
Il caso della misteriosa scomparsa sulle Dolomiti rappresenta un enigma che tiene con il fiato sospeso i soccorritori e l’opinione pubblica. Tutto ha avuto inizio il 27 dicembre 2025, quando una richiesta di soccorso è giunta alla centrale del 118 da parte di una donna che sosteneva di trovarsi in grave difficoltà. La segnalazione è arrivata tramite un tablet, un dettaglio che ha reso fin da subito complicate le operazioni di localizzazione e comunicazione diretta. La donna ha riferito di essere scivolata nei pressi della croce del Framont e di aver riportato ferite tali da impedirle ogni movimento autonomo. Da quel momento, si è attivata una macchina dei soccorsi imponente, che però non ha ancora portato al ritrovamento di alcuna traccia tangibile della dispersa.
Ricerche senza sosta tra i canali innevati
Le operazioni di perlustrazione sono iniziate nella tarda mattinata dello scorso sabato, coinvolgendo l’elicottero Falco 2. I sorvoli hanno interessato l’intera area che va dalla Cima del Mont Alt di Framont fino alla zona di Lastia di Framont, analizzando meticolosamente ogni singolo canale e le tracce lasciate sulla neve fresca. Un tecnico di elisoccorso è stato anche verricellato direttamente sulla vetta del Mont Alt per procedere con una ispezione a piedi lungo il sentiero principale, cercando segni di scivolamento o oggetti abbandonati che potessero confermare la presenza della donna. Nonostante l’accuratezza dei rilievi, l’esito è rimasto purtroppo negativo, alimentando dubbi e preoccupazioni sulla reale posizione della richiedente.
Uno degli aspetti più critici di questa vicenda riguarda lo strumento utilizzato per lanciare l’allarme. La donna ha infatti operato tramite un tablet privo di scheda SIM, sfruttando probabilmente una connessione dati residua o un segnale di emergenza satellitare che non permette una richiamata vocale. Questo isolamento tecnologico ha impedito ai soccorritori di chiedere ulteriori dettagli sulla sua posizione esatta o sullo stato delle sue ferite. Con il calare del buio e l’abbassamento delle temperature, la situazione è diventata estrema, spingendo le autorità a richiedere il supporto dell’Aeronautica di Poggio Renatico. È stato quindi impiegato un velivolo dotato di camera termica per tentare di individuare fonti di calore umano nel gelo notturno delle cime dolomitiche.
Ipotesi al vaglio degli inquirenti e dei soccorritori
Mentre le squadre di terra del Soccorso Alpino, della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco continuano a battere ogni centimetro dei sentieri secondari, si fanno strada diverse teorie sulla natura dell’incidente. Il fatto che non siano arrivate denunce di mancato rientro da parte di familiari o conoscenti è un elemento che spiazza gli investigatori. Esiste la possibilità che l’escursionista sia riuscita a tornare a valle autonomamente senza però avvisare del suo rientro, ma non si esclude nemmeno la pista più amara, ovvero quella dello scherzo di cattivo gusto. Le forze dell’ordine stanno analizzando i dati informatici per risalire all’identità del proprietario del dispositivo, sperando di risolvere un mistero che sta mobilitando risorse enormi in un ambiente estremamente ostile e pericoloso.


