
Il risveglio lungo la fascia costiera meridionale è stato segnato da un’insolita attività geofisica che ha interessato tre regioni contemporaneamente. Un doppio sussulto della terra ha messo in allerta le popolazioni residenti, poiché si è verificato un “terremoto nel Golfo di Policastro questa mattina, martedì 20 gennaio, a cavallo tra Campania, Basilicata e Calabria”. La sequenza è stata rapida, caratterizzata da “due scosse a distanza di circa 10 minuti l’una dall’altra”, un intervallo temporale che ha permesso a molti di percepire distintamente entrambi i movimenti.
Gli strumenti di precisione hanno confermato l’entità dei fenomeni: “la prima, di magnitudo 2.7, attorno alle ore 6,33, la seconda di magnitudo 1.9 alle 6,43”. I dati tecnici raccolti confermano che l’origine è marina, con un “epicentro attualmente stimato a mare, di fronte a Sapri, Maratea e Praia a Mare”. Nonostante il coinvolgimento di un’area geografica così vasta, le autorità locali hanno confermato che “non risultano danni a cose o persone”, rassicurando i cittadini sulla tenuta delle infrastrutture.
Il monitoraggio dell’Ingv e l’analisi del rischio
I fenomeni sono stati analizzati in tempo reale, poiché i “due sismi sono stati registrati dai sismografi dell’Ingv, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia”. Gli esperti hanno individuato la sorgente dell’energia “ad una profondità di circa 10 chilometri ed a circa 19 chilometri di distanza da Tortora, Maratea e Praia a Mare”. Questo quadrante geografico non è nuovo a simili manifestazioni, essendo inserito in un contesto di monitoraggio permanente che permette di distinguere tra semplici assestamenti e segnali di criticità maggiore. L’ente nazionale, infatti, utilizza sistemi avanzati di mappatura per definire la pericolosità sismica dell’area, basandosi sia su dati storici che su proiezioni probabilistiche.
Nelle analisi dell’istituto, la grandezza dei cerchi sulle mappe indica le diverse classi di magnitudo, mentre i colori rappresentano gli intervalli temporali che precedono l’evento. È importante sottolineare che queste proiezioni non rappresentano una previsione deterministica, ma servono a identificare lo scuotimento del suolo atteso in un determinato sito. La prevenzione resta dunque la parola d’ordine in un territorio così delicato. L’attenzione degli studiosi rimane alta per verificare se questa piccola sequenza sia destinata a esaurirsi nel breve termine o se faccia parte di un trend di micro-sismicità più articolato che coinvolge le faglie sottomarine tra il Cilento e l’alto Tirreno cosentino.


