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Andreas Larsen, il tuffatore azzurro denunciato da un’atleta finisce a giudizio: “È violento e ossessivo”

Pubblicato: 16/06/2024 17:41

Un rapporto ossessivo e violento. Controlli pressanti, mani al collo, gesti aggressivi, parole offensive. Il tutto consumato dentro la squadra italiana tuffi: un atleta, Andreas Larsen, oro agli Europei nel 2022 e in procinto di andare alle Olimpiadi, è stato rinviato a giudizio a marzo. A denunciare le violenze del danese naturalizzato italiano, un’altra atleta della squadra azzurra che oggi ha 19 anni. A dare notizia di una vicenda, su cui la Procura della Federnuoto ha aperto un’inchiesta dopo la segnalazione della procura, Repubblica.

Un rapporto, secondo il racconto della ragazza, da subito tossico ed iniziato quando lei aveva appena 15 anni.
“Andreas mi ha sbattuto la faccia sul volante, diceva che avevo guardato un altro tuffatore. Non era vero, quando l’avevo incrociato avevo abbassato lo sguardo temendo la sua reazione. Mi ero anche scusata. Niente, mi sono riparata con un braccio altrimenti mi avrebbe spaccato il naso“. “Non potevo scrivere un whatsapp di complimenti a un altro atleta che s’infuriava. Mi voleva accompagnare sempre a casa: con l’Audi 4 bloccava la mia auto all’esterno del Centro federale dell’Acqua Acetosa in modo che non potessi andare via da sola” continua così il doloroso racconta della giovane.
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Andreas Sargent Larsen, danese di Copenaghen, madre keniota, naturalizzato italiano. Aveva 21 anni quando era il fidanzato possessivo della giovane. Ora ne ha quattro in più, ha vinto un argento nel concorso a squadre miste agli Europei 2021 e l’oro, nella stessa specialità, agli Europei di Roma 2022. È in procinto di partire per le Olimpiadi di Parigi, ma lo scorso 5 marzo è stato rinviato a giudizio dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma: atti persecutori.

Nella deposizione la tuffatrice ha detto questo: “Non gliene fregava niente di me, mi ha anche tradita, però negli spogliatoi mi spingeva contro il muro. Era una cosa quotidiana, nei tuffi ci alleniamo tutti i giorni”. La tuffatrice vive nella capitale e ora ha compiuto 19 anni: la storia con Larsen, all’epoca 21enne, dura appena quattro mesi ma la persecuzione, dice lei, è proseguita anche dopo con pedinamenti. Andreas Larsen, tesserato con la Polizia che gli ha tolto la pistola in dotazione, si è difeso nell’interrogatorio: “le ho sempre voluto bene, solo incomprensioni”. 

.Il primo giugno la giovane tuffatrice ha scritto una lettera al procuratore generale del Coni, Ugo Taucer, recapitata per conoscenza al presidente della Federnuoto Paolo Barelli. Ha commentato la ragazza: “Sebbene tutti nel mondo dei tuffi siano a conoscenza della mia storia, nessuno ha preso provvedimenti nei confronti di Sargent Larsen. Le sue gravi azioni sono state fin qui sottovalutate o giustificate per proteggerlo quale atleta della Nazionale. Nei miei confronti, invece, disinteresse, come fossi io la colpevole”.

Il procuratore Taucer in due settimane non ha rilasciato dichiarazioni. Il presidente del Coni Malagò ha detto: “Fino a quando non ci sarà una sentenza è sbagliato dare giudizi“. Il prossimo 25 giugno la prima udienza del processo. La Procura della Federnuoto ha chiesto gli atti d’inchiesta alla Procura di Roma.

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Ultimo Aggiornamento: 16/06/2024 17:42