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Iran, la decisione della Russia mentre il mondo trattiene il fiato

Pubblicato: 14/01/2026 14:58

La Russia osserva l’Iran con attenzione crescente, ma sceglie la prudenza. Davanti ai disordini che scuotono la Repubblica islamica, il Cremlino evita ogni gesto che possa trasformarsi in un impegno diretto. Nonostante l’accordo di partenariato strategico firmato con Teheran un anno fa, Mosca non intende sacrificare il fragile dialogo con gli Stati Uniti né aprire un nuovo fronte mentre è ancora pienamente impegnata in Ucraina.

Il segnale ufficiale arriva in ritardo. Dopo settimane di silenzio, lunedì il segretario del Consiglio di Sicurezza russo ed ex ministro della Difesa Sergej Shojgu ha chiamato il suo omologo iraniano Ali Larjani, condannando «l’ennesimo tentativo di forze esterne di interferire negli affari interni dell’Iran». Una presa di posizione misurata, quasi obbligata, che segna il ritorno di Mosca nel dibattito senza però cambiare la sostanza della sua linea.

La linea rossa: no a nuove interferenze

Il giorno successivo, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha ventilato l’ipotesi di un intervento a Teheran, il ministero degli Esteri russo ha alzato i toni. In una nota dura ha definito «categoricamente inaccettabile» qualsiasi interferenza esterna sovversiva, evocando «conseguenze disastrose» per il Medio Oriente e per la sicurezza globale.

Il Cremlino, però, continua a non esporsi direttamente. È un silenzio calcolato. Mosca cerca di difendere l’alleato iraniano sul piano diplomatico, senza però compromettere il riavvicinamento a Washington. Del resto, l’accordo firmato nel gennaio precedente non prevede obblighi di difesa reciproca: uno spazio giuridico che consente alla Russia di restare alla finestra.

Perché Mosca teme il crollo di Teheran

La preoccupazione russa è reale. Un eventuale rovesciamento della guida suprema Ali Khamenei rappresenterebbe un nuovo colpo simbolico per l’area di influenza di Mosca, già indebolita dalla caduta di Bashar al-Assad in Siria nel dicembre 2024 e dalla cattura di Nicolás Maduro all’inizio del 2026. Ma c’è anche un timore interno: il Cremlino non vuole che le proteste iraniane diventino un modello replicabile in patria.

Eppure, un intervento militare russo appare irrealistico. Le forze di Mosca sono già assorbite dalla guerra in Ucraina e non hanno margini per sostenere direttamente il regime iraniano sul campo.

Forniture militari, ma senza uomini

L’aiuto russo, per ora, resta confinato ai contratti militari già in essere. Negli ultimi mesi sono arrivate in Iran decine di veicoli blindati Spartak, trasportati anche con aerei cargo Il-76, e i media iraniani hanno annunciato la consegna dei primi elicotteri d’attacco Mi-28, previsti da accordi precedenti. Mezzi pensati più per la deterrenza contro eventuali attacchi esterni che per sedare una rivolta interna.

È un sostegno tecnico, non politico né militare diretto. Una linea che ricalca quanto già visto in altre crisi.

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I precedenti che pesano

Dalla Siria al Venezuela, il Cremlino ha dimostrato di saper abbandonare i propri alleati quando il costo diventa eccessivo. Durante la guerra dei dodici giorni tra Iran e Israele, la scorsa estate, Teheran chiese aiuto concreto a Mosca ricevendo in cambio solo promesse. E se Assad riuscì a ottenere asilo in Russia, Maduro non ha avuto la stessa sorte.

Secondo il Times, anche Khamenei starebbe valutando un’eventuale fuga in Russia, ma un’esfiltrazione dall’Iran sarebbe molto più complessa rispetto a quella siriana, dove Mosca disponeva di basi militari operative.

Studiare Teheran per proteggere Mosca

Secondo l’analista Nikita Smagin del Carnegie Endowment for International Peace, il Cremlino sta soprattutto osservando. Studia la crisi iraniana per evitare di ripeterne gli errori, così come in passato ha analizzato l’esperienza di Teheran per aggirare le sanzioni o introdurre restrizioni a Internet.

La strategia russa, dunque, non è l’intervento ma l’apprendimento. Preoccupata, sì. Coinvolta fino in fondo, no. Mosca difende l’Iran a parole, ma tiene le mani lontane. In attesa di capire se il regime resisterà o se, ancora una volta, sarà il Cremlino a dover prendere atto di un alleato perduto.

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Ultimo Aggiornamento: 14/01/2026 15:00

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