
Il caso di Garlasco torna a scuotere le aule di giustizia a diciotto anni da quel tragico 13 agosto 2007. È trascorso esattamente un anno da quando la Procura di Pavia ha ufficialmente riaperto il fascicolo sull’omicidio di Chiara Poggi, riportando sotto i riflettori la figura di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. L’uomo, che ha sempre respinto ogni accusa, risulta indagato per omicidio in concorso dal gennaio dello scorso anno, una svolta che ha riacceso le speranze di chi, come Alberto Stasi, continua a proclamarsi innocente nonostante una condanna definitiva a 16 anni ormai prossima alla conclusione.
Il lavoro degli inquirenti si concentra ora sugli esiti della perizia firmata dalla patologa forense Cristina Cattaneo, incaricata di riesaminare la dinamica dell’aggressione e le cause del decesso. Le indiscrezioni che filtrano dagli uffici giudiziari suggeriscono che i pm pavesi stiano valutando seriamente la richiesta di rinvio a giudizio per Sempio. Al centro di questo terremoto giudiziario vi è la decisione della gip Daniela Garlaschelli, che nel 2025 aveva accolto l’istanza di riapertura basata su nuovi approfondimenti genetici riguardanti le tracce rinvenute sotto le unghie di Chiara.
Il mistero del DNA e i limiti della certezza scientifica
L’incidente probatorio conclusosi lo scorso dicembre ha visto come protagonista la genetista della Polizia di Stato, Denise Albani. Il suo compito è stato estremamente complesso: analizzare “sulla carta” i dati del 2014, poiché il materiale biologico originale è andato interamente consumato. Durante l’udienza del 18 dicembre, la dottoressa Albani ha gettato ombre pesanti sulla possibilità di arrivare a una verità assoluta attraverso la scienza. «Di affidabile e certo, purtroppo, in questo profilo non c’è nulla», ha dichiarato la genetista, sottolineando come sotto le unghie della vittima convivano più profili maschili parziali.
Sebbene sia stata confermata una compatibilità tra gli aplotipi misti e la linea genetica maschile della famiglia Sempio, la scienza si ferma davanti all’impossibilità di isolare un profilo univoco. In termini tecnici, la presenza del cromosoma Y permette di restringere il campo a un ceppo familiare, ma non di puntare il dito contro un singolo individuo. Inoltre, rimane il nodo della datazione: la scienza non può stabilire quando o come quel DNA sia finito sotto le unghie di Chiara. Non è possibile chiarire se derivi da una colluttazione mortale o da un contatto casuale avvenuto in precedenza.
Per Andrea Sempio, la compatibilità viene definita in un range che oscilla tra “moderata” e “forte”, ma mancano i database statistici necessari per trasformare questo dato in una prova granitica. La Procura di Pavia si trova ora davanti a un bivio: portare in aula un quadro indiziario basato su una scienza che ammette i propri limiti o archiviare nuovamente uno dei gialli più controversi d’Italia.


