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Caso Toti, il commento di Palamara sulle decisioni dei giudici e sul ruolo delle toghe

Pubblicato: 14/05/2024 10:53
Palamara

Sulla vicenda Toti si stanno già scrivendo fiumi di parole. Un commento che però merita la massima attenzione è quello dell’ex magistrato Luca Palamara, uno che sa bene come la magistratura operi, a volte, per interferire con la politica. E il fatto che ci siano delle elezioni alle porte ha fatto pensare a molti che si trattasse delle solite indagini a orologeria. E infatti nel suo articolo su Il Giornale Palamara spiega come “i magistrati fanno politica”. Senza invadere il campo delle valutazioni di merito, l’ex giudice fa alcune riflessioni sul documento giudiziario che gli organi di informazione stanno sviscerando. “Dalla lettura dei capi di imputazione emerge la contestazione agli indagati di un reato elettorale e, precisamente, quello previsto dall’art. 86 del DPR 570/1960 (che può essere tradotto nella formula «se mi voti ti assumo un parente»), con l’aggravante del metodo mafioso che ha consentito la sensibile attenuazione delle garanzie e l’utilizzo delle semplificazioni procedurali previste per i delitti di associazione mafiosa, nonostante si trattasse di fatti avvenuti in occasione delle consultazioni elettorali della Regione Liguria del 20 e 21 settembre 2020, avvenuti in una non meglio precisata «data antecedente e prossima al 20 settembre del 2020»”. (Continua a leggere dopo la foto)
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Ebbene, l’art. 86 del DPR n. 570 del 1970 – spiega Palamara – è un reato contenuto in una norma speciale, un testo unico che regola la materia elettorale degli enti locali e che prevede un regime speciale particolarissimo di prescrizione, in quanto l’art. 100 comma 2 del medesimo testo unico stabilisce che “l’azione penale, per tutti i reati contemplati nel presente testo unico, si prescrive in due anni dalla data del verbale ultimo delle elezioni. Il corso della prescrizione è interrotto da qualsiasi atto processuale, ma l’effetto interruttivo dell’atto non può prolungare la durata dell’azione penale per un tempo che superi, nel complesso, la metà del termine stabilito per la prescrizione”. La norma ha una sua ratio. Argomenta Palamara sul Giornale: “Chi compie reati elettorali non può governare, magari terminando il suo mandato, e l’azione penale deve essere esercitata e conclusa in tempi brevissimi”. Pertanto, “l’analisi del dato normativo ci consente di poter affermare che l’ordinanza di custodia cautelare si è basata su di una narrazione non coerente con le norme in vigore, perché tesa all’applicazione di una misura cautelare e al successivo esercizio dell’azione penale su fatti che soggiacciono ad un regime speciale di prescrizione”. (Continua a leggere dopo la foto)

Infine, Palamara ricorda che, come stabilito dalla Corte costituzionale, il sistema dei reati elettorali e della relativa procedura per l’accertamento dei reati è di esclusiva competenza del legislatore e, quindi, della politica. “In proposito non possono esserci dubbi. La scelta di effettuare queste contestazioni elettorali in un periodo di accesa campagna elettorale, a distanza di anni dai fatti, ha il sapore di una discesa in campo. Se la magistratura affronta reati già prescritti, quando non potranno più esservi sentenze diverse da quelle dichiarative della prescrizione dei fatti, sta apparentemente operando in un contesto giudiziario, ma in concreto muovendosi sullo scacchiere della politica”. E questo è il nodo della vicenda. Poi la stoccata finale ai suoi ex colleghi: “Così facendo i fatti, anche personali di alcuna rilevanza giudiziaria, sono stati consegnati al tribunale dei media: immediato, a differenza dei tempi della giustizia, proprio perché segue i tempi del dibattito politico”.

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