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“Giorgia Meloni piangeva, ha detto..:”. Strage Crans-Montana, parla la madre di Giovanni

Pubblicato: 05/01/2026 19:55

La tragica vicenda della strage di Crans-Montana continua a scuotere l’opinione pubblica italiana, portando alla luce il dolore straziante delle famiglie coinvolte e la solidarietà delle istituzioni. Al centro del racconto emerge la figura di Carla Masiello, madre del sedicenne bolognese Giovanni Tamburi, che ha recentemente condiviso la sua esperienza umana in seguito alla perdita del figlio. La donna ha espresso profonda gratitudine per la vicinanza dimostrata dalle massime cariche dello Stato e della Chiesa, sottolineando come il conforto ricevuto sia stato fondamentale in un momento di così totale sconforto. La salma del giovane è finalmente rientrata a Bologna, segnando l’inizio di un percorso di addio che culminerà nelle esequie solenni previste per i prossimi giorni.

Un contatto umano tra istituzioni e dolore

Durante un intervento televisivo alla trasmissione Zona Bianca, Carla Masiello ha rivelato di aver ricevuto una telefonata personale da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La madre del giovane ha descritto una conversazione carica di emozione, riferendo che la premier aveva la voce rotta dal pianto e che si sentiva chiaramente la sua partecipazione emotiva non solo come rappresentante del governo, ma soprattutto come madre. Questo gesto di estrema umanità è stato accompagnato dai ringraziamenti rivolti al cardinale Zuppi e all’onorevole Lucia Borgonzoni, che si sono prodigati per offrire supporto alla famiglia. La donna ha evidenziato come tale vicinanza le sia stata di grande aiuto per affrontare l’impatto devastante della notizia, definendo l’umanità dei suoi interlocutori come qualcosa di incredibile.

La difesa della memoria dei giovani coinvolti

Un punto fondamentale toccato dalla madre riguarda la dinamica dell’incidente avvenuto al locale Le Constellation. Carla Masiello ha lanciato un appello accorato contro i cosiddetti leoni da tastiera, chiedendo rispetto per le vittime e spiegando che dei ragazzini di quell’età potrebbero non aver compreso immediatamente la gravità della situazione. Secondo la sua ricostruzione, se la musica continuava a suonare e nessuno intorno sembrava dare segnali di allarme, un adolescente di quattordici o sedici anni poteva facilmente scambiare l’inizio del rogo per un gioco pirotecnico o parte dello spettacolo. La donna ha sottolineato che si trattava di ragazzini e non di adulti esperti, aggiungendo che probabilmente nemmeno una persona matura avrebbe avuto la prontezza di accorgersi del pericolo imminente in un contesto di festa e confusione.

Il ricordo di un figlio come un angelo

Nel tratteggiare il profilo di suo figlio Giovanni, la signora Masiello lo ha ricordato come un ragazzo solare e privo di malizia. Lo ha definito un sole e un cigno bianco, un giovane che non parlava mai male di nessuno e che affrontava la vita con un sorriso limpido. In questo momento di oscurità, la madre ha dichiarato di affidarsi totalmente alla fede, convinta che la preghiera sia l’unico strumento in grado di sostenerla nei giorni a venire. La sua convinzione religiosa la porta a pensare che il figlio sia stato voluto in Paradiso proprio per la sua purezza d’animo, un pensiero che cerca di dare un senso a un evento che un genitore non dovrebbe mai trovarsi a vivere.

Il rientro delle salme in territorio italiano

Il ritorno a casa dei feretri è avvenuto tramite un volo dell’Aeronautica Militare. Un velivolo C-130 è decollato da Sion ed è atterrato all’aeroporto di Milano-Linate, trasportando cinque delle vittime italiane della tragedia. Ad attendere le salme sulla pista erano presenti alte cariche dello Stato, tra cui il presidente del Senato Ignazio La Russa e il capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano. Anche il governatore della regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha partecipato alla cerimonia di accoglienza, descrivendo la vicenda come una ferita profonda che colpisce l’intera nazione. Successivamente, la salma di Giovanni Tamburi è stata trasportata al cimitero di Borgo Panigale, dove è stata finalmente riabbracciata dai parenti stretti che non erano potuti andare a Milano.

La città di Bologna si prepara ora a dare l’ultimo saluto al sedicenne con una cerimonia solenne nella Cattedrale di San Pietro. Il sindaco Matteo Lepore ha ufficialmente proclamato il lutto cittadino per il giorno 7 gennaio, disponendo che le bandiere degli edifici pubblici siano esposte a lutto. Questa decisione intende onorare la memoria di Giovanni e mostrare la vicinanza della comunità alla famiglia colpita da una perdita così assurda. Il governatore de Pascale ha ribadito l’impegno delle istituzioni nel supportare i familiari per ogni aspetto logistico, ricordando che in queste ore il silenzio e il rispetto del dolore sono le priorità assolute per un evento che toglie letteralmente il respiro a chiunque sia genitore.

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