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“Com’è morta davvero”. Liliana Resinovich, parla l’esperta del pool investigativo: clamoroso!

Pubblicato: 19/11/2025 07:57

L’8 settembre sono iniziati al Policlinico di Ancona i nuovi accertamenti sui reperti legati al caso di Liliana Resinovich, un passaggio considerato decisivo dopo oltre tre anni di indagini, archiviazioni e ripartenze. I periti incaricati dalla gip Flavia Mangiante stanno cercando tracce di DNA e impronte sugli oggetti ritrovati il 5 gennaio 2022 nel boschetto dell’ex Opp, accanto e addosso al corpo della donna.

Gli esperti analizzeranno abiti, sacchi, il cordino, la borsa, gli occhiali e le scarpe di Liliana Resinovich, alcuni dei quali esaminati già due volte in passato. L’obiettivo è stabilire con maggiore certezza cosa accadde realmente, considerando che oggi l’inchiesta procede come omicidio con un unico indagato: il marito della vittima, Sebastiano Visintin.

Tra i reperti in esame figurano anche gli oggetti sequestrati di recente nell’abitazione di Visintin, tra cui lame, macchinari per affilare coltelli e le polveri prodotte durante l’attività da arrotino. Le verifiche saranno condotte dai professionisti Paolo Fattorini, Chiara Turchi ed Eva Sacchi, incaricati di ricostruire un quadro il più possibile completo.

Un ruolo importante in questa fase ce l’ha anche la genetista Marina Baldi, parte del pool difensivo della famiglia Resinovich ed esperta di analisi del DNA in ambito penale. Intervistata nel suo studio di Roma, Baldi ha spiegato perché non la convince la tesi del suicidio, ipotesi avanzata nella prima perizia.

Secondo Baldi, la scena del ritrovamento «non depone per il suicidio», soprattutto per la disposizione dei sacchetti che avvolgevano il corpo. La genetista ritiene difficile credere che Liliana possa esserseli messi da sola in quel modo, ponendo interrogativi concreti sulla dinamica ipotizzata inizialmente.

A destare ulteriori dubbi sono proprio i sacchi della spazzatura, risultati «puliti», senza impronte né tracce di DNA. Un’assenza che, secondo Baldi, non si concilia né con l’azione di un presunto aggressore né con l’autoposizionamento da parte della vittima, che avrebbe dovuto lasciare almeno segni biologici.

Un altro elemento cruciale riguarda la conservazione del corpo. La perizia della professoressa Cattaneo sostiene che Liliana sia sempre rimasta nel boschetto dal giorno della scomparsa, ma non tutti condividono questa conclusione. Baldi considera «peregrina» l’ipotesi di un congelamento, mentre un gruppo di ricercatori americani condurrà test su quattro cadaveri per determinare meglio la possibile data del decesso.

Intanto in Cassazione si discute il ricorso presentato dagli avvocati di Visintin contro l’ordinanza che aveva escluso dall’incidente probatorio la perizia medico-legale. Una terza perizia, che la difesa del marito continua a chiedere, potrebbe rivelarsi determinante per sciogliere gli ultimi nodi.

La genetista Baldi, pur dichiarandosi convinta dalla perizia della professoressa Cattaneo, non esclude l’utilità di un ulteriore approfondimento: «Dal momento che per molti restano questioni irrisolte, forse un altro parere sarebbe necessario». Una posizione che conferma quanto il caso Resinovich resti complesso e ancora lontano da una verità definitiva.

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