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Groenlandia, Mosca deride l’Europa: “Vassalli e doppi standard”

Pubblicato: 07/01/2026 14:42

Mosca non si lascia sfuggire l’occasione. Le mire di Donald Trump sulla Groenlandia diventano il grimaldello perfetto per colpire l’Unione Europea. Alla vigilia del Natale ortodosso, il Cremlino sceglie l’arma dell’ironia e affida la provocazione a Kirill Dmitriev, inviato presidenziale per la cooperazione economica e negoziatore con Washington sul dossier ucraino.

Dmitriev usa il social X come una tribuna politica. Il messaggio è diretto, volutamente urticante: l’Europa, davanti alle ambizioni americane, si comporterebbe da vassallo, limitandosi a “monitorare la situazione” e a esibire doppi standard. Poi l’affondo finale: “Dopo la Groenlandia, toccherà al Canada?“.

La mappa delle sfere di influenza e la sfida simbolica

A rendere il messaggio ancora più esplicito è un’immagine. Dmitriev pubblica una mappa del mondo diviso in tre grandi aree d’influenza: l’emisfero occidentale agli Stati Uniti di Trump; Asia, Europa e parte dell’Africa alla Russia di Vladimir Putin; il resto al leader cinese Xi Jinping. Una provocazione che non pretende di essere un piano, ma che fotografa il racconto che Mosca vuole imporre.

“L’era della ridefinizione delle mappe di influenza”, scrive Dmitriev, insistendo ancora sull’immagine di un’Unione Europea ferma a osservare. Il bersaglio non è solo Bruxelles, ma l’intero ordine internazionale che, secondo il Cremlino, funziona a senso unico.

Blogger silenziosi, voci isolate e l’ombra sulla Nato

Nel coro mediatico russo, però, non tutti si espongono. I cosiddetti blogger Z, solitamente aggressivi, restano in gran parte in silenzio, ancora impegnati a metabolizzare i contraccolpi della guerra in Ucraina. A fare rumore è invece il corrispondente di Komsomolskaja Pravda, Aleksandr Kots, che ironizza sulla paura della premier danese Mette Frederiksen per un possibile effetto domino sulla NATO: “Andiamo, Donny, fate crollare la Nato!”.

Più ideologico il commento del filosofo sovranista Aleksandr Dugin, che vede negli Stati Uniti l’abbandono definitivo della diplomazia a favore della logica del più forte. La denuncia è sempre la stessa: ciò che per Washington è legittimo, per gli altri diventa automaticamente “aggressione” e motivo di sanzioni.

L’attacco politico finale all’Unione Europea

Dal Parlamento russo emergono solo due voci. Il senatore Andrej Klishas avverte che la Danimarca, definita un “nano politico“, deve prepararsi a un mondo in cui le regole globali si decidono senza la Ue. Ancora più duro Aleksej Pushkov, che elenca una lunga serie di precedenti per sostenere che l’Europa stia semplicemente “raccogliendo i frutti” delle proprie scelte: dal Kosovo alla Libia, dall’Iraq all’Ucraina, fino alla presunta distruzione del diritto internazionale.

È una narrazione coerente, martellante, studiata per delegittimare Bruxelles. La Groenlandia è solo il pretesto. Il vero obiettivo è ribadire che il mondo, secondo Mosca, si muove ormai per sfere di influenza. E che l’Europa rischia di restare spettatrice.

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