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A processo per aver ucciso e decapitato il fratello, la difesa chiede l’assoluzione: “Indagine a senso unico”

Pubblicato: 20/05/2024 20:04

Assoluzione da tutti i reati contestati per non aver commesso il fatto. Questa la richiesta avanzata dal collegio di difesa di Daniele Severi, il 64enne a processo in corte d’assise a Forlì con l’accusa di avere ucciso il fratello 53enne Franco Severi, il cui corpo, decapitato, venne ritrovato il 22 giugno 2022, tra i rovi nei pressi del suo casolare in località Cà Seggio nel comune di Civitella di Romagna. Daniele Severi, che si è sempre dichiarato innocente e si trova in carcere dall’8 luglio 2022, è difeso dagli avvocati Massimiliano Pompignoli e Maria Antonietta Corsetti.

“Una indagine a senso unico”, secondo gli avvocati Massimiliano Pompignoli e Maria Antonietta Corsetti quella che vede da due anni in custodia cautelare in carcere Daniele Severi. Lo hanno ribadito nella loro arringa davanti alla Corte d’assise di Forlì. Giovedì 23 maggio è attesa la sentenza. La Pm Federica Messina ha chiesto l’ergastolo per il 64enne, l’avvocato i parte civile Massimiliano Starni 5 milioni di euro di risarcimento per gli altri familiari.

L’arringa difensiva a due voci, durata oltre tre ore, ha puntato a smontare le due prove più pesanti presentate dall’accusa: un guanto sporco con il Dna di Franco ritrovato nel cofano dell’auto di Daniele (chiunque avrebbe potuto metterlo lì e all’interno del guanto non c’è il dna di Daniele, la tesi della difesa) e la macchia di sangue di Franco su una scarpa di Daniele (la macchia, secondo la difesa che ha sottolineato come il sangue non sia databile, risalirebbe ad una precedente lite fra i due, culminata con un pugno al volto che avrebbe provocato a Franco una lieve emorragia nasale).

La difesa rileva poi che, pur essendo ipotizzata una morte con arma da fuoco, “non c’è polvere da sparo sui guanti, né sulle scarpe”. E ancora, i legali accusano gli inquirenti di non aver indagato a fondo su alcune frequentazioni di Franco, potenzialmente a rischio. Infine, anche dalle telecamere la sera/notte dell’omicidio non sarebbe arrivate prove contro il loro assistito, né tantomeno dalle celle telefoniche per tracciare i movimenti.
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