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Dove andare se non a Bruxelles? L’ultima speranza per le nuove generazioni

Pubblicato: 04/06/2024 12:34

Il tono della campagna elettorale italiana per le europee ci porterà ad un tonfo dell’affluenza. A parte Salvini, che nel suo stile è chiaro come Lapalisse, a lui l’Europa non piace e lo dice in maniera vannaccesca, tutti gli altri sono stati edulcorati se non provinciali, sostenendo un test casalingo di rapporti di forza in vista di diatribe nazionali. Ma cos’è la nuova mission europea, a parte il soldato Ryan Renzi, non lo dice nessuno. E così il crollo della partecipazione colpirà soprattutto il Sud, il luogo più lontano da Bruxelles, che l’Europa non la vede, se non per i raccoglitori di piccioli e consenso dei fondi europei. Ma costoro sono una minoranza, gli agricoltori, gli operai, i worker a bassa istruzione, non sono minimamente interessati alle transizioni digitali o ecologiche, e la Next Generation UE è utopia in terre dove la dispersione scolastica è disperante.

Credere in Bruxelles è l’ultima spiaggia per il futuro

Eppure come nel famoso film con Jude Law Il nemico è alle porte. È un nemico militare, economico, ideologico. E Bruxelles non ha un esercito, una finanza comune, un’identità ideologica e politica. È un luogo di tecnocrazia e lobbismo da egoismo finanziario. Però il dibattito del lunedì elettorale sarà incentrato sul fatto se Meloni è andata sopra il 26 e la Schlein sopra il 22, se Tavor Tajani superi Benzedrina Salvini, se Conte conti e se Calenda canti. Ma chi sarà il leader di una necessaria nuova Europa e quale programma è oscuro, almeno in Italia. Come se noi fossimo una superpotenza, avessimo poco debito, un Pil al 5%, miniere di materie prime, ed avessimo la deterrenza nucleare. Ma se non andiamo convintamente a costruire una nuova Bruxelles dove andiamo? A Nisida come diceva la canzone?

Messi in mezzo tra un America in declino permanente, una Russia espulsa dall’Europa, una Cina che attende sul fiume della seta, una polveriera climatica africana, dove andiamo se non a Bruxelles? Alla morte demografica, culturale e, come ultima istanza, politica. 

Il gioco si fa duro, si chiama geopolitica, e non Premierato o Autonomia: questo va bene per suonare sul Titanic italico, non per le future generazioni.

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