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Giovanni Toti si difende e non si dimette: “Mai preso un euro per me”

Pubblicato: 24/05/2024 07:24

Nella sede operativa della Guardia di Finanza a Molo Giano, luogo segnato dal crollo della Torre Piloti undici anni fa, Giovanni Toti resiste e contrattacca.

Risponde alle domande di tre magistrati per otto ore, presentando una memoria difensiva di 17 pagine che è un messaggio non solo agli inquirenti, ma all’intero mondo politico italiano. In questo documento, firmato di suo pugno, Toti afferma con decisione che i 17 giorni di arresti domiciliari ad Ameglia non hanno minimamente scalfito la sua determinazione: nessuna intenzione di dimettersi.

Nella sua memoria, Toti prende le distanze da Carozzi, consigliere nominato da Bucci nel comitato portuale, e mette in luce possibili rapporti tra Spinelli e Burlando.

Con tono deciso, Toti dichiara: «Voglio restituire alla mia figura di uomo e di servitore dello Stato la dignità che ho sempre cercato di preservare». Poi, la sua difesa si concentra sul “sistema Toti”, difendendo il modello amministrativo prima ancora delle accuse specifiche. Nelle 17 pagine, Toti elenca numerosi imprenditori incontrati e sostenuti, indipendentemente dal loro contributo alla sua attività politica, inviando un messaggio forte e chiaro al mondo esterno.

La custodia cautelare

Nel documento, Toti e il suo avvocato cercano di demolire le ragioni degli arresti domiciliari. Toti sostiene che ogni euro ricevuto è stato destinato alla politica, senza arricchimenti personali per lui, per i membri del suo partito o per terzi privati.

Pensiero liberale

Toti difende la sua azione politica basandosi su principi di filosofia politica, affermando che il pensiero liberale vede nell’attività privata una risorsa, non un fattore egoistico da contrastare. Quando affronta i rapporti con Aldo Spinelli e le lunghe telefonate tra loro, Toti afferma che spesso si è interessato alle questioni sollevate da Spinelli in modo scollegato dal contesto delle conversazioni.

Lo yacht

La procura sostiene che molti accordi proibiti siano avvenuti a bordo dello yacht Leila 2 di Spinelli, dove gli ospiti lasciavano i cellulari su un tavolo esterno. Toti spiega che la barca di Spinelli è sempre stata utilizzata come ufficio secondario, e che Spinelli potrebbe aver chiesto di lasciare i cellulari temendo di essere spiato dai concorrenti.

Toti dedica una parte significativa della memoria al suo rapporto con il mondo imprenditoriale, ribadendo l’importanza di rendere più semplici e veloci gli investimenti, sia pubblici che privati, e di modernizzare il Porto di Genova.

Rapporti con manager

Negli ultimi anni, il “sistema Toti” ha quasi annullato la distanza tra pubblico e privato. Le interazioni con manager di grandi gruppi industriali, come Pietro Salini di Webuild, avvenivano in eventi che mescolavano i ruoli istituzionali e privati, come la festa per l’avvio dei cantieri della grande diga nel maggio 2023.

La memoria difensiva include anche passaggi pungenti. Secondo la procura, sarebbero state esercitate pressioni sui membri del Comitato Portuale per votare a favore delle concessioni. Toti sostiene che Carozzi fosse influenzato dagli interessi del Gruppo Aponte, con cui ci sarebbe stato un costante scambio di informazioni.

Voto di scambio

Infine, Toti respinge le accuse di voto di scambio con la comunità riesina, sottolineando che il sostegno di quest’ultima si limitava a 400 voti, ben lontani dai 380mila con cui vinse le elezioni. Essere riesini, conclude Toti, non può equivalere ad essere considerati persone di malaffare.

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Ultimo Aggiornamento: 24/05/2024 12:31