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Neonato morto sulla nave da crociera, cambia l’accusa alla mamma: “È abbandono, non omicidio”

Pubblicato: 23/05/2024 21:48
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È una vicenda tragica e complessa quella che è emersa a bordo della nave da crociera Silver Whisper, dove Chan Jheansel Pia Salahid, una donna di 28 anni nata a Manila, ha dato alla luce un bambino che successivamente è morto. La donna era stata accusata inizialmente di omicidio volontario per la presunta negligenza criminale che avrebbe portato alla morte del piccolo, che aveva chiamato Tyler. Ma oggi il gip di Grosseto ha deciso di derubricare l’accusa contestata a Chan Jheansel Pia Salahid, 28enne filippina, da omicidio a abbandono di minore. Il giudice ha comunque convalidato il suo fermo, disponendo che la giovane resti in carcere.
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Chan Jheansel Pia Salahid è stata interrogata ieri pomeriggio dal giudice Sergio Compagnucci nel tribunale di Grosseto. La donna, che lavora come aiutante in cucina sulla nave, ha raccontato di aver pensato di essere in una fase più avanzata della gravidanza e di poter gestire la situazione. Tuttavia, dopo essere partita da Salerno, si è trovata a partorire improvvisamente. “Ha fatto quello che una persona come lei poteva fare, ovvero il miglior modo possibile”, ha spiegato l’avvocato difensore Giovanni Di Meglio.

La difesa: “Si è presa cura del bambino”

Secondo l’avvocato Di Meglio, l’accusa di omicidio volontario non regge. “Si è presa cura del bambino fin dall’inizio, lo allattava e lo idratava. Lo puliva quando c’era bisogno”, ha dichiarato il legale, aggiungendo che la madre ha usato degli assorbenti da donna per il neonato perché non aveva altri mezzi a disposizione. “Non si dà il nome a un bimbo che si vuole uccidere”, ha sottolineato Di Meglio. La donna avrebbe gettato la placenta nell’inceneritore della nave durante la notte, ma non avrebbe mai avuto intenzione di disfarsi del neonato.

In tribunale, per la convalida dell’arresto, erano presenti anche due colleghe di Chan Jheansel Pia Salahid, accusate di concorso in omicidio volontario: Mutundu Dorcas Njuguini, 28 anni, originaria del Kenya, e Mphela Kgothadso Mabel Jasmine, 25 anni, del Sudafrica. Entrambe, assistite dai legali Mario e Luca Fabbrucci, si sono avvalse della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio.

L’avvocato Di Meglio ha ribadito che la morte del neonato è avvenuta per un “comportamento negligente, certamente non per dolo”. La donna avrebbe tenuto nascosta la gravidanza per paura di perdere il lavoro, che rappresentava l’unica fonte di sostentamento per la sua famiglia nelle Filippine. “Il suo stipendio permetteva di far vivere sei persone”, ha spiegato il legale.

Il giudice Sergio Compagnucci deciderà domani sulla convalida dell’arresto e sulle misure cautelari da adottare. L’udienza si è svolta al tribunale di Grosseto, dove le tre donne sono state portate dal carcere di Sollicciano, a Firenze.

La vicenda ha suscitato grande emozione e sconcerto. La comunità internazionale guarda con attenzione agli sviluppi del caso, mentre emergono dettagli che gettano luce su una tragedia complessa e dolorosa. La decisione del giudice sarà cruciale per determinare il futuro giudiziario delle tre donne coinvolte e per chiarire le circostanze esatte della morte del piccolo Tyler.
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Ultimo Aggiornamento: 28/05/2024 09:21