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Il mietitore di Angeli tra realtà e fiction: la storia del colpevole perfetto necessario al regime

Pubblicato: 10/06/2024 16:09

La domanda non la pone l’autore ma il romanzo che, pagina dopo pagina, porta lo stesso lettore a interrogarsi: Mussolini può tollerare che nel mezzo dell’attesa visita a Roma dell’alleato Adolf Hitler, la capitale ripiombi nel clima da caccia al mostro, violentatore di bambine, vissuto dieci anni prima? E il Duce cosa è pronto a mettere in campo pur di risolvere il caso?

Difficile non essere catturati dal racconto e mettere il segnalibro a Il mietitore di angeli” di Roberto Genovesi (Newton Compton, 2024), romanzo con scarica di adrenalina annessa. Come da segno distintivo dell’autore (direttore di Rai Libri e direttore artistico di Cartoons on the Bay, festival dell’animazione della Rai), il libro si immerge e supera la dimensione storica per avvicinare quella della fiction d’autore. Accendendo la curiosità fino a domandarsi se questa storia, radicata nella Storia, sia accaduta veramente.

La premessa è d’obbligo. Nel 1928, primi anni di regime fascista, il nome di Girolimoni risuona nelle orecchie di tutti gli italiani. È lui l’accusato “perfetto” per il caso di sparizione di bambine, violenze sessuali e omicidi: lui il Mostro di Roma che rapiva le bambine. Mussolini allora, non potendo tollerare che l’opinone pubblica non si sentisse al sicuro con il fascismo al potere, mobilitò persino la polizia segreta del regime (l’Ovra) perché trovasse l’assassino. Senza prove certe e non andando troppo per il sottile fu arrestato Gino Girolimoni, poi risultato del tutto estraneo ai fatti. Ma per la stampa, e non solo per i giornali, era un colpevole perfetto con quel suo cognome così rotondo.

Una sparizione e un giallo poliziesco

Fine della premessa. Così Genovesi ci racconta che – siamo al Capodanno del 1938 – mentre i vertici del fascismo (quello che conta veramente) sono riuniti in una villa sull’Appia Antica, intento a organizzare il prossimo arrivo a Roma di Adolf Hitler in visita ufficiale, nella stessa villa sparisce la giovane figlia del padrone di casa. Si tratta del gerarca Cucchi a cui proprio Mussolini ha affidato la supervisione del cerimoniale per la visita del Führer. Per le indagini arriva sul posto Marcello Toscanini, commissario della Mobile, che riconosce subito la firma del rapitore: un fazzoletto di seta bianca.

E’ la stessa firma che, dieci anni prima, aveva fatto ammattire gli inquirenti nella vicenda delle bambine scomparse. Possibile che lo spettro di Girolimoni sia tornato esattamente quando a Roma, ancora a Roma, tutti sono impegnati per accogliere il capo del nazismo? Per Mussolini, questa volta ancor più che nella precedente strana faccenda, il caso di polizia potrebbe offuscare la sua credibilità internazionale. E quando le piccole vittime si susseguono a ritmo inquietante, Mussolini decide che a occuparsene debba essere l’Ovra, il suo servizio segreto.

Il libro avanza tra pagine fitte di trame e misteri, autentici e presunti, lungo quella traccia inconfondibile del fazzoletto di seta. Non mancano agenti deviati che cercano di attentare alla vita di Hitler, mentre Mussolini vuole approfittare del caso per liberarsi di tutti gli oppositori politici. In tutto questo, il bravo commissario Toscanini, pur se sollevato dall’incarico, è l’unico a cui interessa davvero la sorte dei bambini rapiti. Riuscirà a salvarli?

Dopo la lunga serie dedicata alla saga della Legio occulta dell’impero romano (con cinque romanzi ricchi di azione), e dopo la trilogia che ha ricompreso La legione maledetta, Genovesi dallo scorso anno ha orientato le sue curiosità da appassionato di storia sulla prima metà del Novecento. Che per l’Italia non può che declinarsi nel Ventennio segnato dal fascismo, con l’epilogo tragico della Seconda guerra mondiale. Del 2023 è Il ragazzo che liberò Auschwitz (Newton Compton), la storia di un sedicenne ucraino che nel gennaio 1945 entrò – con una macchina fotografica – con i soldati dell’Armata rossa nel campo di concentramento di Auschwitz, dopo che aveva assistito alla morte dei genitori uccisi dai soldati tedeschi. È la storia di Vadymir, che nell’avanzata russa verso laGermania ha imparato a scattare fotografie, trovando così la forza di resistere al dolore nell’affrontare l’orrore che scopre nel campo di sterminio.

Nell’ultimo lavoro Genovesi continua a muoversi agilmente, e a raccontare con occhio esperto, la sua Roma. Dopo i tanti passaggi compiuti nell’antica Urbe torna a descrivere la Capitale sotto la luce, e con le insegne del Ventennio, popolata da funzionari di partito della prima e della seconda ora, in divisa militare o da civile, da signore alla moda e devote alla bella vita. In questo panorama umano si distingue quel sottobosco di gerarchi e gregari che si affanna a ricercare l’assassino. Il passato che ritorna, immagina l’autore, con tutte le sue incognite e inquietudini, nella “giornata particolare”. Giornata descritta nel film di Ettore Scola del 1977, quel 6 maggio 1938 che vide la visita di Hitler con tutta la Capitale dell’Italia fascista chiamata a festeggiare l’ospite d’onore di Mussolini.

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