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Svolta nel caso del Mostro di Milano, trovato un Ignoto Uno: “Diamo la caccia a un fantasma”

Pubblicato: 14/06/2024 14:48
Mostro Milano Ignoto Uno

Quello del cosiddetto Mostro di Milano è considerato uno dei più oscuri misteri italiani rimasti irrisolti. Stiamo parlando dell’autore, rimasto senza volto e senza nome, di una serie di delitti nel capoluogo lombardo, avvenuti circa 50 anni fa. Ma adesso è stato isolato un Dna maschile da una delle scene del crimine, quella relativa all’omicidio di Adele Dossena, madre dell’attrice Agostina Belli. E così si può parlare di “Ignoto Uno”.
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Al Mostro di Milano vengono attribuiti otto omicidi: quelli di Olimpia Drusin, Elisa Casarotto, Alba Maria Letizia Trosti, Adele Dossena, Salvina Rota, Tiziana Moscadelli, Valentina Masneri e Simonetta Ferrero. Tutte queste donne, alcune delle quali prostitute, sono state uccise a Milano tra il 1963 e il 1975.

Mostro di Milano, l’opinione dello scrittore Fabrizio Carcano

“Le indagini sono legate in ogni tempo alla tecnologia. Ci sono voluti 5 decenni per avere le strumentazioni per arrivare a isolare questo Dna. – spiega a Il Giornale lo scrittore Fabrizio Carcano, autore del romanzo ‘Il Mostro di Milano’, pubblicato nel 2017 – Questa vicenda, fino a sette anni fa, era completamente dimenticata. Nel mio piccolo ho tirato fuori il mio libro, siete arrivati voi giornalisti e ora il Mostro di Milano è molto conosciuto. All’epoca dell’uscita del libro molti mi chiedevano se la storia fosse inventata. Mi prendo il piccolo merito di aver acceso un faro sulla vicenda: ora tocca gli investigatori. Merito, non va dimenticato, ai parenti delle vittime, che fornendo oggetti hanno potuto dare il via a un’indagine in un certo senso ‘archeologica’. Stiamo dando la caccia a un fantasma: questo è sicuro”.

La verità vera non ci sarà mai. – aggiunge Carcano – C’è un arco temporale incerto sulle vittime. Partiamo dal ’63 e arriviamo al ’75. Ma, attenzione, classifichiamo queste vittime in base alle ferite, ma non escludiamo che ci possano essere altre ragioni: molte vittime erano prostitute per cui si può pensare a un cliente, a un protettore, a una faida tra protettori, oppure anche un maniaco, che abbia colpito una sola volta potrebbe aver ucciso una di queste donne. Se il killer fosse stato un adulto nel ’63 è quasi impossibile, anagraficamente parlando, che questa persona sia viva. Si potranno ricostruire delle supposizioni, come è accaduto in altre vicende. Il tempo complica questo tipo di indagini: è possibile che si arrivi a mettere insieme un nome e un cognome, ma non ci sarà la certezza”, conclude lo scrittore.

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