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I ghiacciai in Lombardia sono più ricchi: cambiamento positivo grazie alle nevicate

Pubblicato: 04/07/2024 11:34

La primavera più piovosa del secolo ha avuto un impatto positivo sui ghiacciai della Lombardia, con nevicate abbondanti che hanno aumentato significativamente la riserva idrica del manto nevoso. Secondo il report del Centro nivometeorologico dell’Arpa regionale, la campagna di misurazione dello Snow Water Equivalent (SWE), condotta tra maggio e giugno in collaborazione con Enel Green Power, ha rilevato valori record per gli ultimi dieci anni.

“Tra maggio e giugno, periodo di massimo accumulo nevoso, sono stati registrati valori compresi tra 40 e 20 metri di neve cumulata sui bacini glaciali lombardi, equivalenti a 4201 e 1975 kg/m² di riserva idrica del manto nevoso,” spiega il Centro nivometeorologico. “Se si considerano gli ultimi dieci anni, si può confermare che l’ultima stagione è stata caratterizzata da un innevamento nella media durante l’inverno e nettamente superiore nei mesi primaverili su tutte le montagne lombarde.”

Il confronto con i dati delle campagne SWE dal 2016 mostra come il 2023-2024 abbia superato nettamente la media, rendendo questa stagione una delle migliori dell’ultimo decennio. “Finalmente i nostri ghiacciai stanno ‘mangiando’, dato che la neve costituisce il loro alimento,” chiarisce Antonella Senese, glaciologa e docente presso il Dipartimento di scienze e politiche ambientali dell’Università degli Studi di Milano. “La neve di oggi tra cinque o dieci anni diventerà ghiaccio. Questo non significa che tutti i problemi siano risolti, perché se nelle prossime settimane tornerà prepotente l’anticiclone africano con temperature record, bisognerà nuovamente alzare la guardia, ma per ora possiamo tirare un bel sospiro di sollievo.”

Negli ultimi anni, in questo periodo, le propaggini inferiori dei ghiacciai erano già scoperte. Quest’anno, non solo c’è ancora tanta neve, ma è possibile che ne cada altra, dato che le previsioni meteo non indicano un’imminente ondata di caldo torrido. “La protezione data dalla neve ritarda l’ablazione del ghiacciaio, cioè il momento in cui il ghiaccio rimane scoperto e inizia a fondere, causando una riduzione del ghiacciaio stesso,” continua Senese.

La stima del contenuto idrico della neve su scala regionale è cruciale nel bilancio idrologico. “Rappresenta una riserva idrica che ha capacità di rilascio graduale ed è al tempo stesso un fattore da monitorare nella catena di controllo e di allertamento idrogeologico,” sottolinea il Centro nivometeorologico di Arpa Lombardia. “Il calcolo dello SWE si basa sulla valutazione dell’estensione della copertura nevosa e sulla misurazione dell’altezza e della densità del manto nevoso.”

I campionamenti, che hanno incluso 55 carotaggi e decine di misurazioni, sono stati effettuati a quote comprese tra i 2877 metri sulla Vedretta di Savoretta e i 3645 metri del ghiacciaio di Fellaria Orientale, entrambi in provincia di Sondrio. I valori massimi di innevamento sono stati registrati sul Bernina con 40 metri di neve cumulata, un netto aumento rispetto ai 10 metri del 2016 e ai 17 metri del 2023.

Anche il bacino dell’Oglio ha registrato buoni valori, con innevamenti totali tra 26 e 29 metri sui ghiacciai di Adamello e Pisgana nel Bresciano. In Alta Valtellina, la zona con il minor innevamento, sui ghiacciai di Dosegù e Vioz sono comunque stati misurati 20 metri di neve cumulata.

Il buon innevamento è fondamentale anche per la sua alta albedo, ovvero la capacità di riflettere la radiazione solare. “La neve fresca riflette il 90% della radiazione solare, assorbendone solo il 10%, impedendo così ai ghiacciai di riscaldarsi e attenuando le condizioni di fusione del ghiaccio,” conclude Senese. “Allargando lo sguardo, i Poli sono fondamentali poiché rappresentano i due giganteschi specchi della Terra, evitando che si riscaldi molto più di quanto sta già accadendo. I nostri ghiacciai hanno la stessa funzione, ovviamente su scala ridotta.”

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