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Trump affonda nei sondaggi e il Senato lo sfida: il no alla guerra diventa un caso politico

Pubblicato: 24/06/2026 07:14

Donald Trump continua a difendere la sua linea sull’Iran, ma negli Stati Uniti cresce l’opposizione sia tra gli elettori sia all’interno delle istituzioni. Nelle ultime ore il Senato ha approvato una risoluzione che punta a limitare i poteri del presidente su eventuali nuove operazioni militari contro Teheran. Il provvedimento ha soprattutto un valore politico, ma rappresenta comunque un segnale significativo perché è passato anche grazie al sostegno di alcuni senatori repubblicani, mostrando le prime crepe nel fronte che sostiene la Casa Bianca.

Il presidente, dal canto suo, non arretra. Durante un comizio in Pennsylvania ha rivendicato la scelta dei bombardamenti contro l’Iran, sostenendo che l’operazione fosse necessaria e che i risultati diplomatici stiano dando ragione alla sua strategia. Trump ha parlato di progressi nei rapporti con Teheran e ha insistito sul fatto che gli Stati Uniti mantengano il pieno controllo della situazione. Non è mancata nemmeno una provocazione politica, con il tycoon che ha scherzato sulla possibilità di candidarsi per un terzo mandato, ipotesi vietata dalla Costituzione americana ma accolta con entusiasmo dai suoi sostenitori.

I numeri che preoccupano la Casa Bianca

Se sul palco Trump continua a mostrarsi sicuro, i dati provenienti dai sondaggi raccontano una realtà più complessa. Secondo una rilevazione dell’American Research Group, il tasso di approvazione del presidente sarebbe sceso al 30%, mentre il 66% degli americani esprime un giudizio negativo sul suo operato. Un dato che confermerebbe una tendenza in atto ormai da diversi mesi.

Ancora più difficile appare la situazione sul fronte economico. Solo poco più di un quarto degli intervistati approva la gestione dell’economia da parte dell’amministrazione repubblicana. L’aumento delle tensioni internazionali e le conseguenze della crisi mediorientale continuano infatti ad alimentare preoccupazioni sull’inflazione e sui prezzi dell’energia, temi che tradizionalmente incidono in modo diretto sul consenso presidenziale.

L’ombra delle elezioni di metà mandato

A Washington cresce anche l’attenzione per le elezioni di metà mandato previste nei prossimi mesi. I democratici stanno registrando una partecipazione molto elevata alle primarie in diversi Stati, compresi alcuni territori tradizionalmente favorevoli ai repubblicani. Un segnale che viene osservato con attenzione dagli strateghi dei due partiti perché potrebbe anticipare un clima elettorale sfavorevole alla maggioranza.

Nel frattempo si indebolisce anche l’immagine internazionale degli Stati Uniti. Un’indagine del Pew Research Center condotta in decine di Paesi mostra una fiducia sempre più ridotta nella leadership americana. In Italia la quota di cittadini che dichiara di non avere fiducia in Trump supera l’80%, mentre in molti Paesi cresce la convinzione che Washington sia meno affidabile rispetto al passato come partner internazionale.

Per il presidente americano si tratta di una fase particolarmente delicata. Mentre continua a rivendicare il successo della sua strategia sull’Iran, aumentano le contestazioni politiche interne e diminuisce il consenso nell’opinione pubblica. Un quadro che rischia di trasformare la crisi mediorientale in un problema sempre più pesante anche sul fronte interno americano.

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