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Crans-Montana, l’italiano cacciato pochi minuti prima del rogo: ecco perché. Salvo per miracolo

Pubblicato: 14/01/2026 13:23

La tragedia del Le Constellation a Crans-Montana, avvenuta nella notte di Capodanno, continua a scuotere profondamente l’opinione pubblica. Il rogo, scatenato all’1.28 e che ha provocato la morte di numerosi giovani, è emerso come il tragico epilogo di una gestione dissennata e di una sicurezza praticamente inesistente. I testimoni hanno raccontato al Corriere della Sera un inferno di fumo, panico e sofferenza, mentre la polizia e i vigili del fuoco hanno documentato le condizioni disastrose del locale, trasformato in una vera e propria trappola mortale.
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La gestione del locale e le priorità sbagliate

Il racconto dei testimoni dipinge un quadro agghiacciante: la gestione del locale metteva il business al di sopra della sicurezza. I tavoli “vip” costavano fino a mille franchi svizzeri, mentre chi cercava di risparmiare veniva allontanato senza esitazioni. La proprietaria, Jessica Moretti, ha ammesso di aver cacciato un adolescente per una bottiglia di alcol portata da fuori, dimostrando come la sicurezza dei clienti fosse secondaria rispetto al profitto.

Anche Jacques Moretti, proprietario e marito di Jessica, conferma indirettamente questa mentalità. Nel tentativo disperato di entrare nel locale gemello durante l’incendio, Moretti racconta di aver trovato porte di servizio bloccate con chiavistelli e di aver scoperto corpi a terra, tra cui Cyane, una cameriera di 24 anni, che aveva tentato di liberare una via di fuga senza successo.

Dettaglio della scala interna del locale di Crans-Montana coinvolta nell’incendio

Le condizioni strutturali e le mancanze di sicurezza

Gli investigatori hanno rilevato gravi irregolarità nella costruzione e nella gestione del locale. La spugna fonoassorbente del soffitto, da cui è partito l’incendio provocato dalle fontane scintillanti, era stata acquistata in un negozio di bricolage e non era ignifuga. Le uscite di sicurezza erano bloccate o inesistenti: al piano terra l’unica via d’emergenza era l’ingresso principale, poiché il condominio non aveva autorizzato altre uscite.

Il locale, di soli 360 metri quadri, poteva ospitare fino a 300 persone senza impianto antincendio funzionante, con soli quattro estintori a disposizione e personale non formato in materia di emergenze. I controlli erano sporadici: Jacques Moretti ha dichiarato che in dieci anni se ne erano fatti solo due o tre, e il sindaco stesso ha ammesso che dal 2020 non era stato effettuato alcun sopralluogo.

L’inferno della notte di Capodanno

Secondo le testimonianze raccolte, l’incendio si è propagato rapidamente, trasformando il locale in una camera a gas. Una ragazza ha raccontato: “In pochi secondi il fuoco ha invaso l’intero soffitto”. I vigili del fuoco, intervenuti sul posto, hanno trovato centinaia di persone in preda al panico, con porte sfondate e corpi a terra. I segni del flash over, fenomeno tipico di incendi rapidi e devastanti, erano evidenti.

Il massacro avrebbe potuto essere evitato se fossero stati rispettati i requisiti di sicurezza, se le uscite fossero state libere e il personale formato per gestire emergenze. La combinazione di incuria, scarsa preparazione e priorità sbagliate ha trasformato quella notte di festa in una tragedia che ha lasciato una ferita profonda nella comunità e nelle famiglie delle vittime.

La richiesta di giustizia

Oggi la vicenda solleva domande cruciali: chi dovrà rispondere della strage? Come è stato possibile trasformare una discoteca in una trappola mortale? Le indagini continuano a ricostruire la catena di responsabilità, dalle autorizzazioni e dai controlli mancati ai comportamenti dei proprietari e del personale.

La strage di Crans-Montana rimane un monito doloroso sull’importanza della sicurezza nei locali pubblici, della vigilanza e del rispetto delle norme antincendio. Ogni dettaglio, dai materiali utilizzati alle vie di fuga, ha avuto un ruolo nel determinare l’esito drammatico di quella notte. La società e le autorità sono ora chiamate a riflettere e a garantire che tragedie simili non si ripetano mai più.

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