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Airbag killer, milioni di auto richiamate: “Sospendere subito la guida”. I modelli “incriminati”: scoppia il caso

Pubblicato: 01/06/2024 13:00
Takata

L’azienda era fallita nel 2017, ma l’incubo ogni tanto riaffiora. Parliamo degli airbag Takata, tornati al centro di migliaia di ricerche su internet dopo che in questi giorni moltissimi automobilisti italiani si sono visti costretti a non poter usare le proprie auto, le Citroën C3 e Ds3, proprio a causa di questi airbag killer. A maggio 2024, la Citroën ha infatti avviato il richiamo di oltre 600 mila vetture, prodotte tra il 2009 e il 2019, in una ventina di Paesi dell’Europa meridionale (Italia compresa), Medio Oriente e Nord Africa. La campagna riguarda 497.171 Citroën C3 e 108.601 DS3. Ai possessori di queste auto è arrivata questa lettera: “Gentile cliente, le scriviamo per avvisarla di un problema che riguarda la sicurezza della sua C3, dotata di dispositivi di gonfiaggio prodotti dalla società Takata […] Citroën le chiede di sospendere immediatamente la guida del suo veicolo”. Il problema, però, è che non è la prima volta che questi airbag finiscono al centro di uno scandalo. Nel corso degli anni molti grandi marchi sono stati costretti a richiamare decine di milioni di veicoli. Il primo tragico episodio risale al 27 maggio 2009, quando Ashley Parham, un’adolescente dell’Oklahoma, muore quando l’airbag della sua Honda Accord esplode sparandole schegge di metallo nel collo. Il problema, anche oggi, è che i passaggi successivi per la sostituzione dell’airbag o per ottenere un’auto sostitutiva sono – come denunciano i diretti interessati – una via crucis. (Continua a leggere dopo la foto)
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Il problema ha riguardato, e riguarda tutti, da Stellantis a Mercedes passando per Volkswagen e addirittura Ferrari. Ma perché gli airbag Takata sono così pericolosi? Tutto dipende da un gas difettoso, il più economico nitrato d’ammonio al posto del più costoso tetrazolo. Come spiega Mario Gerevini sul Corriere, “quando l’airbag si attiva per un incidente, questo gas, in determinate condizioni climatiche di caldo e umidità, raggiunge una pressione altissima e lo scoppio è tale che pezzi di metallo possono essere proiettati all’interno del veicolo provocando il ferimento o addirittura il decesso degli occupanti”. Finora i morti sono stati qualche decina, ma i feriti molti di più. L’episodio più tragico? Law Suk Leh, incinta di nove mesi, che muore in Malesia colpita da un pezzo di metallo partito dall’airbag che doveva proteggerla. Nel giro di poco tempo, e dopo il richiamo di milioni di veicoli, Takata è sotto accusa in tutto il mondo. A metà 2017 Takata crolla, un crac colossale da 8 miliardi di debiti. Il problema è che un’inchiesta americana ha svelato che questi airbag sono stati monti su alcune auto fino al 2019, ben 2 anni dopo il fallimento dell’azienda. (Continua a leggere dopo la foto)

Takata

Il caso si riapre dunque nel 2023, quando Volkswagen richiama 270mila auto per “guasti – secondo l’autorità tedesca dei trasporti – nel generatore di gas degli airbag frontali”. E ora, come si diceva in apertura, a maggio 2024, riecco l’incubo Takata, con Citroën che intima i proprietari di C3 e DS3 (2009-2019) a “sospendere immediatamente la guida del veicolo”. Visti i precedenti di questi airbag, i morti, i feriti e i danni causati, l’invito è a chiunque possieda una delle auto finite nella lista di sospendere immeditatamente l’utilizzo e informarsi quanto prima su come fare per poterla sostituire, avvalendosi anche dell’aiuto di qualche buon avvocato.

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Ultimo Aggiornamento: 01/06/2024 18:24