Vai al contenuto

“Metà dell’inquinamento mondiale è colpa loro.” Ecco le aziende che inquinano di più

Pubblicato: 30/04/2024 17:59

Contro l’inquinamento da plastica, particolarmente nei mari e negli oceani, non assistiamo a levate di scudi né alla enorme mobilitazione che ha da tempo messo nel mirino i combustibili fossili, come unica causa dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento, secondo il dogma della cosiddetta transizione energetica. Eppure, il problema è enorme giacché arriva a investire, come vedremo, persino la catena alimentare. A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, secondo la celebre massima attribuita a Giulio Andreotti ma in realtà risalente a Papa Pio XI, e non possiamo non sottolineare con forza, dunque, che le grandi multinazionali degli alimenti e delle bevande, con i loro prodotti in plastica monouso, non solo promuovono uno stile di vita e di consumo basato sull’usa e getta, ma soprattutto sono le forze predominanti dietro la grave crisi ambientale dell’inquinamento da plastica: circa sessanta multinazionali sono responsabili della metà dell’inquinamento mondiale di plastica, per la precisione, e cinque tra queste aziende da sole rappresentano un quarto del totale. Non tutti gli imballaggi immessi in commercio possano essere raccolti e riciclati, contrariamente a quel che si può pensare. (Continua a leggere dopo la foto)

Le multinazionali più inquinanti, quali sono

Sanare tale crisi appare fondamentale per salvaguardare la biodiversità e contribuire a mitigare gli effetti degli stessi cambiamenti climatici. Lo studio che certifica l’allarmante realtà a riguardo dei mari e degli oceani, così come anche dei parchi e delle aree verdi, è stato recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances, fondato sul lavoro di oltre centomila volontari che hanno analizzato, dopo averli raccolti da spiagge, parchi e fiumi, quasi 2 milioni di rifiuti di plastica – raccolti in 84 diversi Paesi per un periodo di cinque anni, come specifica L’Indipendente. Un lavoro immane, coordinato da Win Cowger, ricercatore presso il Moore Institute for Plastic Pollution Research. Dei quasi 2 milioni di rifiuti in plastica che abbiamo detto essere stati raccolti da parchi e corsi d’acqua, circa 910mila avevano marchi ancora visibili, e pertanto è stato possibile classificarli. Ebbene, metà della plastica proveniva da sole 56 multinazionali, tra cui The Coca-Cola Company (11%), PepsiCo (5%), Nestlé (3%), Danone (3%) e Altria (2%) da sole rappresentano quasi un quarto del totale. Tali dati sono perfettamente sovrapponibili ad altri dati statistici: le multinazionali che hanno comunicato i volumi di vendita più elevati di prodotti in plastica monouso (Coca Cola, PepsiCo, Nestlé e Danone) sono le stesse – con l’aggiunta di Altria – i cui imballaggi si trovano con maggior frequenza tra i rifiuti abbandonati in tutto il mondo. Sicché la correlazione risulta ben più che evidente. (Continua a leggere dopo la foto)

“Non basta riciclare”

Ad aggravare il tutto interviene il fatto che neppure le pratiche di riciclaggio sembrano bastare: “Molte di queste aziende in realtà hanno programmi in atto per recuperare i propri rifiuti dall’ambiente o impedire che finiscano lì. E quello che stiamo vedendo è che questi non sono realmente efficaci”, ha riferito a The Washington Post Neil Tangri, coautore della ricerca e direttore scientifico e politico della Global Alliance for Incinerator Alternatives. Già la ricerca intitolata Reckoning with the U.S. Role in Global Ocean Plastic Waste, pubblicata nel 2022, dimostra che solo il 9% della plastica venisse effettivamente riciclato. Un dato che va combinato con il seguente: la produzione di plastica è raddoppiata dagli inizi del 2000. (Continua a leggere dopo la foto)

Microplastiche nella catena alimentare

Le microplastiche sono già entrate nella catena alimentare giacché, depositate sul fondo marino, vengono ingerite dai pesci che consumiamo, ed ecco spiegato perché i ricercatori dell’Environmental Science & Technology dell’American Chemical Society, in collaborazione con il team di ricerca dell’Ospedale Anzhen di Pechino, riferiscono di aver trovato microplastiche financo nei tessuti cardiaci e nei polmoni di quindici pazienti sottoposti a interventi al cuore. La scoperta, come si leggeva su la Repubblica del 10 agosto 2023, è avvenuta attraverso tecniche di “imaging laser” a infrarossi diretti.

Potrebbe interessarti anche: “Malore improvviso” in diretta per Cateno De Luca. Si accascia durante il comizio, ricoverato (VIDEO)

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Ultimo Aggiornamento: 30/04/2024 18:14