
Decine di persone sono state uccise e ferite in una esplosione avvenuta a Kabul, in Afghanistan. Lo ha reso noto il Ministero dell’Interno talebano, precisando che il bilancio è ancora provvisorio e destinato ad aggiornarsi e configurarsi come l’ennesima strage di civili nella capitale afghana.
L’esplosione si è verificata lunedì pomeriggio (mattina ora italiana) nel quartiere Shahr-e-Naw, una zona centrale della capitale che ospita stranieri, sedi diplomatiche e attività commerciali ed è considerata tra le aree più sicure della città.
Le prime informazioni dal Ministero dell’Interno
«Secondo i primi resoconti, diverse persone sono state uccise e ferite», ha dichiarato il portavoce del Ministero dell’Interno Abdul Mateen Qani, aggiungendo che ulteriori dettagli saranno comunicati successivamente. Al momento non sono state diffuse informazioni ufficiali sulla natura dell’esplosione né sull’eventuale presenza di un obiettivo specifico.
Le forze di sicurezza hanno isolato l’area e avviato le indagini per chiarire la dinamica dell’attacco e identificare eventuali responsabili.
Sicurezza e minaccia jihadista in Afghanistan: gli attentati negli ultimi due anni
Le esplosioni a Kabul e nel resto dell’Afghanistan sono diventate meno frequenti da quando i talebani sono tornati al potere nel 2021, in seguito al ritiro delle truppe statunitensi e internazionali. Tuttavia, la situazione resta fragile.
Nel Paese continuano infatti a essere attivi gruppi affiliati allo Stato Islamico (ISIL), che negli ultimi anni hanno rivendicato attacchi sporadici contro obiettivi civili, minoranze religiose e rappresentanti delle autorità.
L’attacco di oggi riaccende dunque i timori sulla tenuta della sicurezza nella capitale afghana, soprattutto in quartieri ritenuti finora relativamente protetti.
Negli ultimi due anni la capitale afghana non è stata completamente risparmiata da attentati e esplosioni, nonostante l’apparente riduzione rispetto al periodo precedente al ritiro delle forze internazionali. L’11 agosto 2024 un ordigno esploso a bordo di un autobus nel quartiere di Dashte Barchi ha provocato la morte di almeno un civile e il ferimento di oltre una decina di persone, in quello che è stato attribuito all’attività dell’ISIS-Khorasan contro la minoranza sciita Hazara. Poco prima, il 2 settembre 2024, un attentato suicida nel quartiere di Qala Bakhtiar ha causato almeno sei vittime e vari feriti, ribadendo la persistenza del rischio di azioni violente nella capitale nonostante il controllo nominale dei talebani. Questi episodi, insieme all’esplosione odierna nel quartiere considerato tra i più sicuri, mostrano come gruppi estremisti continuino a essere in grado di colpire anche nel cuore di Kabul.
Emergency: “20 feriti nel centro chirugico tra cui bambini, almeno 7 i morti”
Sono 20 i feriti ricevuti al momento nel Centro chirurgico per vittime di guerra di Emergency a Kabul a seguito di un’esplosione avvenuta oggi nell’area di Shahr-e-Naw, zona centrale vicina all’ospedale. Il bilancio è ancora in divenire, si legge in una nota della ong. “Fino ad ora abbiamo ricevuto venti pazienti nel nostro ospedale – spiega Dejan Panic, direttore del programma di Emergency in Afghanistan – Tra i feriti anche quattro donne e un bambino. I feriti, alcuni in fase di valutazione per eventuali interventi chirurgici, riportano ferite e lividi. Purtroppo, sette persone sono arrivate già morte, alcune sono arrivate smembrate.”
Dopo la fine del conflitto il 15 agosto 2021 nell’ospedale di Emergency a Kabul il 50% dei pazienti sono ancora considerati vittime di guerra: arrivano al pronto soccorso con ferite da esplosioni o da mina, da arma da fuoco, da taglio (sono la metà del totale dei feriti). Violenza e criminalità sono conseguenze di una guerra che è terminata negli scontri, ma ha lasciato armi in quantità, mine antiuomo disseminate soprattutto in aree remote, povertà.
Emergency è presente in Afghanistan dal 1999 con due Centri chirurgici a Kabul e Lashkar-gah, un Centro chirurgico e pediatrico e un Centro di maternità ad Anabah, nella Valle del Panshir, e una rete di oltre 30 posti di primo soccorso e centri di salute primaria.


