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L’IA mette a rischio 200.000 posti di lavoro in Italia: i risultati dello studio sulla pubblica amministrazione

Pubblicato: 21/05/2024 20:10

Tantissimi posti di lavoro a rischio a causa dell’intelligenza artificiale, destinata a entrare in maniera sempre più invadente nelle nostre vite. Questo il risultato della ricerca del Forum PA, focalizzata sulla pubblica amministrazione italiana: circa 200.000 lavoratori potrebbero essere sostituiti dalla nuova tecnologia, in particolare nelle amministrazioni centrali come ministeri, agenzie fiscali e enti pubblici non economici. Quasi metà dei lavoratori in queste aree (circa 92.000) svolgono mansioni ripetitive che l’IA potrebbe automatizzare, portando quindi alla perdita di occupazione.

Il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha esortato a non temere i cambiamenti che l’IA porterà. “Siamo di fronte a un grande cambiamento che va affrontato senza paura”, ha dichiarato Zangrillo, sottolineando che, come in passato con i trasporti e l’industria tessile, alcune attività scompariranno, ma ne nasceranno di nuove.

Intanto, il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato all’unanimità l’AI Act, la prima legge al mondo che regola lo sviluppo e l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale. Questa normativa impone una serie di obblighi a fornitori e sviluppatori di IA, basati su diversi livelli di rischio. Zangrillo ha sottolineato che il cambiamento sarà gestibile, ricordando che entro il 2032 un milione di dipendenti pubblici attuali andrà in pensione, e quest’anno sono previste 170.000 nuove assunzioni.

Secondo il Forum PA, il 57% dei dipendenti pubblici sarà esposto all’IA. Tra questi, l’80% dovrebbe riuscire a integrare l’IA nel proprio lavoro, migliorandone l’efficienza. Tuttavia, il 12% (circa 218.000 lavoratori) rischia di essere sostituito. Un ulteriore 8% (circa 154.000 dipendenti) si trova in una zona grigia tra potenziali sinergie e rischi di sostituzione. Le professioni ad alta specializzazione, come i ruoli direttivi e i professionisti, hanno un forte potenziale di collaborazione con l’IA, mentre quelle meno specializzate sono maggiormente vulnerabili.
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