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Arrestato il coordinatore di Forza Italia a Caserta: “Corruzione negli appalti per i rifiuti”

Pubblicato: 09/09/2025 13:21
arrestato coordinatore Forza Italia Caserta

Un vasto blitz dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, eseguito nelle province di Caserta, Napoli, Roma, Avellino e Benevento, ha dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. L’operazione, scattata all’alba, ha portato all’arresto di diversi amministratori e imprenditori, oltre a misure interdittive e divieti di dimora.
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Le accuse contestate sono pesanti: corruzione, istigazione alla corruzione, turbata libertà degli incanti, riciclaggio e autoriciclaggio. Un quadro che, secondo gli inquirenti, dimostra l’esistenza di un vero e proprio sistema di infiltrazione nelle pubbliche amministrazioni, volto a pilotare gare d’appalto e commesse nei settori più delicati, dalla gestione dei rifiuti alle sanificazioni.

Il ruolo dell’imprenditore vicino ai clan

Al centro delle indagini è emersa la figura di un imprenditore già condannato per la sua vicinanza al clan dei casalesi, in particolare al gruppo Schiavone-Bidognetti. Dopo un lungo periodo di detenzione, dal 2022 al 2023 l’uomo avrebbe ripreso a operare nel settore dei rifiuti e delle sanificazioni, costruendo attorno a sé un meccanismo in grado di condizionare amministratori pubblici e imprese private.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’imprenditore avrebbe messo in piedi un cartello di imprese che, a turno, si aggiudicavano gli appalti pubblici. In alcuni casi, le aziende vincitrici procedevano a subappaltare i lavori ad altre ditte compiacenti, rafforzando così il controllo del sistema illecito. Il tutto in cambio di percentuali sugli importi degli appalti, da versare a chi garantiva l’aggiudicazione.

La rete corruttiva tra Comuni e Asl

La rete corruttiva scoperta dalla Dda si estendeva dalle amministrazioni locali fino alle aziende sanitarie. Gli investigatori hanno documentato pratiche volte a pilotare le gare pubbliche, assicurando alle imprese coinvolte commesse sicure e lucrose. Nel settore della raccolta dei rifiuti, i sindaci compiacenti avrebbero favorito le aziende legate al cartello, mentre nelle sanificazioni operava una rotazione programmata tra ditte già d’accordo tra loro.

Il sistema ha garantito, secondo gli inquirenti, una vera e propria rendita criminale per anni, con vantaggi economici distribuiti tra imprenditori e amministratori. I proventi di questo giro d’affari confluivano poi nelle mani del dominus del sistema, che si avvaleva della collaborazione di diversi complici per custodire e movimentare il denaro.

I sequestri e le somme occultate

Durante le indagini, gli investigatori hanno effettuato diverse perquisizioni. In un caso, all’interno dell’abitazione di uno degli imprenditori coinvolti, sono stati trovati e sequestrati circa due milioni di euro in contanti, nascosti con cura per evitare i controlli. Secondo gli inquirenti, quella somma rappresentava solo una parte dei proventi accumulati attraverso gli appalti truccati.

Il denaro, oltre a essere nascosto, veniva anche movimentato attraverso prestanome e complici, così da rifornire costantemente la cassa del sistema illecito. Una gestione occulta che ha rafforzato l’ipotesi investigativa di una struttura criminale organizzata e radicata, capace di condizionare interi settori strategici per le comunità locali.

Gli arrestati e le misure cautelari

Tra i destinatari delle misure cautelari figurano nomi di rilievo della politica locale. In particolare, l’ex consigliere regionale Nicola Ferraro è finito in carcere, seppur senza l’aggravante mafiosa. Arresti domiciliari, invece, per il sindaco di Arienzo, Giuseppe Guida, coordinatore provinciale di Forza Italia.

La richiesta di misura cautelare è stata rigettata per Luigi Bosco, ex consigliere regionale e attuale coordinatore regionale di Azione, mentre è stata respinta anche la richiesta di divieto di dimora a Caserta per Amedeo Blasotti, ex direttore generale dell’Asl di Caserta.

Complessivamente, le misure hanno riguardato 17 persone, tra arresti in carcere, domiciliari, divieti di dimora e interdizioni a contrattare con la pubblica amministrazione. Un segnale della vastità dell’inchiesta e della capillarità delle infiltrazioni accertate.

Un sistema di corruzione diffuso

L’inchiesta della Dda di Napoli e il blitz dei carabinieri di Caserta confermano ancora una volta l’elevato interesse della criminalità organizzata per i settori dei rifiuti e delle sanificazioni, aree che garantiscono guadagni elevati e possibilità di condizionare l’attività pubblica.

Il modello emerso dalle indagini parla di una corruzione sistemica, basata su accordi occulti, favori politici e ritorni economici distribuiti a più livelli. Un meccanismo che, secondo gli inquirenti, ha messo a rischio la trasparenza delle istituzioni e la legalità nella gestione di settori fondamentali per i cittadini.

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