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Garlasco, per 48 ore Sempio e la Procura si parlarono senza tregua: cosa accadde nel 2017

Pubblicato: 30/11/2025 08:54

Non accade quasi mai per caso. A volte sono i dettagli a rivelare ciò che la memoria non vuole — o non può — più raccontare. Nel giro di 48 ore, un intreccio di chiamate silenziose, numeri che suonano a vuoto e conversazioni lampo dà forma a un quadro inquietante: una trama che si infila tra cordoni istituzionali, studi legali e telefoni privati. Come se qualcosa dovesse essere sistemato in fretta, senza lasciare troppe tracce.

In quei due giorni d’inverno, mentre tutto sembra scorrere come sempre, c’è qualcuno che parla, qualcuno che non risponde e qualcuno che — ancora oggi — dice di non ricordare. Eppure i registri non dimenticano. E mostrano un movimento continuo, quasi nervoso, attorno a un nome che da anni aleggia come un’ombra sul delitto di Garlasco.


Sono ore che si addensano e si sfilacciano allo stesso tempo. Quarantotto, per l’esattezza. Un arco breve, ma sufficiente a costruire una trama di contatti che oggi, a distanza di anni, la Procura di Brescia definisce «anomali». In quella finestra di gennaio 2017 i telefoni di Andrea Sempio, degli avvocati e della polizia giudiziaria si intrecciano in una girandola che appare più simile a una trattativa che a un’attività d’indagine. Nessuno ricorda, nessuno spiega.

Il sospetto degli inquirenti è chiaro: quelle telefonate sono la scia di un accordo corruttivo che avrebbe garantito a Sempio una rapida archiviazione. Per questo oggi risultano indagati l’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, e il padre di Sempio, Giuseppe. Sullo sfondo, un flusso di denaro in contanti, venti o trentamila euro secondo l’accusa, mascherato da prestiti e prelievi.

Il dettaglio che riemerge è chirurgico: quattro chiamate dal fisso della Procura di Pavia verso il cellulare di Sempio, tutte senza risposta, inframmezzate dai tentativi del carabiniere Silvio Sapone dal suo telefono privato. Nessuna ragione ufficiale, nessun atto da notificare. Eppure il 22 gennaio, alle 17.30, Sempio parla con Sapone per oltre cinque minuti. Prima e dopo, un rimbalzo quasi compulsivo con i suoi legali: conversazioni brevi, ripetute, come se ci fosse qualcosa da definire.

Quando interrogati, gli attori di quel frangente recitano all’unisono la stessa battuta: «Non ricordo». È un’amnesia corale che pesa più delle telefonate stesse. Perché in quella trama di squilli mancati e parole scambiate c’è forse il punto cieco di un’indagine che, otto anni dopo, torna a chiedere conto delle sue omissioni. La memoria vacilla, i tabulati no. Ed è da lì che oggi la Procura ricomincia a cercare.

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Ultimo Aggiornamento: 30/11/2025 09:07

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