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Disastro ferroviario Spagna, tre giorni di lutto. “I morti potrebbero essere il doppio”. Trovato un giunto rotto

Pubblicato: 19/01/2026 21:54

L’Andalusia si è risvegliata immersa in un silenzio irreale, spezzato solo dal sibilo costante delle idrovore e dal clangore dei mezzi pesanti che scavano tra le macerie ad Adamuz. In questo borgo di quattromila anime, incastonato tra la Sierra Morena e le sponde del Guadalquivir, l’atmosfera bucolica fatta di palme e ulivi è stata squarciata da una tragedia ferroviaria senza precedenti. Il contrasto è atroce: mentre le arance cadute dagli alberi punteggiano le strade di un arancione vivo, a pochi chilometri di distanza, nella cosiddetta “zona zero”, le squadre di emergenza lavorano freneticamente per recuperare chi manca ancora all’appello. Il deragliamento di un convoglio ad alta velocità della compagnia privata Iryo ha innescato una carambola mortale, travolgendo un treno Alvia della Renfe che procedeva in direzione opposta. Alcuni vagoni sono precipitati in un terrapieno dopo un volo di quattro metri, trasformandosi in trappole di acciaio.

L’orrore tra le lamiere e il timore per i dispersi

Il bilancio ufficiale, già drammatico, parla di 40 vittime e 43 feriti, ma le autorità temono che il peggio debba ancora venire. Il Governatore dell’Andalusia, Juanma Moreno, ha espresso tutta la sua preoccupazione durante un sopralluogo sul sito del disastro, ammettendo che «ci sono ancora zone opache a cui i tecnici non sono per ora riusciti ad avere accesso, e dove potrebbero ancora esserci delle vittime». Si stima che ci siano circa trenta dispersi, e il sospetto che i corpi siano rimasti schiacciati sotto tonnellate di metallo rende le ricerche un’operazione di estrema complessità. Tra le macerie affiorano storie strazianti, come quella del giornalista Oscar Toro e della fotoreporter María Clauss, o quella della piccola di sei anni rimasta sola dopo aver perso l’intera famiglia nell’impatto.

Le testimonianze di chi è sceso nell’inferno di Adamuz suggeriscono che i numeri ufficiali siano destinati a crescere drasticamente. Gonzalo Sanchez, un venditore della lotteria diventato soccorritore improvvisato col suo quad, ha descritto scene apocalittiche di corpi mutilati e distruzione totale. Il suo racconto non lascia spazio a speranze illusorie: «Per quello che ho visto laggiù i morti potrebbero essere anche il doppio». Mentre la comunità locale si è stretta attorno ai sopravvissuti, trasformando centri sociali in dormitori improvvisati, gli psicologi della Croce Rossa assistono i familiari a Cordova. L’attesa è ora tutta per i tecnici che, con l’ausilio di gru speciali, cercheranno di sollevare le carrozze precipitate nel vuoto, temendo di confermare i presagi più oscuri sulla reale entità della strage.

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