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Giustizia, Premierato, Autonomia: una riforma per uno non fa male a nessuno

Pubblicato: 30/05/2024 07:33

In questo momento di fermento politico, la maggioranza di governo sembra avere una nuova riforma per ogni partito. Fratelli d’Italia spinge per il premierato, la Lega vuole l’Autonomia differenziata, e da ieri anche Forza Italia può finalmente festeggiare il suo cavallo di battaglia: la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e inquirenti. Con venti minuti di Consiglio dei Ministri, nella penultima riunione utile prima delle elezioni europee, è stato approvato il ddl costituzionale. “Non sarà un percorso breve,” ammette il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.
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Il percorso è incerto, dato che per cambiare la Costituzione sono necessarie quattro letture parlamentari e probabilmente un referendum. Un percorso che rischia di sovrapporsi con quello sul premierato. Il testo rappresenta un compromesso politico: Forza Italia spingeva per un’approvazione pre-elettorale, con la Lega d’accordo, mentre l’ala giustizialista di Fratelli d’Italia preferiva un rinvio. Un incontro cruciale è avvenuto martedì sera, quando Mantovano e il Ministro della Giustizia Carlo Nordio si sono confrontati con il Presidente della Repubblica.

Dal Quirinale non emergono dettagli, ma l’incontro ha portato alla convocazione di un vertice governativo il mattino successivo. Il risultato è che il sorteggio per i membri dei due CSM dovrà riguardare anche i “laici” e non solo i togati. Scompare la proposta di Nordio di introdurre la discrezionalità dell’azione penale. Nordio è entusiasta: “Un provvedimento epocale, un omaggio a Giovanni Falcone e a Giuliano Vassalli.”

La maggioranza esulta, anche se con toni diversi. Giorgia Meloni, prudente finora su questi temi, celebra con un video: “In molti hanno detto che non avremmo mai avuto il coraggio di presentare questa riforma attesa da trent’anni.” Il nome stesso richiama antichi conflitti con la magistratura, che puntualmente si sono riaccesi. “È il sogno di Silvio Berlusconi,” dichiara Antonio Tajani, mentre Salvini parla di “promessa mantenuta.”

Le opposizioni e le associazioni dei magistrati sono sul piede di guerra. Per l’ANM si tratta di “una riforma punitiva che mira a controllare la magistratura,” e annuncia un comitato direttivo centrale di urgenza per il 15 giugno, preludio a uno sciopero. La replica della Meloni è diretta: “Non capisco perché si debba considerare questa riforma punitiva. Io non vedo la magistratura come un nemico.”

Il PD definisce la riforma “un duro colpo all’autonomia e all’indipendenza della magistratura,” mentre il M5S parla di “demolizione del nostro assetto democratico.” È difficile che si arrivi ai due terzi dei voti in Parlamento per evitare il referendum, come auspicato da Mantovano. I centristi sembrano essere gli unici interlocutori possibili, con Italia Viva che la definisce “uno spot elettorale,” mentre Azione mostra qualche apertura, ma con scetticismo. Enrico Costa scherza: “Visto che hanno scelto di sorteggiare tutti i vertici della giustizia, si potrebbe sorteggiare anche il ministro. E magari andrebbe meglio.”

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