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“Bentornata Europa!”. La decisone storica del Regno Unito: cosa succede adesso

Pubblicato: 17/12/2025 10:21

Il Regno Unito è pronto a tornare ufficialmente nel programma Erasmus, dopo anni di distanza seguiti alla Brexit. Londra e Bruxelles hanno raggiunto un’intesa che consentirà agli studenti britannici ed europei di muoversi nuovamente tra gli atenei. L’annuncio formale è previsto per mercoledì 17 dicembre, ma gli elementi chiave dell’accordo sarebbero già definiti. Dal gennaio 2027, gli universitari del Regno Unito potranno partecipare di nuovo a Erasmus Plus, il programma europeo di scambio del valore di oltre 26 miliardi di euro, coinvolgendo milioni di giovani. Parallelamente, anche gli studenti europei, italiani compresi, torneranno a studiare nelle università britanniche, segnando un netto cambio di tono rispetto agli anni post-referendum.

L’intesa prevede l’accesso non solo agli scambi universitari tradizionali, ma anche ai percorsi di formazione professionale inclusi in Erasmus+. L’obiettivo dichiarato è ampliare la platea dei beneficiari, coinvolgendo anche territori e comunità che avevano sostenuto la Brexit. La struttura dell’accordo ricalca quella precedente al 2016, con mobilità temporanea, riconoscimento dei periodi di studio e sostegno economico agli studenti, riportando così il Regno Unito dentro uno dei programmi simbolo dell’integrazione europea senza mettere in discussione formalmente l’uscita dall’Unione.

Uno dei punti più delicati riguarda le tasse universitarie. Secondo il Guardian, gli studenti europei iscritti in università britanniche tramite Erasmus saranno esentati dalle tasse internazionali. Pagheranno invece l’equivalente delle tasse nazionali, con un tetto massimo fissato a 9.535 sterline l’anno, mentre gli studenti britannici continueranno a versare le tasse del proprio ateneo di origine durante il periodo di studio all’estero. È prevista anche una borsa di studio per coprire le spese aggiuntive, con l’obiettivo di contenere i costi per Londra e rendere il programma attrattivo per gli studenti europei.

Il negoziato si è sbloccato dopo un incontro a Bruxelles tra il ministro britannico per le relazioni con l’Ue, Nick Thomas-Symonds, e il vicepresidente della Commissione europea Maros Šefčovič. Secondo i media inglesi, in quell’occasione sarebbe caduto l’ultimo ostacolo politico, consentendo al programma Erasmus di tornare a essere una moneta di scambio simbolica nel più ampio processo di normalizzazione dei rapporti tra Londra e Bruxelles.

Il rientro nel programma rappresenta un vero e proprio “reset post-Brexit” voluto dal governo laburista di Keir Starmer. L’obiettivo è riavvicinare il Regno Unito all’Unione europea senza riaprire la questione della Brexit, escludendo un nuovo referendum o una riadesione al mercato unico. Sul piano pratico, Londra punta a ricostruire legami su temi chiave come istruzione, ricerca e mobilità giovanile.

Insieme a Erasmus, potrebbero arrivare presto nuovi accordi sulla mobilità lavorativa e studentesca, che consentirebbero ai giovani europei di vivere e lavorare nel Regno Unito per alcuni anni, e viceversa. L’intento del governo è creare opportunità concrete per le nuove generazioni, penalizzate negli ultimi anni dalla separazione dal programma europeo.

Per gli studenti italiani, questa decisione significa tornare a studiare nel Regno Unito con regole chiare e costi prevedibili, superando anni di incertezza e rette proibitive. Le università britanniche diventano così nuovamente accessibili attraverso un canale strutturato e sostenuto dall’Unione europea.

Il ritorno di Erasmus Plus potrebbe inoltre rilanciare la presenza italiana negli atenei inglesi, storicamente tra le mete più ambite per la qualità didattica, la lingua e il prestigio internazionale. Una prospettiva che offre opportunità concrete a studenti e famiglie, favorendo la mobilità e lo scambio culturale tra Italia e Regno Unito.

L’accordo segna quindi un punto di svolta diplomatico ed educativo, riportando il Regno Unito all’interno di uno dei programmi simbolo dell’integrazione europea, senza compromettere la sovranità nazionale, ma puntando a costruire ponti concreti per le nuove generazioni.

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