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Cina choc: “Ecco come Pechino vuole usare le neuro-tecnologie sugli esseri umani”. Un salto nel buio verso il transumanesimo

Pubblicato: 13/05/2024 19:54

Abbiamo sentito parlare spesso di interfacce neurali in questi ultimi anni. Al di là del nome complicato, si tratta di piccoli impianti che vengono posti nel cervello delle persone per ottenere risultati che possono essere molto diversi fra loro. Per intenderci, Elon Musk sta raccontando al mondo l’evoluzione del primo chip impiantato in un cervello umano. Il soggetto che ha ricevuto questo impianto è stato Noland Arbaugh, un paziente divenuto tetraplegico dalle spalle in giù dopo un incidente. Grazie al chip che gli è stato inserito nella corteccia cerebrale, Arbaugh è riuscito a ottenere importanti risultati: oltre a essere più autonomo, può interagire con smartphone e computer. Riesce a giocare ai videogiochi, a navigare in Internet e a utilizzare altre funzioni del suo MacBook. Il tutto controllando il cursore con la mente. Questo è solo il primo passo di una tecnologia che, se usata a favore di chi ne ha realmente bisogno, promette di restituire ai meno fortunati una vita migliore. (continua dopo la foto)

Fin qui, se consideriamo l’uso etico di questa nuova tecnologia, potremmo essere soddisfatti e felici al pensiero che molte persone potrebbero migliorare le loro condizioni. Ma come sempre, ogni volta che il progresso – soprattutto quello tecnologico – offre la possibilità di progredire in una delle sue applicazioni, c’è sempre un rovescio della medaglia. Perché se gli impianti neurali venissero utilizzati senza un codice etico di regolamentazione, potrebbero aprirsi scenari preoccupanti. Ed è il grande timore che ha colto il mondo degli esperti e dei progettisti tecnologici dopo che un’azienda cinese ha presentato un’interfaccia neurale di sua realizzazione. Un prodotto le cui possibilità sono state mostrate utilizzando una scimmia impiantata con il chip. Il primate, che aveva le zampe legate, è riuscito a muovere un braccio meccanico – per afferrare della frutta – solo con la forza del pensiero.

Il progetto dell’azienda cinese prevede l’innesto di filamenti di elettrodi nel cervello: un grosso passo avanti nello sviluppo di queste tecnologie, che avvicina Pechino all’Occidente. Ma se questo non desta preoccupazione per quanto riguarda l’utilizzo dei chip in campo medico e curativo, c’è un altro aspetto che allarma gli esperti: la volontà dichiarata delle autorità cinesi di utilizzare i chip per “rinforzare le abilità cognitive dei soggetti sani“. In parole semplici, a Pechino stanno pensando di creare dei “superuomini” e, in campo bellico, dei “supersoldati” le cui capacità verrebbero moltiplicate dall’applicazione di queste tecnologie neurali. Margaret Kosal, Professoressa e ricercatrice presso il Georgia Institute of Technology, lo ha spiegato chiaramente. (continua dopo la foto)

“Gli Stati Uniti non hanno collegato esplicitamente la neuroscienza civile con la ricerca militare”, ha detto Kosal. “La strategia cinese, invece, punta a collegare il settore militare e quello commerciale, e questo è motivo di grande preoccupazione“. La studiosa spiega che un progetto cinese avviato nel 2016 ha lo scopo dichiarato di collegare gli esseri umani alle macchine, e non per scopi terapeutici. Inutile dire che se ciò avvenisse, anche gli altri Paesi in grado di usare queste tecnologie, per non essere schiacciati, prenderebbero la stessa strada, con conseguenze devastanti. Come recita il mantra del transumanesimo, i cui cultori vorrebbero per l’appunto un mondo in cui gli uomini (alcuni di loro, e sicuramente non la popolazione comune) si “fonderebbero alle macchine” per creare entità in grado di avere prestazioni intellettuali eccezionali e anche, in un futuro non lontanissimo, una durata della vita almeno doppia rispetto a quella degli altri abitanti del Pianeta. Come sarebbe un mondo diviso fra pochi potenti “superumani” e la massa degli individui tagliati fuori da queste tecnologie, possiamo immaginarlo. Ma non vorremmo né vederlo, né viverlo sulla nostra pelle.