Vai al contenuto

“È stata lei”. Caso Orlandi, Marco Accetti torna a parlare e fa il nome della complice

Pubblicato: 11/11/2025 13:19

Pochi giorni dopo aver compiuto i suoi 70 anni, Marco Accetti, il fotografo romano reo confesso del sequestro di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, è tornato a far parlare di sé con nuove e clamorose rivelazioni. Intervenendo in una trasmissione televisiva, Accetti ha deciso di rompere il silenzio e rilanciare, puntando il dito contro una sua amica dei primi anni Ottanta, chiamandola in causa come presunta complice. L’uomo, che ha consegnato un memoriale secretato alla Procura e alla Commissione parlamentare d’inchiesta, ha fatto questa rivelazione a sorpresa durante una telefonata in diretta al programma “Scomparsi” di Canale 122, lo scorso lunedì 10 novembre, assistito dal suo avvocato, Giancarlo Germani.

Andando oltre le carte, Accetti ha fatto nome e cognome della donna, la quale, a suo dire, sarebbe una “reo confessa” già identificata dalla polizia. Interrogato sul ruolo che questa persona avrebbe avuto nel sequestro, la risposta di Accetti è stata diretta e inequivocabile: “Chiedilo alla Boggiani, lei può riferire. Si chiama Gabriella Boggiani…”

La chiamata in correità e la testimone Boggiani

Per effetto di questa nuova e pesante chiamata in correità, il numero delle persone individuate come presenti sulla scena dell’azione Orlandi-Gregori, a ben 42 anni di distanza dai fatti, salirebbe a due. A Marco Accetti, la cui partecipazione è data per provata dall’essere stato il telefonista sia con il nome di “Mario” che di “l’Americano” — come certificato da diverse perizie foniche — si aggiungerebbe ora “la Boggiani”. Il coinvolgimento della testimone, oggi sessantenne, come “voce” utilizzata dai rapitori era già stato anticipato dal Corriere in una precedente inchiesta.

Nel 2023, la donna, convocata in Procura dal pm Erminio Amelio nell’ambito delle indagini collegate al giallo di Katy Skerl, ha ammesso di aver effettivamente registrato uno degli audio inviati da Boston nel 1983. Tali registrazioni furono usate per inscenare la richiesta di scambio tra le due ragazze scomparse, Emanuela e Mirella, con Ali Agca, l’attentatore di Giovanni Paolo II del maggio 1981. La testimone ha però specificato di non essere stata assolutamente consapevole del reale scopo della registrazione, dichiarando di aver pensato a uno scherzo e di non sapere che il messaggio che le fu fatto recitare era collegato alla vicenda Orlandi.

L’analisi delle rivendicazioni da Boston

Le rivendicazioni spedite da Boston, tutte inviate dalla capitale del Massachusetts nell’autunno-inverno del 1983, sono ritenute autentiche dagli inquirenti. Si trattò di quattro messaggi complessivi. Una perizia grafologica specifica dimostrò che la mano che aveva scritto i testi era la stessa, presumibilmente femminile, che aveva vergato i comunicati precedenti dell’estate del 1983, il cui ritrovamento era stato annunciato dalle telefonate dell'”Americano”. Accetti, infatti, si avvaleva per lo più di amiche molto giovani. A questo punto, il cerchio investigativo sembra chiudersi: allegata a una di queste lettere provenienti dagli Stati Uniti, c’era proprio la cassetta audio contenente la voce di Gabriella Boggiani.

La smentita del presunto protagonismo e la memoria per la giustizia

La recente intervista a Canale 122 – Cusano Tv rappresenta la prima apparizione di Accetti in televisione dopo le sue lontane comparse del 2013 a Chi l’ha visto?, la cui conduttrice, Federica Sciarelli, è stata ora convocata dalla Commissione bicamerale per il 13 novembre. Il superteste e reo confesso ha voluto fare una premessa importante per smentire le critiche: “Faccio presente che in questi ultimi tre anni spesso ho ricevuto inviti da parte della stampa, dei media, per esempio della Rai e di Mediaset, ma ho sempre rifiutato. Per cui questa fola del presunto protagonismo non ha modo d’essere…”. Accetti ha inoltre rimarcato di non aver chiesto di essere audito dalla Commissione, ma di aver semplicemente messo a disposizione una memoria a fini di giustizia. In questa memoria, si evidenzia il fatto che da ben due anni la Squadra mobile di Roma ha identificato una donna, all’epoca una ragazza, che è reo confessa. Il messaggio di Accetti ai commissari della Bicamerale è chiaro: la sua posizione è ormai definita, e ora gli inquirenti hanno gli elementi chiave per poter andare avanti nelle indagini.

Il confronto vocale e la duplice identità del telefonista

Marco Accetti ha fornito ulteriori dettagli sul suo ruolo, facendo riferimento a un recente accostamento vocale che lo riguarda. “Inoltre – ha puntualizzato Accetti – ultimamente è stato fatto un accostamento in un vocale della mia voce del 1980 con quella del famoso telefonista denominato ‘Mario’, che recita avere una grande compatibilità…”. Il reo confesso si sta riferendo a un confronto tecnico tra la sua voce, registrata in occasione di un quiz di Nanni Loy nell’aprile del 1980 e conservata nelle teche Rai, e la voce della telefonata del 28 giugno 1983 del sedicente “Mario”, fatta a casa Orlandi. All’ascolto, le due voci risulterebbero sovrapponibili. In questo modo, Accetti ribadisce di essere stato sia “Mario” che “l’Americano”. “Cosa aggiungere? – ha chiosato – Io mi escludo. Esiste una testimone ed esiste questo vocale, che dovrebbe permettere a chiunque di formulare un giudizio”.

La catena di riscontri e l’inconsapevole complice

Nell’ultima parte dell’intervista, Accetti ha voluto mettere in fila in maniera logica gli indizi che dimostrerebbero il suo coinvolgimento, per evitare di essere ritenuto un “mitomane”. L’uomo, che a suo tempo consegnò in Procura un flauto riconosciuto dalla famiglia Orlandi come quello di Emanuela, ha ricostruito la sequenza degli eventi: il nastro registrato a Roma e inviato a Boston, da lì viene rispedito in Italia, insieme a lettere la cui grafia è riconducibile a tutti i comunicati cartacei disseminati a Roma nell’83. Questo dimostrerebbe una stessa regia. Dai comunicati scritti si arriva al possesso della cassetta con la voce di Emanuela Orlandi (quella in cui ripete sette volte il nome della sua scuola), che una perizia del Sismi, riconosciuta in tutte le inchieste, ha identificato come la voce della ragazza. In più, il telefonista noto come l’Americano, in una chiamata all’avvocato Egidio, chiese a quest’ultimo di recuperare la cassetta giunta da Boston contenente la voce della Boggiani. La sintesi sul ruolo della testimone è lampante: “Per cui la Boggiani conferma come dietro le cassette sonore senza dubbio ci fosse la mia persona e al tempo stesso si conferma come io fossi colui che chiamava l’avvocato Egidio…

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure