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Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, le ipotesi sulle cause della morte. L’esperto: “Cosa può averle uccise”

Pubblicato: 03/01/2026 12:05

Resta avvolta nel dolore e nell’incertezza la vicenda che ha scosso Campobasso (provincia di Campobasso), dove Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, 15 anni, sono morte a poche ore di distanza l’una dall’altra dopo una lunga agonia tra il 27 e il 28 dicembre. In attesa dei risultati degli esami tossicologici e dell’autopsia, le cause del doppio decesso non sono ancora state chiarite e, come sottolineano gli esperti, è necessario muoversi con cautela, limitandosi alle ipotesi scientificamente plausibili senza trarre conclusioni affrettate.

Secondo quanto spiegato dal biologo Luciano Oscar Atzori, esperto di igiene, sicurezza e qualità degli alimenti, allo stato attuale non è possibile individuare una causa certa. Mancano infatti elementi fondamentali, come la sintomatologia completa manifestata dalle vittime e i dati analitici ufficiali. Proprio per questo, il quadro resta aperto a diverse spiegazioni, tutte legate a possibili intossicazioni alimentari o contaminazioni, che dovranno essere confermate o escluse dagli accertamenti in corso.

Tossine alimentari e mitilismo tra le ipotesi principali

Una delle prime piste considerate riguarda la presenza di microrganismi tossigeni negli alimenti, in grado di produrre tossine pericolose per l’uomo. Anche quando i cibi vengono sottoposti a trattamenti di sanificazione, queste sostanze possono rimanere attive, poiché spesso sono termo-resistenti e non vengono eliminate dalla cottura. In questi casi, l’ingestione può provocare un’intossicazione grave, con conseguenze anche letali, soprattutto se le quantità assunte sono elevate.

Accanto a questa ipotesi, l’esperto richiama l’attenzione sul cosiddetto mitilismo, una forma di intossicazione legata al consumo di cozze o mitili contaminati. I molluschi potrebbero provenire da aree marine interessate dalla presenza di alghe tossiche oppure essere stati sottoposti a procedure di spurgo non adeguate. Il mitilismo comprende diverse sindromi, più o meno pericolose, e la gravità dipende dal tipo di tossina ingerita e dalla dose assunta, fattori che solo le analisi di laboratorio potranno chiarire.

Funghi velenosi e contaminazioni chimiche sotto esame

Un’altra ipotesi ritenuta particolarmente significativa è quella dell’ingestione di funghi velenosi. Alcune specie provocano sintomi iniziali che possono attenuarsi dopo 24-48 ore, dando una falsa sensazione di miglioramento, per poi ripresentarsi in modo improvviso e violento, causando danni irreversibili al fegato fino alla necrosi epatica e alla morte. Questa dinamica temporale, secondo l’esperto, renderebbe la pista dei funghi compatibile con la cronologia dei fatti, anche se esistono varietà tossiche che agiscono molto più rapidamente sull’organismo.

Tra le sostanze più pericolose rientrano le amatossine, presenti in alcuni funghi, note per la loro elevata resistenza all’essiccazione e alle alte temperature. Ciò significa che la cottura non garantisce la neutralizzazione del veleno, rendendo particolarmente insidioso il consumo di funghi non correttamente identificati. Infine, viene considerata, seppur come possibilità più remota, la contaminazione chimica dovuta a errori nei processi di produzione o conservazione degli alimenti, oppure alla cosiddetta problematica dei MOCA, ossia i materiali e gli oggetti a contatto con gli alimenti. In questi casi, metalli pesanti o altre sostanze chimiche potrebbero migrare da pentole, posate o contenitori, contaminando il cibo.

Solo gli esiti degli accertamenti scientifici permetteranno di stabilire con precisione cosa abbia causato la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, ponendo fine a una vicenda che continua a sollevare interrogativi e a suscitare profonda commozione.

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