
La strage di Bondi Beach, avvenuta a Sydney, si è rivelata fin da subito un massacro senza confini di età, storie e provenienze. Le vittime accertate sono almeno 15, con un bilancio che va dai 10 agli 87 anni, e un dolore che attraversa intere comunità. Tra loro anche una bambina di dieci anni, identificata con il nome di Matilda, deceduta in ospedale dopo essere stata colpita durante l’attacco armato condotto dal 24enne Naveed Akram e dal padre Sajid, cinquantenne. Un’azione definita dagli inquirenti come terroristica, che ha lasciato dietro di sé decine di feriti e famiglie distrutte.
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Le vite spezzate durante Hanukkah
Tra le vittime figura Eli Schlanger, 41 anni, rabbino ultraortodosso del movimento Chabad. Nato a Londra e trasferitosi da tempo in Australia, era conosciuto come una figura di riferimento per la comunità ebraica locale. Padre di cinque figli, l’ultimo nato appena due mesi fa, Schlanger aveva invitato amici e fedeli a partecipare all’evento “Hanukkah by the Sea” con un messaggio pubblicato sui social. Un invito alla festa che si è trasformato in un tragico simbolo di vulnerabilità.
La sua storia familiare è segnata da una lunga scia di persecuzioni: diversi suoi antenati erano morti durante l’Olocausto, mentre un prozio, Lesley Olsberg, aveva servito per decenni come rabbino a Manchester, nella stessa sinagoga colpita da un attentato nel giorno dello Yom Kippur dello scorso 2 ottobre.

Sopravvissuti all’Olocausto tra le vittime
Nella folle sparatoria ha perso la vita anche Alex Kleytman, sopravvissuto all’Olocausto e originario dell’Ucraina. Si trovava a Bondi Beach per celebrare Hanukkah quando sono esplosi i colpi. La moglie Larissa, scampata all’attacco, ha raccontato quei momenti drammatici: la confusione improvvisa, le persone a terra, la decisione del marito di avvicinarsi a lei, prima di essere colpito mortalmente. Una testimonianza che restituisce la brutalità di una violenza consumata in pochi istanti.

Il lutto internazionale e i feriti
Il dolore per la strage di Sydney ha superato i confini australiani. Tra le vittime c’è anche il cittadino francese Dan Elkayam, 27 anni, ingegnere trasferitosi in Australia due anni fa. La notizia è stata confermata dalle autorità francesi, che hanno espresso cordoglio e condanna per l’attacco, ribadendo l’impegno contro l’antisemitismo.
Sono diventate virali anche le immagini di Arsen Ostrovsky, avvocato internazionale per i diritti umani, ferito alla testa da un proiettile mentre si trovava sulla spiaggia con la famiglia. Trasferitosi da poco a Sydney, Ostrovsky ha raccontato il caos improvviso e il sangue perso, rievocando esperienze traumatiche vissute in passato. Le sue parole hanno sottolineato il legame emotivo tra questo attentato e altre tragedie recenti.
Tentativi di eroismo e nuove vittime
Nel racconto dei testimoni emerge anche la figura di Vladimir, un uomo che avrebbe tentato di difendere la propria comunità durante l’attacco. Secondo quanto riferito da Reuven Morrison, assistente presso una sinagoga locale, Vladimir ha provato a intervenire, ma è stato ucciso senza esitazione dai terroristi. Un gesto di coraggio che si aggiunge alla lunga lista di vite sacrificate in una giornata che ha segnato per sempre Bondi Beach.
La strage di Bondi Beach resta così una ferita aperta: un attentato che ha colpito civili inermi, durante una celebrazione religiosa, trasformando un luogo di festa in uno scenario di morte e paura.


