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Trump ha trasformato 1,6 milioni di migranti in irregolari

Pubblicato: 30/12/2025 18:21

Nel corso del 2025, l’amministrazione guidata da Donald Trump non si è limitata a rafforzare la repressione dell’immigrazione illegale, ma ha progressivamente ritirato protezioni legali e umanitarie a centinaia di migliaia di persone che si trovavano negli Stati Uniti in modo regolare. Il risultato, secondo organizzazioni e analisti, è la creazione di 1,6 milioni di nuovi immigrati irregolari in un solo anno.
Una cifra che emerge in un contesto già segnato da numeri contrastanti e dichiarazioni politiche. Nel 2023 il Pew Research Center stimava in circa 14 milioni gli immigrati senza status regolare negli Stati Uniti. Nel 2024 i repubblicani avevano promesso in campagna elettorale la deportazione di 20 milioni di persone. Nel 2025, lo stesso Trump ha parlato pubblicamente di 25 milioni di immigrati “che non dovrebbero essere qui”, un dato contestato sia da agenzie governative sia da organismi internazionali.

Dalla retorica alla perdita dello status legale

Slogan come “la più grande deportazione della storia” o il ritorno a una presunta “età dell’oro” hanno accompagnato l’azione del governo. Ma sul piano pratico, le politiche adottate hanno ampliato progressivamente la platea delle persone colpite, andando oltre la narrativa dei “criminali” o dei “clandestini”.
Già il giorno dell’insediamento, Trump ha firmato un ordine esecutivo che ha eliminato il programma di libertà vigilata per motivi umanitari, che consentiva l’ingresso e la permanenza temporanea a 530.000 cittadini di Cuba, Haiti, Nicaragua e Venezuela. Migliaia di persone hanno ricevuto comunicazioni dirette dal Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) con un messaggio inequivocabile: “Dovete lasciare gli Stati Uniti ora”.
Famiglie arrivate con promesse di due anni di status legale, permessi di lavoro e protezioni si sono ritrovate improvvisamente senza documenti e a rischio espulsione.

Il limbo dei migranti “protetti”

Secondo María Asunción Bilbao, coordinatrice della campagna per l’American Friends Service Committee in Florida, il problema non è solo giuridico.
«Le persone arrivate con protezioni legali come la libertà vigilata, il Temporary Protected Status (TPS) o programmi di ricongiungimento familiare sono state improvvisamente lasciate in un limbo migratorio», ha spiegato a El País.
Bilbao parla di una rottura della fiducia tra governo e migranti: persone che avevano seguito le regole, fornito i propri dati, lavorato e costruito una vita negli Stati Uniti oggi affrontano incertezza, ansia e separazioni familiari.

La fine del TPS e la stretta sui canali legali

Secondo l’organizzazione FWD.us, nel 2024 circa il 40% degli immigrati irregolari beneficiava di una qualche forma di protezione temporanea dall’espulsione. Una situazione radicalmente cambiata nel 2025. All’inizio di febbraio, l’amministrazione ha annunciato l’eliminazione del TPS, che proteggeva oltre un milione di persone, tra cui più di 600.000 venezuelani, 330.000 haitiani e decine di migliaia di cittadini di Honduras, Afghanistan, Nepal, Camerun, Etiopia, Myanmar, Nicaragua e Sud Sudan.
Parallelamente, il governo ha rafforzato le operazioni dell’ICE, intensificando arresti e controlli, e ha disattivato l’app CBP One, utilizzata da quasi 940.000 persone per entrare legalmente negli Stati Uniti. Anche in questo caso, le comunicazioni inviate ai migranti contenevano avvertimenti diretti: “Il governo federale vi troverà”.

Visti revocati e programmi cancellati

La Casa Bianca rivendica una linea dura senza precedenti. La portavoce Karoline Leavitt ha dichiarato che l’amministrazione Trump ha fatto «più di qualsiasi altra nella storia» per limitare l’immigrazione, sia legale sia illegale. I ricercatori segnalano circa 85.000 visti revocati, inclusi oltre 8.000 visti per studenti e inoltre la cancellazione del Programma di Permesso di Ricongiungimento Familiare, che riguarda più di 14.000 cittadini di Colombia, Cuba, Ecuador, Guatemala, Haiti, Honduras ed El Salvador. Dal 14 gennaio 2026, anche queste persone entreranno ufficialmente nella categoria degli immigrati irregolari.

Sicurezza nazionale e accuse di discriminazione

Alcune misure sono state giustificate dall’amministrazione con esigenze ricordate come sicurezza nazionale, anche a seguito di episodi di violenza che hanno coinvolto singoli migranti. Ma le critiche non mancano. Secondo Adelys Ferro, direttrice del Venezuelan American Caucus, «queste politiche si basano su razzismo e xenofobia», colpendo in modo sproporzionato Paesi poveri o con popolazioni prevalentemente nere e ispaniche. L’effetto principale, sostiene, è la diffusione della paura e la perdita di opportunità lavorative e di stabilità sociale.

Uno sguardo al 2026

Molti migranti guardano ora alle elezioni di medio termine o alla fine del mandato presidenziale. Ma, secondo Bilbao, il costo di queste politiche è già evidente:
«Il tributo non è solo legale, ma umano e sociale. È probabile che nel 2026 assisteremo a nuove restrizioni, che colpiranno anche categorie finora considerate protette». Un’eredità che rischia di segnare a lungo il dibattito sull’immigrazione negli Stati Uniti.

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