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L’Iran avverte gli Stati Uniti: “Risponderemo al fuoco con tutte le nostre forze”

Pubblicato: 21/01/2026 11:34

L’Iran lancia un avvertimento diretto agli Stati Uniti e alza il livello dello scontro verbale dopo le nuove minacce di Donald Trump. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran risponderà militarmente senza esitazioni in caso di un nuovo attacco, avvertendo che un conflitto totale avrebbe conseguenze devastanti non solo per il Medio Oriente, ma per l’intero equilibrio globale.
Le parole del capo della diplomazia iraniana sono contenute in un articolo di opinione pubblicato dal Wall Street Journal. Araghchi fa riferimento alla guerra di dodici giorni lanciata da Israele contro l’Iran nel giugno dello scorso anno e chiarisce che la posizione di Teheran non va interpretata come una minaccia preventiva.
«Le nostre potenti forze armate non hanno remore a rispondere al fuoco con tutte le nostre forze se dovessimo subire un nuovo attacco», scrive il ministro, precisando che si tratta di «una realtà che sento di dover comunicare esplicitamente», aggiungendo di detestare la guerra «come diplomatico e come veterano».

“Uno scontro totale trascinerebbe nel baratro l’intera regione”

Secondo Araghchi, l’idea di una guerra rapida è una illusione pericolosa. «Uno scontro totale sarebbe certamente feroce e si trascinerebbe molto, molto più a lungo delle fantasiose tempistiche che Israele e i suoi alleati stanno cercando di spacciare alla Casa Bianca», avverte.
Il ministro sottolinea che un conflitto di questa portata coinvolgerebbe inevitabilmente tutta la regione e avrebbe ripercussioni dirette sulla vita delle persone comuni in tutto il mondo, in termini di sicurezza, economia ed energia.

Spazio aereo chiuso e segnali militari

La tensione è accompagnata da segnali concreti sul piano militare. La scorsa settimana, l’Iran ha chiuso il proprio spazio aereo, una mossa interpretata come misura preventiva in vista di un possibile attacco statunitense. Secondo fonti diplomatiche, diversi Paesi del Medio Oriente, in particolare gli Stati arabi del Golfo, avrebbero esercitato pressioni su Trump affinché evitasse un’azione militare contro Teheran.
Nel frattempo, la portaerei USS Abraham Lincoln, che si trovava nel Mar Cinese Meridionale, ha attraversato lo Stretto di Malacca, snodo strategico tra il Pacifico e l’Oceano Indiano. Sebbene il Pentagono non abbia confermato ufficialmente una destinazione mediorientale, la posizione della nave suggerisce che l’ingresso nella regione potrebbe avvenire nel giro di pochi giorni.

Le nuove minacce di Trump, la risposta militare iraniana

L’intervento di Araghchi arriva il giorno dopo nuove dichiarazioni incendiarie del presidente americano Donald Trump, che ha ribadito che l’Iran verrebbe «spazzato via dalla faccia della Terra» qualora tentasse di assassinare il leader degli Stati Uniti. «Ho ricevuto istruzioni molto precise. Qualunque cosa accada, li cancelleranno dalla faccia della Terra», ha affermato Trump in un’intervista televisiva, rilanciando una linea già espressa in passato.

Alle minacce contro l’ayatollah Ali Khamenei ha risposto anche il generale iraniano Abolfazl Shekarchi, secondo cui Washington sarebbe pienamente consapevole della determinazione di Teheran.
«Trump sa che se una mano aggressiva verrà tesa contro il nostro leader, non solo taglieremo quella mano, ma daremo fuoco al loro mondo e non lasceremo alcun rifugio sicuro nella regione», avrebbero dichiarato fonti militari iraniane citate dai media statali.

Un Paese ancora scosso dalle proteste

Il quadro si inserisce in una fase interna estremamente delicata per l’Iran, ancora segnato dalla repressione delle proteste antigovernative più violente dalla rivoluzione del 1979. Le organizzazioni per i diritti umani stanno cercando di verificare il bilancio delle vittime: secondo la Human Rights Activists News Agency, i morti sarebbero almeno 4.519, con oltre 26.300 arresti.
Fonti ufficiali iraniane parlano invece di circa 5.000 vittime, includendo anche membri delle forze di sicurezza, e attribuiscono la responsabilità a «terroristi e rivoltosi armati». Teheran continua ad accusare Stati Uniti e Israele di aver fomentato i disordini.
I media internazionali non sono riusciti a verificare in modo indipendente i numeri. Video diffusi nonostante il blocco di Internet sembrano mostrare l’uso di munizioni vere contro manifestanti disarmati, un aspetto che Araghchi non affronta nel suo intervento.

Tensione al massimo

Tra minacce incrociate, movimenti militari e una situazione interna esplosiva, il confronto tra Iran e Stati Uniti appare a un livello di tensione raramente raggiunto negli ultimi anni. Le parole di Araghchi delineano una linea rossa netta: qualsiasi nuovo attacco non resterebbe senza risposta e potrebbe trasformarsi rapidamente in un conflitto regionale fuori controllo.

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Ultimo Aggiornamento: 21/01/2026 11:36

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