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“Presto tocca alla Groenlandia”. L’allarme in Danimarca dopo l’operazione Usa a Caracas

Pubblicato: 04/01/2026 17:44

Dopo l’operazione militare statunitense in Venezuela e la cattura del presidente Nicolás Maduro, cresce la preoccupazione in Danimarca e in Groenlandia per le possibili prossime mosse dell’amministrazione Trump. A Copenaghen e Nuuk si teme che l’isola artica possa diventare il nuovo obiettivo strategico di Washington, alimentando tensioni diplomatiche senza precedenti tra alleati.
Ad acuire l’allarme è stato un post pubblicato su X sabato 3 gennaio dalla podcaster Katie Miller, moglie di uno dei collaboratori più stretti di Donald Trump. Nell’immagine, la Groenlandia appare coperta dalla bandiera americana, accompagnata da una sola parola: Soon (“Presto”). Un messaggio che, nel contesto dell’intervento Usa a Caracas, è stato letto come una provocazione politica e un segnale inquietante.

Reazioni dure da Danimarca e Groenlandia

Il post ha suscitato reazioni immediate in Danimarca. In un editoriale, il quotidiano Berlingske ha parlato di un mondo sempre più pericoloso, invitando il governo danese e le autorità di Nuuk a fare i conti con una realtà geopolitica che renderebbe sempre più fragile l’idea di una Groenlandia pienamente indipendente.
Dalla Groenlandia è arrivata una risposta netta attraverso Aaja Chemnitz, esponente politico groenlandese e membro del Parlamento danese, che ha respinto ogni ipotesi di ingerenza statunitense. «L’idea imperialistica di assumere il potere e non rispettare le nostre frontiere non verrà mai accettata dal popolo groenlandese», ha scritto, ribadendo la volontà di continuare a difendere la sovranità dell’isola.

Diplomazia al lavoro per smorzare le tensioni

Anche l’ambasciatore danese a Washington, Jesper Møller Sørensen, è intervenuto per commentare il caso. Pur definendo inopportuno il messaggio diffuso da Miller, ha cercato di abbassare i toni, ricordando che Stati Uniti e Danimarca sono alleati e che dovrebbero continuare a collaborare in quanto tali.
Le tensioni arrivano a poche settimane dalla decisione, fuori dai consueti protocolli diplomatici, di Donald Trump di nominare un inviato speciale per la Groenlandia, l’ex governatore della Louisiana Jeff Landry. In quell’occasione, Trump aveva ribadito che gli Stati Uniti «hanno bisogno della Groenlandia», definendola essenziale per la sicurezza nazionale americana.

La risposta di Frederiksen e il nodo Nato

Nel suo discorso di Capodanno, la premier danese Mette Frederiksen aveva già replicato alle parole del presidente Usa, sottolineando che la Danimarca sta rafforzando la presenza militare nell’Artico e che non è Copenaghen a creare provocazioni. «Per noi è chiaro cosa sia giusto e cosa sia sbagliato», aveva affermato. Dopo l’operazione in Venezuela, Frederiksen ha però ammesso che il governo danese sta monitorando con grande attenzione l’evoluzione dello scenario internazionale.

Gli esperti: “Scenario molto diverso dal Venezuela”

Secondo Jesper Willaing Zeuthen, ricercatore dell’Università di Aarhus ed esperto di politiche di sicurezza nell’Artico, il confronto tra Groenlandia e Venezuela resta comunque improprio. «Anche se la situazione è tesa, un attacco contro un Paese membro della Nato rappresenterebbe un passo radicalmente diverso rispetto a un’azione contro un regime come quello venezuelano», ha spiegato.
Un distinguo che non cancella però il clima di incertezza e inquietudine che attraversa il Nord Europa, mentre il mondo osserva con attenzione le prossime mosse di Washington.

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