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Le immagini ci parlano: la cucina italiana nel cinema, una rappresentazione complessa

Pubblicato: 05/07/2024 17:23

Negli ultimi anni, l’enogastronomia italiana ha trovato un nuovo alleato nelle fiction televisive e nel cinema. Come una buona annata di vino, la rappresentazione delle nostre tradizioni culinarie e vitivinicole sul grande e piccolo schermo è maturata, trasformandosi da semplice sfondo a protagonista delle storie narrate. Ma come possiamo sfruttare al meglio questo potente mezzo per promuovere le nostre eccellenze enogastronomiche oltre i confini nazionali? E quali sono le trappole da evitare per non cadere in una caricatura di noi stessi? Soprattutto, come mai la politica non riesce a cogliere queste opportunità?

Prima di tutto, dobbiamo riconoscere il potere evocativo delle immagini. Un piatto di pasta fatto in casa, una vigna che si estende all’orizzonte, un bicchiere di vino che cattura la luce del tramonto: sono scene che parlano direttamente al cuore, evocando non solo il gusto e l’olfatto, ma anche un senso di appartenenza e tradizione. Queste immagini hanno la capacità di attraversare confini, toccando corde emotive in spettatori di tutto il mondo. Prendiamo ad esempio il successo internazionale di “Un’Ottima Annata” (2006), dove Ridley Scott ha saputo dipingere un affresco idilliaco della vita vinicola francese. Allo stesso modo, perché non puntare su produzioni che esaltino la bellezza e la varietà dei nostri territori, dalla Toscana alla Sicilia, dal Piemonte alla Puglia?

L’enogastronomia non deve essere solo un contorno nelle nostre storie, non solo un pittoresco corollario, ma il cuore pulsante delle trame. Immaginate una serie ambientata in un’osteria di un piccolo borgo, dove ogni episodio si intreccia con la preparazione di un piatto tipico, svelando segreti culinari e storie di vita vissuta. Oppure un film che racconta la passione di una famiglia di viticoltori, con le sfide, i successi e le tradizioni tramandate di generazione in generazione. 

Con narrazioni autentiche, radicate nella realtà e non in una visione stereotipata dell’Italia.

Perché il rischio di cadere nella banalizzazione è sempre dietro l’angolo. Troppe volte abbiamo visto rappresentazioni riduttive e folcloristiche della nostra cultura, dove la cucina italiana è ridotta a una sfilza di cliché: la mamma che fa la pasta, il nonno che beve vino in cantina, il tutto condito da un accento esagerato e battute scontate. Per promuovere seriamente la nostra enogastronomia, dobbiamo puntare sulla qualità delle produzioni, utilizzando registi, sceneggiatori e attori che conoscano e rispettino profondamente le nostre tradizioni. Dobbiamo raccontare la qualità, la bellezza, il lavoro, la nostra eccezionale capacità di produrre il “gusto italiano” attraverso il dinamismo delle immagini.

Una politica che non sostiene il fenomeno narrativo sulla cucina italiana

Ma qui emerge l’errore della politica italiana. Invece di sostenere e incentivare queste modalità narrative, spesso rimane indifferente, incapace di vedere l’enorme potenziale che il cinema e la televisione offrono per la promozione internazionale. Mentre altri paesi finanziano con entusiasmo progetti che esaltano le loro culture e tradizioni, l’Italia spesso non riesce a sfruttare queste opportunità, lasciando che siano solo gli sforzi privati a portare avanti l’onere della rappresentazione autentica e dignitosa delle nostre eccellenze.

L’arte del cinema e della televisione offre anche l’opportunità di educare il pubblico internazionale sui valori della nostra cucina e dei nostri vini. Documentari come “Chef’s Table” di Netflix hanno saputo valorizzare la figura dello chef come artista e artigiano, esaltando non solo i piatti, ma anche la filosofia e la storia dietro ogni creazione. Allo stesso modo, possiamo immaginare serie documentaristiche che esplorino le diverse regioni italiane, raccontando le storie delle persone che, con passione e dedizione, mantengono vive le nostre tradizioni culinarie e vinicole.

Infine, non dimentichiamo il potere del marketing integrato. Collaborazioni tra produttori di vino, chef stellati e case di produzione cinematografica possono creare sinergie vincenti, dove il racconto enogastronomico si estende oltre lo schermo, arrivando direttamente sulle tavole degli spettatori. Pensiamo a eventi esclusivi, degustazioni tematiche e tour enogastronomici ispirati ai film e alle serie di successo.

Per promuovere efficacemente l’enogastronomia italiana attraverso la fiction, le serie e il cinema, dobbiamo puntare su narrazioni autentiche, evitare i cliché, educare il pubblico e sfruttare i collegamenti tra diversi settori. Solo così potremo rendere giustizia alla nostra straordinaria tradizione culinaria e vitivinicola, trasformando ogni immagine in un invito a scoprire, assaporare e amare l’Italia. E forse, una politica più attenta e lungimirante potrebbe finalmente comprendere l’importanza di sostenere e promuovere queste iniziative, per portare il gusto dell’Italia in ogni angolo del mondo.

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