio, la Germania ha stanziato 28 miliardi di euro in aiuti, di cui 6,6 già spesi, e il Regno Unito ha destinato 9,7 miliardi di euro, con sistemi per 4,8 miliardi già consegnati.

I privati italiani vendono più armi: cosa succede

In un paradossale contrasto con la diminuzione degli aiuti, le vendite di armamenti dalle aziende italiane sono aumentate, con autorizzazioni che nel solo 2023 hanno raggiunto un valore di oltre 400 milioni di euro. L’Ucraina è diventata improvvisamente il secondo maggiore acquirente del settore militare italiano. Questo sviluppo ha trasformato la crisi in un’opportunità commerciale per l’industria italiana, che esporta sia armamenti hitech sia equipaggiamento militare più datato.

La riservatezza del governo italiano sugli aiuti militari forniti all’Ucraina contrasta con la trasparenza di altri paesi. La stima non ufficiale del valore dei materiali donati dall’Italia dall’inizio del conflitto ammonta a due miliardi e duecento milioni di euro. Nonostante questo, il governo ha limitato la sua partecipazione a iniziative europee per supportare l’Ucraina, come evidenziato dalla mancata partecipazione a un’operazione organizzata da Praga per acquistare munizioni essenziali per l’esercito ucraino.

Inoltre, l’Italia ha una peculiarità unica nell’ambito della donazione di armamenti all’Ucraina, preferendo fornire esclusivamente armi usate, spesso obsolete. Altri paesi hanno iniziato a commissionare la produzione di nuovi sistemi, specialmente per la difesa aerea, vitali per proteggere la popolazione civile.

Questa riduzione degli aiuti si riflette anche nella dichiarazione del governo di donare solo armi “difensive”, nonostante la vendita di attrezzature che possono essere utilizzate in attacchi offensivi. Tale dicotomia tra la politica ufficiale e le pratiche commerciali solleva questioni importanti sulla coerenza delle politiche estere e difensive dell’Italia in un contesto internazionale complesso e turbolento.

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