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“Li hanno trovati nel bar, erano nella borsa”. Scoperta shock a Crans-Montana: cosa è venuto fuori

Pubblicato: 13/01/2026 11:41

Nel cuore di Crans-Montana, quella che doveva essere solo una serata glam in discobar si è trasformata nella strage che tutti ormai conoscono. Ma c’è un dettaglio che sta facendo discutere più di altri: “li hanno trovati nel bar”, dentro una borsa. E proprio da quella borsa, e da ciò che conteneva, passa oggi una parte decisiva del racconto su cosa accadeva davvero dentro il locale Le Constellation.

A parlare, ancora una volta, è Jessica Moretti. Davanti agli inquirenti ha provato a spiegare quella che, nei video circolati online, appare come una sorta di rito fisso: cameriere sollevate sulle spalle dei colleghi, bengala accesi e sollevati fino a sfiorare il soffitto. “Non l’ho mai impedito, ma non l’ho mai ordinato”. Una frase che oggi torna come un’eco, perché quel gesto – scenografico, social-friendly, perfetto per i reel – potrebbe aver innescato l’inferno.

Dentro il locale prima del disastro

Secondo la stessa Jessica, quello show con i bengala non era una novità assoluta: “non era la prima volta, ma non era qualcosa che facevamo sempre. Non l’ho mai impedito, ma non l’ho mai ordinato”. Parole che, all’epoca, forse sembravano solo una precisazione difensiva. Oggi, rilette alla luce di ciò che è emerso dopo, suonano come la fotografia di una pratica entrata troppo facilmente nella normalità del locale.

Perché quelle frasi, pronunciate con apparente leggerezza, cozzano con il quadro ricostruito dagli investigatori una volta entrati nel club distrutto dalle fiamme. In quella notte in cui una festa si è trasformata in un incubo, a Crans-Montana hanno perso la vita 40 persone. E scavando fra le macerie, gli inquirenti hanno capito che l’uso dei giochi pirotecnici non era affatto un’eccezione, ma parte integrante dell’identità del discobar.

Crans Montana, bengala come “firma” del locale

Crans Montana, perché anche Jessica Moretti rischia di finire in carcere

Da fuori poteva sembrare solo un locale alla moda, luci soffuse, musica, tavoli pieni e bottiglie in ghiaccio. Ma dentro, raccontano gli accertamenti, c’era un vero marchio di fabbrica: i bengala. Una “specialità”, così emerge dai documenti, che rendeva ogni servizio al tavolo più spettacolare, più instagrammabile, più ricordabile.

Vista del locale di Crans-Montana coinvolto nell’incendio

Crans Montana, trovati 6 “thunder king” all’interno del locale

A dirlo non sono solo i video sui social, ma i numeri. L’istituto forense di Zurigo, incaricato di ispezionare il discobar dopo l’incendio, ha rinvenuto ben 25 bengala già utilizzati. La maggior parte era vicino ai tavoli, a poca distanza dalle bottiglie su cui erano stati fissati durante le serate. Un dettaglio concreto, visibile anche dopo il disastro, che conferma l’idea di un utilizzo frequente e piuttosto disinvolto di questi accessori scenografici.

Non stiamo parlando, quindi, di una manciata di bengala usati per caso, ma di una presenza costante nel locale: un tassello in più per capire come l’effetto “wow” potesse spesso avere la priorità sulle regole di sicurezza, che in un ambiente chiuso dovrebbero essere rigidissime.

Dettaglio della scala interna del locale di Crans-Montana dopo l’incendio

Lo stanzino segreto e la borsa al centro delle indagini

E non finisce qui. Durante i sopralluoghi, gli inquirenti – come riportato dal Corriere della Sera – hanno scoperto anche uno stanzino adibito a deposito. All’interno, nascosto ma non troppo, un vero e proprio magazzino pirotecnico: uno scatolone con dentro 100 bengala ancora confezionati, pronti all’uso.

Accanto a questo stock, il dettaglio che ha colpito tutti: un borsone, probabilmente portato da un cliente, con dentro 14 petardi, tra cui 6 potenti “Thunder King”. È da qui che nasce quella frase, “li hanno trovati nel bar”, che rimbalza ovunque: perché quell’arsenale pirotecnico, fra bengala e petardi, difficilmente può essere raccontato come qualcosa di occasionale o marginale.

Come le scintille hanno trasformato il locale in una trappola

A questo punto la dinamica dell’incendio inizia ad assumere contorni molto più nitidi. Proprio quelle fontanelle scintillanti, tanto amate per l’effetto scenico, unite a una catena di errori e negligenze, avrebbero acceso la miccia del rogo.

Le scintille, in pochissimi secondi, avrebbero raggiunto il soffitto basso del locale, rivestito con pannelli fonoassorbenti non ignifughi. Materiali che hanno preso fuoco quasi all’istante, trasformando il club in una trappola mortale, senza vie di fuga reali per chi si trovava all’interno in quel momento.

Esterno del locale di Crans-Montana dopo la strage

“L’ho rinnovato dalla A alla Z”: il ruolo del proprietario

A confermare questo scenario non è solo la perizia tecnica, ma anche il racconto del proprietario, Jacques Moretti. Davanti agli inquirenti, l’uomo ha ammesso di aver posato lui stesso la spugna fonoassorbente sul soffitto: un intervento fai-da-te, effettuato con materiale acquistato in un comune negozio di bricolage, durante i lavori di ristrutturazione del locale.

L’ho rinnovato dalla A alla Z dopo averlo acquistato nel 2015” ha dichiarato. Una frase che oggi pesa come un macigno, perché chiude idealmente il cerchio su una gestione dove l’estetica, lo spettacolo e l’esperienza “da ricordare” sembrano aver avuto la meglio su tutto il resto. Inclusa, tragicamente, la sicurezza di chi quella notte è entrato al Le Constellation pensando solo di passare una serata come tante.

Jacques Moretti, proprietario del locale di Crans-Montana, al centro delle indagini

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