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“Ha salvato 10 vite”. Crans-Montana, chi è Paolo: il papà eroe

Pubblicato: 02/01/2026 09:35

Le prime ore del 2026 si sono aperte con un incubo nel cuore delle Alpi svizzere. A Crans-Montana una festa di Capodanno in un locale alla moda si è trasformata in una strage, con decine di vittime e feriti, in quello che molti presenti descrivono come un vero film dell’orrore. Il rogo ha avvolto il lounge bar “Le Constellation”, punto di ritrovo di giovani e giovanissimi, lasciando una scia di morte e disperazione che ha sconvolto la località turistica e tantissime famiglie italiane in attesa di notizie.

Il papà eroe di Crans-Montana

Nel cuore di questa tragedia emerge la figura di Paolo Campolo, analista finanziario italiano con cittadinanza svizzera, residente a Crans-Montana dal 2023 con la moglie e la figlia diciassettenne che studia a Ginevra. È lui a raccontare quei minuti drammatici: è stato tra i primi ad arrivare davanti al locale in fiamme e ha visto l’orrore con i propri occhi. “Ho sfondato la porta di emergenza e mi sono caduti addosso dei corpi di ragazzi. Mi imploravano di aiutarli. Tra loro molti italiani”.

Oggi Paolo parla dal letto d’ospedale, a Sion, mentre la sua testimonianza rimbalza sui media e restituisce la misura della tragedia ma anche la forza del suo gesto. Non è solo un testimone: per molti dei ragazzi che è riuscito a tirare fuori da quel locale, è il papà eroe che ha sfidato le fiamme per salvarli.

Vista dei soccorsi e dei mezzi di emergenza davanti al locale di Crans-Montana dopo l'incendio

Da una festa in casa all’incubo in strada

Tutto è iniziato in pochi istanti. “Ero a casa a festeggiare con la mia compagna e gli amici. Abitiamo a 50 metri dal ba, era circa l’1.20 quando ho visto provenire dalle finestre fiamme incandescenti. Poi la chiamata di mia figlia che mi ha gelato: “Papà c’è stata una strage, c’è fuoco, e ci sono tanti feriti””.

La ragazza era diretta proprio in quel bar, ma una scelta apparentemente banale le ha salvato la vita. “Per colpa nostra ha fatto tardi: in quel locale sarebbe dovuta arrivare già a mezzanotte”. Una scena da thriller, ma purtroppo reale: una serata qualunque, una famiglia come tante e, in pochi minuti, tutto cambia.

Il momento in cui tutto si ferma

Dettaglio della zona di Crans-Montana transennata dopo l'incendio nel locale Le Constellation

Dopo quella telefonata, Campolo non ha esitato un secondo. “In strada con un estintore” è corso verso il locale in fiamme, trovando la figlia fuori, immobile, in stato di choc. “Ho visto mia figlia, era fuori, immobile, in stato di choc. Aspettava il fidanzato. Lui era dietro la porta. È riuscito a uscire davanti ai suoi occhi. Si è salvato per pochi secondi, ma ora è ricoverato in condizioni gravissime a Basilea con ustioni pesanti”.

Nel racconto di Paolo c’è tutta la dimensione familiare di questa tragedia: il terrore negli occhi della figlia, l’angoscia per il fidanzato gravemente ustionato, la consapevolezza che quei ragazzi in fila davanti all’uscita potevano essere “i suoi”. È qui che la storia del professionista della finanza lascia spazio a quella di un padre qualunque, che reagisce d’istinto.

“Ho estratto a mani nude i ragazzi”

Soccorritori e mezzi di emergenza al lavoro davanti al locale Le Constellation a Crans-Montana

L’uomo ha poi tentato l’impossibile per soccorrere chi era rimasto intrappolato. “Si apriva verso l’esterno, ma era bloccata o chiusa all’interno. Ma dietro, attraverso il vetro, vedevo piedi e mani. Corpi a terra”. Con l’aiuto di uno sconosciuto, arrivato dopo aver sentito il boato, è riuscito ad aprire un varco. “Mi ha aiutato uno sconosciuto, anche lui accorso dopo avere sentito il gran boato. Abbiamo appoggiato un piede alla vetrina accanto e tirato con tutta la forza. Non so nemmeno io come abbiamo fatto”.

Da quel momento è iniziata una vera corsa contro il tempo. “Ci sono caduti addosso diversi corpi. Di ragazzi vivi ma ustionati. Alcuni coscienti, altri no. Chiedevano aiuto in varie lingue, anche in italiano. Erano molto piccoli”. Il linguaggio è crudo, diretto, ma racconta esattamente cosa significa trovarsi davanti a una porta bloccata, sapere che dietro ci sono ragazzi minorenni e decidere di non voltarsi dall’altra parte.

Un locale di tendenza diventato trappola

Nel suo racconto emerge anche il volto di un locale che, per tanti adolescenti, era un riferimento fisso nelle serate in montagna. “Quel locale era un punto di ritrovo a Crans, frequentato soprattutto da minorenni. Davanti a me ho visto tante ragazze vestite con minigonne e top chic che hanno sofferto il fuoco sulla loro pelle”.

La scena è quella tipica di Capodanno in una località glamour: abiti curati, look studiati, atmosfera di festa, luci, musica. In pochi secondi, però, tutto si capovolge. “Ho estratto a mani nude i ragazzi. Uno dopo l’altro. Erano vivi, ma feriti, alcuni gravemente, e intossicati. Continuavano a urlare. Io pensavo solo una cosa: potrebbero essere i miei figli”. È in questa frase che si concentra il senso di ciò che Paolo ha fatto: non un gesto eroico cercato, ma una reazione istintiva, profondamente umana.

La vita dopo la notte di fuoco

Ora Paolo Campolo è ricoverato a Sion, la figlia è illesa, mentre il fidanzato lotta tra la vita e la morte in un ospedale di Basilea. Intorno a loro, la comunità di Crans-Montana prova a ripartire dopo una delle notti più buie della sua storia.

Resta il silenzio dopo le sirene, lo strazio dei genitori senza notizie e una domanda che torna in ogni racconto: come ha fatto una notte di festa a trasformarsi in una tragedia destinata a segnare per sempre l’inizio del 2026? In mezzo a questo dolore, però, la storia di Paolo – il papà eroe che avrebbe salvato almeno dieci vite – diventa anche un simbolo di coraggio e di umanità in uno dei momenti più bui per tanti ragazzi e le loro famiglie.

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