
Nel giorno in cui Repubblica incrocia le braccia e annuncia che domani non sarà in edicola, la crisi del gruppo Gedi entra ufficialmente nell’agenda del governo. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Alberto Barachini, ha convocato per oggi i vertici dell’azienda e i comitati di redazione di Repubblica e Stampa, per affrontare la questione della possibile vendita del gruppo editoriale.
La convocazione arriva dopo le pressioni delle opposizioni, che hanno chiesto all’esecutivo di riferire in Parlamento, ma anche dopo le crescenti richieste di chiarimento giunte da esponenti della maggioranza, preoccupati per il futuro occupazionale e per il destino di due pilastri dell’informazione italiana.
La trattativa con il gruppo greco Antenna
Domenica scorsa un portavoce di Gedi, controllata dalla holding Exor di John Elkann, ha confermato che è in corso una trattativa in esclusiva con il gruppo greco Antenna, guidato da Theodore Kyriakou. Una dichiarazione che ha inteso smentire le voci di un negoziato parallelo con Lmdv, la holding di Leonardo Maria Del Vecchio, circolate nelle ultime settimane.
Proprio questa comunicazione ha però innescato la reazione dei sindacati e delle redazioni, che denunciano una mancanza di trasparenza: fino a pochi giorni fa, infatti, l’azienda aveva sempre escluso l’esistenza di trattative concrete. Da qui la richiesta di garanzie occupazionali e di conoscere nel dettaglio il piano industriale del potenziale acquirente.
La politica: preoccupazione trasversale
Dalla politica arriva una mobilitazione ampia e trasversale. La segretaria del Pd, Elly Schlein, parla di informazioni «allarmanti» e avverte del rischio di «indebolimento o addirittura di smantellamento di un presidio fondamentale della democrazia». Il capogruppo dem al Senato, Francesco Boccia, sollecita un’iniziativa immediata di Palazzo Chigi e richiama l’uso del Golden Power, «utilizzato da questo governo per molto meno».
Il Movimento 5 Stelle, in commissione Cultura, chiede «garanzie concrete e immediate», mentre per Riccardo Magi (+Europa) «la libertà d’informazione è a rischio». Nicola Fratoianni (Avs) invoca «chiarezza», sostenendo che «la liquidazione di un gruppo editoriale del genere non può passare sotto silenzio».
Anche Carlo Calenda (Azione) annuncia un’interrogazione alla ministra del Lavoro Marina Calderone, con particolare attenzione «alla tutela dei livelli occupazionali e delle redazioni locali».
Dalla maggioranza segnali di attenzione
Dalla maggioranza arrivano messaggi di solidarietà e attenzione. Il presidente del Senato Ignazio La Russa si è detto disponibile a fare da intermediario affinché i giornalisti ottengano «le risposte che attendono». Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha definito Repubblica e Stampa «un patrimonio storico dell’informazione e della cultura del nostro Paese».
Il sottosegretario Alessandro Morelli (Lega) parla di un «segnale del definitivo trasloco degli Elkann dall’Italia», mentre il presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone (FdI), annuncia audizioni di azienda e sindacati per verificare il rispetto del pluralismo dell’informazione.
Dal territorio ai sindacati
La solidarietà si estende anche ai territori: il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro chiede una trattativa «trasparente», ricordando che «sono in gioco autonomia delle redazioni, libertà di stampa e pluralismo».
Il leader della Cgil, Maurizio Landini, darà spazio ai giornalisti e ai grafici del gruppo Gedi durante lo sciopero generale di oggi, sottolineando che «questa è una battaglia di tutti i lavoratori». Anche il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e la Fnsi hanno espresso pieno sostegno, assicurando vigilanza sui piani degli acquirenti e sul futuro di testate considerate centrali per la democrazia italiana.
Nel giorno dello sciopero, dunque, la vertenza Gedi diventa un caso politico nazionale: non solo una trattativa industriale, ma una questione che intreccia lavoro, pluralismo e libertà di informazione.
Secondo le indiscrezioni, l’acquisizione del gruppo editoriale italiano avverrebbe attraverso una società olandese, Antenna Group Bv, veicolo che consentirebbe al gruppo greco di rilevare un pacchetto strategico di asset: oltre ai quotidiani La Repubblica e La Stampa, rientrerebbero nell’operazione anche HuffPost.it e le emittenti radiofoniche Radio Deejay e Radio Capital.
Il fondo Qatar–Grecia da un miliardo di dollari
A rafforzare la capacità finanziaria di Antenna Group è il fondo creato nel giugno 2024 dal Qatar Investment Authority (Qia) e da K Group, una piattaforma di investimento fondata dallo stesso Kyriakou. Il veicolo dispone di un miliardo di dollari destinati a operazioni in diversi settori, sia in Grecia sia all’estero, e rappresenta una delle leve principali per l’espansione internazionale del gruppo.
Il ruolo di Mohammed bin Salman
Nel mosaico societario compare anche il nome del principe saudita Mohammed Bin Salman Al Saud. Tre anni fa, attraverso investimenti riconducibili al suo entourage, ha messo sul tavolo 225 milioni di euro per acquisire circa il 30% di Antenna Group, diventandone di fatto un partner strategico. Una presenza che aggiunge un ulteriore livello geopolitico all’operazione e alimenta le preoccupazioni sul futuro assetto editoriale delle testate italiane coinvolte.
L’ombra della politica italiana
Secondo quanto riportato dal quotidiano La Verità, nella trattativa avrebbe un ruolo di mediazione anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva. Un coinvolgimento che, se confermato, renderebbe la vendita di Gedi non solo un’operazione industriale, ma anche un dossier politico di primo piano.
Sempre secondo le stesse indiscrezioni, Renzi avrebbe già indicato un possibile nome per la direzione di Repubblica: Emiliano Fittipaldi, attuale direttore del quotidiano Domani. Un’ipotesi che, al momento, non trova conferme ufficiali ma che contribuisce ad accendere il dibattito dentro e fuori le redazioni.


