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“Caccia all’uomo”. Allerta in Italia, detenuto evaso dal carcere: “Passato criminale pericoloso”

Pubblicato: 15/12/2025 11:46

La quiete della sera si era appena posata sulla città quando, all’interno delle mura di un penitenziario logoro e sovraffollato, un piano covato nell’ombra giunse a compimento. Non era l’idea di un momento, ma una sequenza calcolata che aveva sfruttato il sonno del sistema. Il detenuto si era mimetizzato, attendendo con una pazienza quasi innaturale che l’ultimo sguardo distratto dell’unica guardia si allontanasse. Il rumore dei lavori di ristrutturazione in corso, anziché essere un ostacolo, si era rivelato un complice involontario, offrendo la copertura perfetta.

Con un balzo rapido e silenzioso, l’uomo ha superato il muro, non trovando terra bensì i ponteggi metallici di un cantiere. Questi, come una scala di fortuna offerta dal destino, lo hanno condotto direttamente alla libertà, depositandolo nell’anonimato della strada. Pochi istanti dopo, la figura si è dissolta tra le ombre, lasciando dietro di sé solo il vuoto in una cella e il fragore di un allarme che sarebbe suonato troppo tardi. Questo gesto audace ha innescato una vasta operazione di ricerca, mettendo in allerta le autorità su tutto il territorio e riaccendendo un dibattito mai sopito sulle vulnerabilità del sistema di detenzione.

La fuga da Trieste: l’evasione dai ponteggi

L’episodio specifico che ha messo in subbuglio le forze dell’ordine e la cittadinanza si è consumato nel tardo pomeriggio di domenica 14 dicembre presso il carcere “Ernesto Mari” di Trieste. L’autore dell’evasione è Khan Nasir, un cittadino pachistano di 31 anni, noto alle autorità per una serie di gravi precedenti e in attesa del primo giudizio per reati legati allo spaccio di stupefacenti. La sua fuga è avvenuta in un momento apparentemente di ordinaria amministrazione, l’ora d’aria nel cortile del penitenziario triestino. La dinamica, studiata nei dettagli, ha sfruttato una congiuntura di fattori critici: la presenza di un cantiere per la ristrutturazione e la scarsa sorveglianza. Il detenuto si è abilmente nascosto sotto un telo, attendendo che gli altri reclusi rientrassero e, soprattutto, che l’unico agente di Polizia penitenziaria in servizio in quell’area si allontanasse. Sfruttata l’assenza, l’uomo ha scavalcato un muro, atterrando direttamente sull’area del cantiere. È stato grazie ai ponteggi provvisori e ai passaggi creati dai lavori di ristrutturazione che Khan Nasir è riuscito a superare le barriere esterne, uscendo direttamente in strada e dileguandosi prima che l’allarme potesse essere lanciato in tempo utile.

Caccia all’uomo in Friuli Venezia Giulia

Immediatamente dopo l’allarme, scattato nella prima serata, è stata avviata una imponente e capillare caccia all’uomo che ha coinvolto decine di agenti delle forze dell’ordine in tutta Trieste e nell’intero Friuli Venezia Giulia. La natura dei precedenti penali del fuggitivo, che lo rendono potenzialmente pericoloso, ha elevato il livello di allerta. Si nutre il forte sospetto che Khan Nasir possa aver avuto complici esterni che hanno agevolato la sua fuga e stiano ora coprendo la sua latitanza. Le ricerche si sono concentrate in modo particolare nei luoghi di maggiore transito e ritrovo, considerati potenziali punti di fuga o nascondiglio per i migranti. Sono stati intensificati i controlli al Porto Vecchio e in modo massiccio presso la stazione ferroviaria di Trieste. Nonostante gli sforzi e il pattugliamento incessante che ha scandagliato sia il centro che le periferie per tutta la notte successiva all’evasione, le ricerche iniziali hanno dato esito negativo, rendendo la situazione ancora più tesa e complessa per le autorità impegnate nella sua cattura.

Il grido d’allarme del Siulp: numeri insostenibili

L’evasione ha drammaticamente confermato le preoccupazioni e le denunce espresse da tempo dal sindacato di polizia penitenziaria Siulp, che ha fornito dati estremamente critici sulla situazione del carcere “Ernesto Mari”. Il penitenziario di Trieste si trova in una situazione di sovraffollamento allarmante: la struttura ospita 243 reclusi, superando di quasi il 200% la capienza regolamentare, che è di soli 123 posti. A questa pressione sui detenuti si aggiunge una cronica carenza di organico della Polizia penitenziaria. Il sindacato denuncia che, a fronte di un fabbisogno di almeno 182 agenti, l’attuale forza lavoro ammonta a soli 126 poliziotti, configurando una mancanza pari al 31% del personale necessario. Questa combinazione di “doppio dei detenuti con un terzo del personale in meno” crea una situazione di estrema fragilità nella sicurezza e nella gestione quotidiana del carcere. Il Siulp ha sottolineato come l’unico elemento che permette al sistema di “reggere” sia il “sacrificio” e la “professionalità” degli operatori, i quali sono ormai “stremanati nelle forze e mortificati nel morale” da quello che definiscono uno Stato “patrigno e ‘caporale'”. L’evasione, facilitata dalla carenza di vigilanza, è vista come la diretta e prevedibile conseguenza di queste strutturali criticità.

Le indagini e le responsabilità

Le indagini sulla dinamica esatta della fuga sono ancora in corso, ma il punto focale rimane l’utilizzo ingegnoso del cantiere di ristrutturazione. Se da un lato i lavori sono indispensabili per l’adeguamento della struttura, dall’altro la loro gestione e la messa in sicurezza dei ponteggi e dei passaggi provvisori si sono rivelate un fallimento in termini di sicurezza perimetrale. L’evasione pone seri interrogativi sulle procedure di sorveglianza adottate in presenza di cantieri interni, che per loro natura creano nuove vie d’accesso o di fuga. Le autorità stanno verificando se ci siano state negligenze specifiche da parte del personale, ma la denuncia del sindacato sposta l’attenzione sulle responsabilità politiche e amministrative legate alla cronica sotto-dotazione di personale. L’evento di Trieste, che si aggiunge ad altri episodi di tensione come l’aggressione a un agente nel carcere di Sassari, rende urgente una riflessione e un intervento correttivo da parte del Ministero della Giustizia per ripristinare condizioni di sicurezza e dignità lavorativa per gli agenti e di legalità per i detenuti. La priorità resta la cattura di Khan Nasir, un elemento ritenuto di potenziale pericolosità per la collettività.

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