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Cancro al cervello: vaccino a mRNA allunga la vita a pazienti con glioblastoma

Pubblicato: 06/05/2024 14:28
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Il glioblastoma è il più comune cancro al cervello, riscontrato solitamente in età adulta. Si tratta attualmente di una malattia molto aggressiva e incurabile, che uccide chi ne viene colpito dopo una sopravvivenza media di 15 mesi dopo la diagnosi. Ora però esiste una speranza: quella rappresentata da un vaccino a mRNA sperimentale che è stato in grado di allungare la vita sia alle persone che ai cani affetti da questo terribile tumore maligno.
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Cos’è il glioblastoma


Recentemente alcuni ricercatori sono riusciti in pochi giorni a cancellare il glioblastoma dal tessuto nervoso di un uomo di 72 anni. Risultato straordinario raggiunto grazie ad una rivoluzionaria immunoterapia, basata sulle cellule T del recettore chimerico dell’antigene, o CAR-T. Il problema è che al momento si tratta di un caso singolo. La combinazione di più procedure immunoterapiche potrebbe dunque portare presto a trattamenti in grado di modificare la diagnosi di questo tumore maligno.

Lo studio di cui si è appena fatto cenno è stato condotto da un team di ricerca internazionale guidato da scienziati statunitensi del Center for Brain Tumor Therapy dell‘Università della Florida, in stretta collaborazione con i colleghi del College di Farmacia dell’Università del Texas, della Cleveland Clinic e di altri istituti. Il lavoro è stato coordinato dal professor Elias J. Sayour, docente presso il Dipartimento di Neurochirurgia “Lillian S. Wells” dell’ateneo di Gainsville.

I risultati dello studio sul vaccino mRNA

I ricercatori hanno messo a punto un vaccino a mRNA personalizzato, che funziona in modo molto simile a quelli di Pfizer-BioNTech e Moderna, utilizzati durante la pandemia di COVID-19. Nel caso del vaccino contro il glioblastoma, l’mRNA viene iniettato in aggregati di cellule lipidiche (LPA) a strati, allo scopo di “migliorare sostanzialmente il confezionamento del carico utile e l’immunogenicità degli antigeni mRNA tumorali”, spiegano gli scienziati.

“Invece di iniettare singole particelle, stiamo iniettando gruppi di particelle che si avvolgono l’una attorno all’altra come cipolle, come un sacchetto pieno di cipolle. – spiega il professor Sayour, coordinatore della ricerca – E il motivo per cui lo abbiamo fatto nel contesto del cancro è che questi cluster allertano il sistema immunitario in un modo molto più profondo di quanto farebbero le singole particelle”.

“In meno di 48 ore, potremmo vedere questi tumori passare da uno stato che chiamiamo ‘freddo’ (freddo immunitario, pochissime cellule immunitarie, risposta immunitaria molto silenziosa), a una risposta immunitaria ‘calda’ molto attiva. Ciò è stato molto sorprendente data la rapidità con cui ciò è avvenuto, e ciò che ci ha detto è che siamo stati in grado di attivare la parte iniziale del sistema immunitario molto rapidamente contro questi tumori, e questo è fondamentale per sbloccare gli effetti successivi della risposta immunitaria”, conclude il professore.
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