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Susanna Tamaro attacca i vaccini sul Corriere, scoppia lo scontro con Burioni: le parole della scrittrice

Pubblicato: 30/04/2024 07:26
Susanna Tamaro

Susanna Tamaro, una delle più grandi autrici italiane, ha scritto un articolo molto intenso sul Covid e sui vaccini, portando il dibattito a un livello alto, molto alto. Lo ha fatto sul Corriere della Sera, raggiungendo quindi un pubblico vastissimo. Inevitabilmente, però, questo le ha causato molte critiche, tra cui quelle del virologo Roberto Burioni, che ha replicato alla scrittrice con toni durissimi. “Mi ha molto colpito, tempo fa, scoprire che il filosofo Karl Jaspers, al discorso di riapertura dell’università di Heidelberg nell’agosto del 1945, parlando della strada che avrebbe potuto portare i tedeschi a tornare a essere uomini liberi, metteva come primo passo da compiere la necessità di rinunciare alle frasi fatte e al falso pathos – esordisce la scrittrice -. Istintivamente mi sono venuti in mente gli anni del Covid, anni in cui il pathos – cioè quell’insieme di eccitata passionalità che attiene alla tragedia – ha raggiunto e superato i limiti di guardia. Limiti che, malgrado siano passati ormai quattro anni, vengono tutt’ora superati in modo inquietante“. Una denuncia forte, fortissima. Ma scrive ancora Susanna Tamaro: “Non c’è stata dunque una pacificazione, ma soltanto uno stato di assopimento non molto diverso dalla condizione di alcuni vulcani che sembrano quieti e poi, all’improvviso, eruttano cancellando con la loro lava incandescente ogni cosa intorno a loro. Siamo dunque accampati su un cratere apparentemente inattivo, le bocche laterali emettono fumi, ma noi, anziché entrare in uno stato di allarme, fingiamo di non vederle. Perché? Perché una situazione di pathos prolungata nel tempo corrode ogni tipo di ragionevolezza e sparge nell’aria materiale infiammabile che è sempre più difficile da controllare”. Continua Tamaro: “La nostra società è stata attraversata da una vera e propria guerra civile e lo stupore non è tanto che ci sia stata — succede — ma che la memoria di questo periodo si sia trasformata in un intoccabile tabù”. (Continua a leggere dopo la foto)
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Ricostruisce Susanna Tamaro: “Nel Novecento il mondo è stato colpito da tre grandi epidemie di tipo influenzale: la Spagnola che, dal 1918 al 1920, si è abbattuta su un mondo debilitato da quattro anni di guerra, falcidiando centinaia di milioni di persone; l’Asiatica, nel 1957 e, nel 1968, la Spaziale. Nel 1968 avevo 11 anni, l’ho presa e, dato che il sistema respiratorio è sempre stato il mio punto debole, sono finita una settimana in ospedale. Quante persone sono morte per l’Asiatica e la Spaziale non è dato saperlo perché allora non esistevano i tamponi, non si contavano le vittime né gli ospedali avevano reparti specializzati per queste epidemie, inoltre il fatto che molte persone anziane e con patologie morissero per un’influenza particolarmente insidiosa era un dato comunemente accettato. Il mondo comunque non si era fermato né si erano sviluppati fenomeni di psicosi di massa come se ne sono visti purtroppo al tempo del Covid-19“. Scrive ancora Susanna Tamaro: “Nel 2020 molti miei amici, tutti over 60, hanno contratto il virus; ricordo ancora l’angoscia di sentire le loro voci al telefono spegnersi giorno dopo giorno dato che nessun medico andava a visitarli né dava loro una cura. Dovevano solo aspettare, ma aspettare inermi, in caso di malattie così virulente, vuol dire solo aspettare la morte. Eppure nello stesso marzo del 2020 un amico medico «sì sì vax» mi disse di aver capito che i problemi erano legati ai trombi e di essere riuscito a curare molte persone che erano ormai a un passo dal ricovero; l’importante, mi aveva detto, era agire presto: meglio entro tre giorni ma anche entro cinque ce la si poteva ancora fare. Dunque la possibilità di curare esisteva”. Poi cosa è successo? “Il 25 dicembre del 2020 è arrivato il vaccino“. E qui la scrittrice ci va giù pesante, molto pesante. (Continua a leggere dopo la foto)

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Scrive Susanna Tamaro: “Da quel momento in poi il livello del pathos è andato completamente fuori controllo, scatenando la guerra civile di cui tutt’ora paghiamo il prezzo. Dovevi stare da una parte o dall’altra, credere nella scienza o appartenere ai fanatici del terrapiattismo, tertium non datur. Ma è proprio questo verbo «credere» che riporta in gioco il livello metafisico; personalmente io confido nella scienza, e questa fiducia è ricca di gratitudine, ma non posso credere in lei in senso assoluto perché la medicina è sempre andata avanti attraverso un gran numero di tentativi tra i quali erano compresi anche inevitabili errori; per questo credere in una medicina come scienza perfetta e intoccabile vuol dire negare la sua stessa essenza. Però già allora qualche domanda sul vaccino mRNA me la ero fatta perché ritengo che entrare in quello che Erwin Chargaff, il grande biochimico, definisce il «mistero impenetrabile», il Dna, abbia un risvolto di hybris che è sano non sottovalutare. Così mi sono informata e ho scoperto che nel nuovo millennio erano stati fatti diversi tentativi di creare dei vaccini mRNA, soprattutto nel campo della lotta ai tumori; purtroppo però nessuno di quei tentativi era andato a buon fine. Comunque, per fugare i miei dubbi, avevo consultato le Faq del ministero della Salute che mi avevano tranquillizzato; dicevano infatti che la proteina Spike sarebbe rimasta nel luogo dell’inoculo e si sarebbe dissolta in breve tempo, così mi sono sottoposta al vaccino. Gli studi recenti però ci hanno fornito qualche dato in più: pare che la Spike condivida con il virus il gusto di andare in giro, il primo per il mondo e la seconda nel nostro corpo, raggiungendo tutti i nostri organi e tutti i nostri tessuti come un ospite inatteso. E con gli ospiti inattesi che parlano un’altra lingua, non si è in grado di sapere quale dialogo si potrà instaurare. Essendomi sottoposta a due dosi di Pfizer, mi avevano detto che starei stata in una botte di ferro per almeno un anno ma quando, dopo pochi mesi, ho appreso che avrei dovuto fare la terza dose, ho cominciato a sospettare che quella botte fosse soltanto una barchetta di carta. Intanto il virus si era trasformato nella variante Omicron, infinitamente meno aggressiva, ma il terzo vaccino andava fatto per legge, a scapito dei propri diritti civili e della propria libertà. A quel punto mi sono chiesta, qual è lo scopo di tutto ciò: rendere la popolazione immune o consumare tutti vaccini acquistati? Anche perché intanto tutte le persone trivaccinate intorno a me si ammalavano e si riammalavano di Covid. Così mi è venuta la curiosità di leggere il bugiardino aggiornato del Comirnaty Omicron XBB.1.5 della Pfizer e ho appreso che «l’efficacia del vaccino non è stata verificata nei soggetti immunocompromessi» e che «la durata della protezione dal vaccino non è nota, sono tutt’ora in corso studi clinici volti a stabilirla». Per quanto riguarda l’efficacia ribadivano che «come per tutti i vaccini, la vaccinazione con Comirnaty Omicron XBB.1.5 potrebbe non proteggere tutti coloro che lo ricevono»”. (Continua a leggere dopo la foto)

Racconta Susanna Tamaro: “Davanti a questa incertezza terapeutica non ho potuto non chiedermi cosa giustificasse le drammatiche limitazioni della nostra libertà, che hanno distrutto l’economia oltre a devastare l’equilibrio e la salute mentale dei ragazzi, dei bambini e la nostra. Con scrupolo da scrittore, mi sono chiesta allora se fosse corretto il termine «vaccino» perché ogni vaccino, secondo il vocabolario della lingua italiana, serve ad acquisire un’immunità attiva, ma la quantità di infettati vaccinati non ci parla di questo. Quando poi ho letto, sempre nello stesso bugiardino, che «è possibile, dopo la vaccinazione, sviluppare una miocardite e pericardite», mi sono resa conto che nel frattempo, sui media, stava avvenendo qualcosa di non molto diverso dal gioco delle tre carte: tanto, nell’anno delle braccia conserte, tutte le morti erano dovute al Covid — in molti casi con tampone post mortem — altrettanto, a vaccinazione di massa avvenuta, nessun danno alla salute era conseguente al vaccino. Com’è possibile, razionalmente, non capire che un prodotto innovativo, approvato con grande rapidità e con scarsa sperimentazione, possa creare dei danni nelle persone, e che questi danni, in molti casi, siano realtà ancora sconosciute e senza nome anche per gli stessi medici, dato che quando si entra nel «mistero impenetrabile» possono succedere cose che non siamo ancora in grado di comprendere? Sono stata testimone di tre gravi effetti avversi avvenuti intorno a me, persone che conosco da decine di anni e sulla cui salute fisica e mentale non ho alcun dubbio: una miocardite seguita da un infarto fulminante, una pericardite, un’ischemia insorta 48 ore dopo il vaccino seguita da un problema neurologico che ha portato a una parziale paralisi alle gambe. Se una persona fino ad allora in ottima salute comincia a sentirsi male qualche giorno dopo la vaccinazione e in quel malessere non viene riconosciuta alcuna relazione con l’inoculo, si deve tornare ancora una volta nella dimensione metafisica: una fattura, un malocchio o un movimento infausto degli astri. Dato che il messia era arrivato, non è più possibile mettere in dubbio la sua potenza salvifica”. (Continua a leggere dopo la foto)

Conclude, amara, Susanna Tamaro: “Mentre molti Paesi hanno messo in piedi già da tempo delle équipe di studiosi per cercare di capire quello che sta succedendo nel corpo dei danneggiati dai vaccini, da noi gli stessi danneggiati vengono trattati come degli impostori. Lo Stato ha il dovere assoluto di prendersi cura in ogni modo possibile di questi cittadini che hanno obbedito alle leggi e che ora hanno la vita devastata dalle conseguenze di questa obbedienza. Nella fretta dell’urgenza, infatti, non è stata fatta alcuna anamnesi prima del vaccino, non sono state concesse esenzioni a chi avrebbe invece dovuto averle, non è stato permesso il conteggio degli anticorpi prima della terza dose, per capire se fosse davvero necessaria, costringendo inoltre le persone che avevano avuto un importante Covid, a vaccinarsi comunque, come se la malattia non desse alcuna immunità. E da ultimo nessuno ha mai spiegato se fosse opportuno e possibile miscelare vaccini a vettori diversi nelle varie somministrazioni. C’è dunque ancora tanto da indagare, tanto da capire per poter fare un passo avanti in campo scientifico. Solo questo passo potrà rendere giustizia alla sofferenza e alle tante umiliazioni che questa situazione ha sparso a piene mani nella nostra società. È delle domande, è dei dubbi che abbiamo una terribile nostalgia. Tornare a farsi domande è l’antidoto a ogni possibile futuro pathos, perché interrogarsi, parlare, cercare di comprendere sono le uniche azioni che ci permettono di tornare nel dominio del reale e dell’umano”. In tutta risposta, Roberto Burioni cosa ha scritto? “La scrittrice Susanna Tamaro, in un pezzo sul ‘Corriere della Sera’, ci spiega i vaccini producendosi in una mirabile crestomazia di ‘ragionamenti’ identici a quelli dei somari antivaccinisti. Ne dovevamo uscire migliori, invece ne siamo usciti tutti virologi, anche la Tamaro”. E ancora: “La nostra medicina ‘meravigliosamente avanzata’ – ha aggiunto il professore citando con sarcasmo alcuni passaggi del pensiero della scrittrice – in ‘quasi un anno a braccia conserte’ ha sviluppato un vaccino che ha salvato molte decine di milioni di vite, compresa, forse, pure la tua, permettendoti di partecipare da viva alle Olimpiadi delle bojate“. Infine, attacca il Corriere: “Perché ospitate simili scemenze che diffondono bugie pericolose per la salute pubblica e minano con la menzogna la fiducia nella scienza e nella medicina?”.

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