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Inventato un antidoto per il morso della vedova nera. Gli esperti: “Un salvavita”

Pubblicato: 14/06/2024 17:06

I ricercatori hanno creato un antidoto contro il veleno della vedova nera europea o mediterranea, conosciuta in Italia anche con il nome di malmignatta (Latrodectus tredecimguttatus). Una delle specie di ragno più temute al mondo , il cui comportamento ha dato vita a un numero molto alto di storie e di leggende, che hanno ammantato questo invertebrato di mistero.

Per ovviare comunque al pericolo che un soggetto morso finisca in ospedale, i chimici europei sono riusciti a produrre un nuovo antidoto al suo veleno, che può provocare forti dolori e causare problemi al sistema nervoso. Come è infatti possibile leggere all’interno della rivista Frontiers in Immunology, che ha pubblicato la notizia inerente il nuovo antidoto, i ricercatori hanno pensato di utilizzare degli anticorpi dedicati per fronteggiare l’alfa latrotossina presente nel veleno della malmignatta.

Dopo un eventuale morso piò presentarsi ipertensione, cefalea grave, dolori fortissimi, convulsioni, sudorazione, nausea e vomito. Nei casi più gravi possono insorgere necrosi dei tessuti, perdita di coscienza, coma e morte. Si ricorda il caso di un cinquantenne di Barletta morso a una gamba mentre faceva giardinaggio e finito in ospedale in condizioni critiche; l’uomo fu salvato grazie all’antidoto giunto in aereo dal Centro nazionale Antiveleni “Maugeri” di Pavia.
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Attualmente la sperimentazione si è limitata a sottoporre gli anticorpi a questo veleno solo in piastre da laboratorio, ma visti i buoni risultati presto i ricercatori potrebbero compiere ulteriori test in tessuti animali, così da completare le procedure (che in media durano anni) che porterebbero alla commercializzazione dell’antidoto.

I ricercatori hanno anche chiarito che delle 45 varietà di anticorpi umani che si sono rivelati utili per combattere il veleno della malmignatta, solo due si sono rivelati efficaci anche per essere utilizzati come antidoto per il morso della vera vedova nera americana. Un fatto che ha sconvolto gli stessi scienziati, ma che fa capire la pericolosità del veleno utilizzato da questa specie.

A mettere a punto l’antidoto un team di ricerca internazionale guidato da scienziati tedeschi dell’Istituto di Biochimica, Biotecnologia e Bioinformatica dell’Università Tecnica di Braunschweig, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Facoltà di Medicina – Istituto Carl-Ludwig di Fisiologia dell’Università di Lipsia, del Centro per la Ricerca Scientifica e l’Istruzione Superiore di Ensenada (CICESE), del PETA Science Consortium International eV e di altri centri. I ricercatori, coordinati dal professor Michael Hust, hanno sviluppato l’antiveleno grazie a una tecnica chiamata antibody phage display.

“Per la prima volta presentiamo anticorpi umani che mostrano la neutralizzazione del veleno del ragno della vedova nera in un test cellulare. Questo è il primo passo per sostituire i sieri di cavallo che vengono ancora utilizzati per trattare i sintomi gravi dopo il morso di un ragno vedova nera”, ha dichiarato il dottor Hust. “Abbiamo deciso di sostituire i sieri di cavallo con anticorpi umani ricombinanti per ottenere un prodotto migliore per i pazienti ed evitare l’uso di cavalli per la produzione di siero”, ha chiosato l’esperto. Il vantaggio, infatti, non è solo per le persone, ma anche per i cavalli, dato che non dovranno più essere sfruttati per ottenere il prezioso ma controverso antidoto.

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