
“Lui è distrutto, soffre profondamente per la morte di Patricia”, afferma Stefano Sabatino, legale di L. D., l’uomo accusato di omicidio colposo dopo che i suoi cani hanno ucciso Patricia Masithela, 27 anni, a Latina. “Erano stati insieme, ma non si vedevano da mesi. Non riesce a spiegarsi perché quella notte Patricia abbia deciso di entrare nella proprietà scavalcando il cancello alle tre di notte, sapendo che c’erano i cani. Attendiamo i risultati dell’autopsia per chiarire alcuni punti, inclusi lo stato in cui si trovava”.
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La tragedia si è consumata nel cortile di una villa in via Piccarello, dove i due mix corso-pitbull adulti e tre cuccioli vivevano. Sebbene la casa fosse disabitata, con utenze staccate, i cani erano lì per sorvegliare la proprietà. “Non capiamo cosa l’abbia spinta a entrare. Forse la presenza dei cuccioli ha provocato una reazione nella femmina, o i cani, vedendo una figura sconosciuta di notte, hanno percepito un pericolo”, spiega l’avvocato.
Le urla di Patricia hanno richiamato i vicini. Un poliziotto, intervenuto sul posto, ha sparato per fermare uno dei cani, uccidendolo. Per Patricia, però, non c’è stato nulla da fare: è morta poco dopo all’ospedale Santa Maria Goretti a causa delle gravi ferite.
Sabatino precisa che L. D. non si è nascosto né sottratto alle autorità: “Era sconvolto, ha saputo dell’accaduto dai social. Mi ha contattato e ci siamo presentati spontaneamente alle forze dell’ordine”.
L’autopsia, prevista nei prossimi giorni, potrebbe fornire dettagli cruciali. “Vogliamo sapere anche quanto tempo sia trascorso tra l’attacco e l’arrivo dei soccorsi”, aggiunge il legale. “Ma una cosa è chiara: Patricia non doveva essere lì. È una tragedia enorme che lascia dolore e domande senza risposta”.