Vai al contenuto

“Si è rifiutato di farlo”. Garlasco, colpo di scena sull’ex pm Venditti. È arrivata la notizia

Pubblicato: 10/10/2025 19:45

L’indagine che sta scuotendo l’ambiente giudiziario e che riaccende i riflettori sul caso di Chiara Poggi, vede al centro l’ex magistrato, ora in pensione, Mario Venditti. La sua posizione è diventata di particolare interesse dopo che il giornalista Gianluigi Nuzzi ha rivelato, durante la trasmissione televisiva ‘Dentro la notizia’ su Canale 5, un dettaglio cruciale per l’avanzamento delle indagini: il rifiuto di Venditti di fornire i codici segreti di accesso al suo cellulare e al suo computer, dispositivi che gli erano stati sequestrati dalla Guardia di Finanza. Questo diniego, pur legittimo, pone un ostacolo non indifferente per la Procura di Brescia, titolare dell’inchiesta.

Per poter accedere al contenuto dei device, l’autorità giudiziaria sarà costretta a presentare una formale istanza all’azienda produttrice dei dispositivi, una procedura che, inevitabilmente, allungherà i tempi necessari per la chiusura delle indagini e l’accertamento della verità. Il caso ha destato grande attenzione mediatica e ulteriori approfondimenti sul contesto e sui suoi sviluppi saranno oggetto di una puntata in prima serata della trasmissione di attualità e cronaca nera “Quarto Grado” su Retequattro.

Le anomalie che non ci sono

Nonostante l’attenzione mediatica e la gravità delle accuse, l’inchiesta sembra orientarsi verso un parziale ridimensionamento. Le accuse di corruzione nei confronti di Venditti, che secondo l’accusa avrebbe favorito l’archiviazione di Andrea Sempio nel 2017, appaiono meno consistenti alla luce di recenti accertamenti bancari. Un’annotazione della Guardia di Finanza di Brescia, che ha operato in sinergia con il Gruppo Pavia e il Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano, ha esaminato le movimentazioni bancarie dell’ex procuratore aggiunto. Gli accertamenti, autorizzati dalla Procura guidata da Francesco Prete, si sono concentrati sulle transazioni effettuate tra il primo gennaio 2016 e il 31 dicembre 2017. L’esito di questa meticolosa analisi è stato chiaro e inequivocabile: «non si rilevano anomalie».

La cerchia degli indagati e non indagati

L’indagine sulla presunta corruzione non ha riguardato il solo ex procuratore Venditti. Le accuse ipotizzavano che l’ex magistrato avesse agito per favorire l’archiviazione di Andrea Sempio (che era stato indagato per omicidio in concorso di Chiara Poggi) in cambio di denaro o utilità. Le verifiche bancarie hanno quindi coinvolto, oltre a Venditti, anche altre figure chiave nell’orbita del caso Sempio. Gli accertamenti, infatti, si sono estesi a due carabinieri della polizia giudiziaria, Silvio Sapone e Giuseppe Spoto, che, pur essendo stati sottoposti a perquisizione a fine settembre, non risultano indagati.

Inoltre, sono state analizzate le posizioni economiche della famiglia Sempio al completo, inclusi zii e nonna. Le risultanze delle indagini investigative non hanno però fornito alcuno spunto investigativo significativo non solo per Venditti, ma anche per i due militari. Le prove di presunta corruzione legate a movimentazioni finanziarie non sono emerse, come riportato anche dall’agenzia di stampa Adnkronos.

Le esclusioni dagli accertamenti

È importante notare che la Procura di Brescia, nell’autorizzare gli accertamenti bancari, ha escluso dalla verifica alcune figure che erano state inizialmente prese in considerazione da una precedente richiesta delle Fiamme Gialle di Pavia. I controlli non hanno riguardato la famiglia Cappa, né il GIP Fabio Lambertucci, ossia il giudice per le indagini preliminari che materialmente aveva disposto l’archiviazione del fascicolo a carico di Andrea Sempio per l’accusa di omicidio in concorso di Chiara Poggi. Questa scelta processuale evidenzia una delimitazione precisa del campo di indagine da parte della Procura di Brescia, focalizzatasi su Venditti, i militari e la famiglia Sempio.

L’ombra dei pagamenti “in nero” agli avvocati

Un elemento di grande rilievo è emerso dalle audizioni dei genitori di Andrea Sempio, sentiti come testimoni il 26 settembre precedente. I coniugi Sempio hanno dichiarato che i flussi di denaro su cui si è concentrata l’attenzione degli inquirenti sarebbero stati utilizzati per pagare in nero gli avvocati difensori. Questa versione dei fatti sembra trovare una parziale conferma in un passaggio di un’altra annotazione prodotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Brescia.

Il documento riferisce che: «Dalla lettura delle intercettazioni ambientali effettuate dai carabinieri (nel 2017, ndr), emerge un chiaro riferimento ai presunti pagamenti della famiglia Sempio nei confronti dei legali di fiducia». Tra questi legali, viene esplicitamente menzionato anche l’attuale difensore della famiglia Sempio, l’avvocato Massimo Lovati. Questa linea interpretativa, che sposta l’asse dei movimenti finanziari da un’ipotesi di corruzione a quella di pagamenti professionali non tracciati, è un fattore che contribuisce significativamente all’attuale “sgonfiamento” del caso di corruzione in atti giudiziari, pur ponendo in luce profili di possibile irregolarità fiscale.

L’accusa di peculato e corruzione

Il giornalista Carmelo Schininà, inviato a Brescia per il programma “Ignoto X,” ha fornito un aggiornamento in diretta riguardo all’ammontare di denaro che si presume sia stato intascato dall’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, e dal pubblico ministero di Milano, Pietro Paolo Mazza, nell’ambito di presunti episodi di corruzione in atti giudiziari.

Questa inchiesta, coordinata dalla Procura di Brescia, è scaturita da un’indagine precedentemente avviata a Pavia. Tale indagine iniziale riguardava la presunta colpevolezza di Andrea Sempio nell’omicidio di Chiara Poggi, un caso tristemente noto come il delitto di Garlasco.

Le autorità inquirenti di Brescia contestano ai due magistrati un presunto peculato per una somma di almeno 750.000 euro. Oltre all’ipotesi di corruzione, l’indagine si concentra sull’acquisto di circa dieci veicoli di lusso e grossa cilindrata. Sebbene queste auto fossero state acquistate formalmente per l’uso della Procura (dove Venditti e Mazza erano entrambi in servizio all’epoca), gli inquirenti sospettano che i mezzi siano stati invece impiegati per scopi personali dai due indagati.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Ultimo Aggiornamento: 10/10/2025 20:53

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure