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“Cos’ha detto prima di morire”. Federica Torzullo, l’ultimo audio prima della furia omicida del marito

Pubblicato: 21/01/2026 09:04

La morte di Federica Torzullo è una ferita che si apre lentamente, rivelando strato dopo strato una violenza che va oltre il gesto finale. La storia della donna di 41 anni, uccisa dal marito nella casa in cui vivevano ad Anguillara Sabazia, non è solo il racconto di un femminicidio, ma il ritratto di una libertà spezzata nel momento in cui stava tentando di essere riconquistata. Federica non era più in silenzio, stava organizzando una fuga, un ritorno alle proprie radici, un gesto semplice e decisivo che avrebbe dovuto proteggerla e che invece ha scatenato la ferocia.

Il corpo di Federica Torzullo restituisce una verità durissima. Dall’autopsia emergono 23 coltellate, una delle quali, quella mortale, inferta al lato destro del collo. Ma non solo. Sul suo corpo sono state rilevate ustioni al volto, al collo, alle braccia e nella parte superiore del torace, segni che raccontano un accanimento prolungato. I colpi hanno raggiunto con forza soprattutto addome e bacino, ma anche gli arti inferiori. L’intera gamba sinistra è stata amputata, mentre il torace è stato schiacciato dall’azione a cucchiaio della benna di una scavatrice, in una fase successiva all’omicidio che aggiunge orrore a orrore.

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Federica Torzullo, l’ultimo messaggio audio prima di morire

Le ferite parlano anche di resistenza. Delle 23 coltellate, 4 sono ferite da difesa, localizzate sulle mani, mentre le altre 19 si concentrano tra collo e volto. Federica ha tentato di proteggersi, di fermare quella violenza improvvisa e definitiva. Sono segni che gli inquirenti leggono come la prova di una lotta disperata, durata pochi istanti ma sufficiente a mostrare la volontà di vivere di una donna che non si è arresa.

A carico del marito, Claudio Carlomagno, la Procura di Civitavecchia contesta ora il nuovo reato di femminicidio, oltre all’occultamento di cadavere. Dopo aver ucciso la moglie, l’uomo avrebbe infatti sotterrato il corpo in un canneto alle spalle della sua azienda, un’area che conosceva bene e che ha utilizzato per tentare di cancellare le tracce. Un piano che, secondo gli investigatori, non lascia spazio all’ipotesi del gesto d’impeto.

In questo quadro già drammatico, emerge un dettaglio che cambia la percezione dell’intera vicenda. L’ultimo audio di Federica Torzullo non è un messaggio di paura né una richiesta d’aiuto esplicita. È un messaggio vocale inviato alla madre, poche ore prima di morire, che racconta un progetto, una decisione, un tentativo concreto di ripartire. Un frammento di quotidianità che oggi assume un peso enorme.

Quel vocale è stato fatto ascoltare durante la trasmissione Diario del giorno su Rete 4. Federica chiede alla mamma di poter andare a prendere il figlio di 10 anni intorno alle 7 del mattino, spiegando che da lì avrebbe raggiunto Fiumicino per poi partire verso la Basilicata. Non ci sono toni allarmati, solo l’urgenza pratica di una madre che sta organizzando un viaggio, un cambiamento, una distanza necessaria.

In quell’audio c’è tutta la normalità interrotta di una donna che stava cercando di mettere al sicuro il figlio e se stessa. È la voce di chi ha già deciso di andarsene, di chi sente che restare non è più possibile. Proprio quella scelta, secondo gli inquirenti, avrebbe rappresentato la miccia che ha fatto esplodere la violenza. Federica stava lasciando la casa, stava rompendo l’ultimo legame di controllo, e per questo è stata punita.

Oggi quell’audio è diventato uno degli elementi più dolorosi dell’inchiesta. Non solo una prova, ma il simbolo di una libertà negata. La voce di Federica Torzullo, così quotidiana e concreta, racconta ciò che avrebbe dovuto accadere e che non è stato. E rende ancora più evidente che la sua morte non è arrivata all’improvviso, ma nel momento esatto in cui aveva iniziato a scegliere per sé.

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