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Gaza, il “biglietto” da un miliardo chiesto da Trump per il Consiglio di Pace

Pubblicato: 19/01/2026 16:09

I Paesi candidati a un seggio permanente nel “Consiglio di Pace” proposto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump dovranno versare un contributo di ingresso da un miliardo di dollari. È quanto riferiscono diversi media statunitensi e israeliani, secondo cui il meccanismo economico sarebbe uno dei pilastri della nuova architettura internazionale immaginata dalla Casa Bianca.

La ricostruzione di Gaza al centro del progetto

Il nuovo organismo è stato concepito per supervisionare la ricostruzione di Gaza, anche se la bozza dello statuto non menziona esplicitamente il territorio palestinese. Il mandato attribuito al Consiglio è infatti più ampio: contribuire alla risoluzione dei conflitti armati a livello globale.
Nel testo integrale dello statuto si legge che il “Consiglio per la Pace” mira a promuovere la stabilità, ripristinare una governance affidabile e legittima e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti.

La bozza dello statuto e la critica alle Nazioni Unite

Nel preambolo, la bozza di statuto contiene una critica implicita alle Nazioni Unite, sostenendo la necessità di «rompere con approcci e istituzioni che troppo spesso hanno fallito». Il Consiglio viene presentato come un organismo internazionale di costruzione della pace più agile ed efficace, in grado di superare le lentezze e i veti che caratterizzano gli attuali meccanismi multilaterali.
Secondo il testo, gli Stati membri potranno restare in carica per un massimo di tre anni, con la possibilità di rinnovo affidata direttamente al presidente degli Stati Uniti.

Il “biglietto” da un miliardo di dollari

La regola dei tre anni non si applicherà agli Stati che verseranno oltre un miliardo di dollari in contanti al Consiglio per la Pace entro il primo anno dall’entrata in vigore della Carta. In questo caso, il mandato non sarà soggetto a limiti temporali, configurando di fatto una corsia preferenziale per i Paesi più facoltosi.
Una scelta che ha già sollevato interrogativi sul peso del fattore economico nella definizione degli equilibri interni al nuovo organismo.

I leader invitati e il ruolo centrale di Trump

Potranno far parte del Consiglio solo gli Stati invitati direttamente dal presidente degli Stati Uniti, che ne assumerà anche la presidenza. Secondo quanto riferito dal Cremlino, il presidente russo Vladimir Putin avrebbe già ricevuto un invito attraverso canali diplomatici.
Inviti sarebbero stati recapitati anche ad altri leader considerati vicini a Trump, tra cui il presidente argentino Javier Milei e il primo ministro ungherese Viktor Orbán, che hanno pubblicamente confermato la loro partecipazione.

Un Consiglio con voto limitato

Gli Stati membri potranno votare sulle decisioni del Consiglio, ma la bozza di statuto specifica che solo Donald Trump avrà l’autorità finale di approvarle. Un assetto che rafforza il carattere fortemente presidenziale e centralizzato del nuovo organismo.
Il progetto del Consiglio di Pace si profila così come una svolta controversa nella governance internazionale, con Gaza come primo banco di prova e con un modello che intreccia diplomazia, potere politico e contributi finanziari senza precedenti.

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