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Trump, la doccia fredda dopo il cambio di strategia su Putin ed Europa

Pubblicato: 16/12/2025 17:03
trump

La nuova Strategia per la Sicurezza Nazionale presentata dall’amministrazione Trump ha provocato forti reazioni sulle due sponde dell’Atlantico. Il ridimensionamento della minaccia russa e le critiche rivolte a Europa e NATO hanno spinto la cancelliera tedesca a definire alcuni passaggi del documento “inaccettabili”, rilanciando l’esigenza di una maggiore autonomia europea in materia di sicurezza. In parallelo, da Mosca è arrivato un segnale tutt’altro che rassicurante: il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha giudicato la strategia “ampiamente coerente” con la visione russa. Un giudizio che rafforza l’impressione di una frattura profonda tra l’impostazione dell’amministrazione americana e la percezione della minaccia condivisa da gran parte dell’Occidente.

Trump, la Russia assente dagli avversari strategici

Pur riconoscendo che l’Europa resta strategicamente vitale per gli Stati Uniti e che il commercio transatlantico è uno dei pilastri dell’economia globale, la nuova strategia evita di definire esplicitamente la Russia come avversario. Una scelta che segna una netta discontinuità rispetto al documento del 2017, che descriveva Mosca come una potenza intenzionata a plasmare un ordine mondiale ostile agli interessi e ai valori americani.
Nel nuovo testo, le principali difficoltà europee vengono ricondotte a fattori culturali e a una presunta crisi di fiducia del continente, mentre i rapporti conflittuali con la Russia vengono attribuiti soprattutto all’espansione della NATO. Una lettura che ricalca argomentazioni spesso avanzate dal Cremlino e che contrasta con le valutazioni ufficiali dell’intelligence statunitense, secondo cui Mosca rappresenta una minaccia persistente agli interessi globali degli Stati Uniti.

NATO e deterrenza, il nodo dell’espansione

L’ostilità di Vladimir Putin verso l’allargamento della NATO nasce da un dato concreto: l’adesione all’Alleanza rende più difficile intimidire o aggredire uno Stato sovrano. La NATO non costituisce una minaccia offensiva per la Russia, come dimostrato dalla storica assenza di fortificazioni lungo molti confini con i Paesi membri. A essere temute da Mosca sono piuttosto democrazie in grado di difendersi, capaci di ostacolare ambizioni di tipo imperiale.
In questo contesto, il problema centrale della sicurezza europea resta la guerra di aggressione russa in Ucraina, il più grave conflitto sul continente dalla Seconda Guerra Mondiale.

Trump: l’eredità di Reagan e la percezione americana della Russia

Negli anni Ottanta, Ronald Reagan mise in guardia contro l’idea di una responsabilità condivisa tra le parti della Guerra Fredda, sottolineando gli impulsi aggressivi di Mosca e definendo l’Unione Sovietica un “impero del male”. A distanza di decenni, una larga parte dell’opinione pubblica americana continua a leggere la Russia con uno sguardo realistico.

Il Reagan National Defense Survey 2025 indica che il 79% degli americani considera la Russia un nemico e il 70% non ritiene affidabile un eventuale accordo di pace con Mosca sull’Ucraina. Un dato coerente con una lunga storia di impegni disattesi da parte del Cremlino.

Congresso e NDAA, linea dura su Mosca

Questa visione si riflette anche nell’ultima versione del National Defense Authorization Act, approvata dalla Camera dei Rappresentanti. Il testo chiede relazioni dettagliate sulle capacità militari russe, sulla guerra ibrida e sulla cooperazione tra Mosca e altri avversari degli Stati Uniti, oltre a rafforzare la postura militare americana nell’Europa orientale. Non a caso, il capo di stato maggiore congiunto Dan Caine ha avvertito il Congresso che Russia, Cina, Iran e Corea del Nord stanno intensificando una cooperazione senza precedenti per sfidare gli interessi americani su scala globale.

Ucraina, sostegno popolare e ambiguità dell’amministrazione

La distanza tra amministrazione e Paese emerge con forza anche sul dossier ucraino. L’approccio della Casa Bianca è stato spesso improntato a una ricerca di compromesso che ha ridotto la pressione su Mosca e aumentato quella su Kiev, arrivando in alcuni casi a ribaltare la dinamica dell’aggressione.
I sondaggi raccontano però un’altra America: il 62% degli intervistati vuole che l’Ucraina prevalga, il 64% sostiene l’invio di armi e il 69% appoggia una garanzia di sicurezza collettiva per Kiev. La NDAA rafforza questo orientamento, ampliando i finanziamenti all’assistenza militare e imponendo obblighi di trasparenza su eventuali sospensioni del supporto di intelligence.

NATO, tra scetticismo della Casa Bianca e fedeltà del Congresso

Mentre la nuova strategia definisce la tenuta della NATO come una “questione aperta”, l’amministrazione ha accompagnato la retorica con riduzioni della presenza militare in Europa orientale e ipotesi di tagli all’assistenza agli alleati di prima linea. Un indebolimento della deterrenza che coincide con incursioni russe nello spazio aereo NATO. Il Congresso, al contrario, continua a sostenere l’Alleanza, autorizzando nuovi fondi e cercando di bloccare ulteriori ridimensionamenti del dispositivo militare americano. Anche l’opinione pubblica resta saldamente ancorata alla NATO: il 68% degli americani ha un giudizio positivo sull’Alleanza e oltre tre quarti sosterrebbero una risposta militare in caso di attacco a un alleato.

Interessi americani e sicurezza europea

Una strategia credibile parte dal riconoscimento delle minacce reali. Evitare di indicare la Russia come principale responsabile della destabilizzazione europea rischia di compromettere la tutela degli interessi americani nel continente.
Un cambio di rotta richiederebbe un maggiore coordinamento con gli alleati NATO, il rafforzamento del sostegno militare all’Ucraina, sanzioni più incisive contro il Cremlino e lo stop a nuovi tagli alla presenza militare statunitense in Europa orientale. Un percorso possibile solo recuperando quella chiarezza strategica che, ai tempi di Reagan, consentiva di distinguere senza ambiguità alleati e avversari.

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