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Crans-Montana, dimessi i primi due ustionati dal Niguarda: hanno 16 e 14 anni

Pubblicato: 23/01/2026 11:41

Dopo settimane di cure intensive, i primi due ragazzi sopravvissuti al rogo di Crans-Montana hanno lasciato il centro grandi ustionati dell’ospedale Niguarda per tornare a casa dai loro familiari. Si tratta di due giovani di 16 e 14 anni, trasportati al Niguarda nei primi giorni di gennaio in condizioni critiche. Dopo circa venti giorni di terapie e assistenza specialistica, i ragazzi hanno ricevuto il via libera dei medici per le dimissioni, un segnale di speranza in una vicenda che ha sconvolto le comunità italiane e svizzere.

La conferma è arrivata da Regione Lombardia e dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso, che nel corso di un punto stampa davanti al pronto soccorso aveva già anticipato la possibilità di dimissioni imminenti, condizionate ai progressi clinici dei giovani pazienti. “I ragazzi hanno risposto bene alle cure – ha dichiarato Bertolaso – e oggi possono finalmente tornare tra le loro famiglie, un passo importante nel percorso di recupero”.
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La situazione dei pazienti ancora ricoverati

Non tutti i giovani coinvolti nel tragico incendio di Crans-Montana hanno però lasciato l’ospedale. Al Niguarda restano ricoverati otto pazienti, di cui tre in terapia intensiva e cinque presso il centro ustioni, strutture dove vengono gestiti i casi più complessi di traumi e lesioni gravi. Le condizioni di questi pazienti continuano a essere gravi, con prognosi riservata, ma i medici registrano piccoli miglioramenti quotidiani, segno della costante attenzione e delle cure specialistiche a cui sono sottoposti.

Un altro giovane, sopravvissuto al rogo, è invece ricoverato presso il Policlinico di Milano, anch’egli in prognosi riservata. Le équipe mediche dei due ospedali stanno lavorando in stretto coordinamento per monitorare la situazione clinica, fornendo terapie avanzate e supporto psicologico ai ragazzi e alle loro famiglie.

L’impatto della tragedia e la gestione dell’emergenza

Il rogo di Crans-Montana, avvenuto nei primi giorni di gennaio, ha provocato numerose vittime e gravi feriti, lasciando decine di famiglie nel lutto e nella paura. La gestione dei giovani sopravvissuti ha richiesto un intervento rapido e coordinato tra strutture sanitarie italiane e svizzere, con particolare attenzione ai casi di ustioni estese, tra i più complessi da trattare sia dal punto di vista fisico sia psicologico.

Le dimissioni dei primi due ragazzi rappresentano un piccolo segnale di speranza, ma sottolineano anche la necessità di continua assistenza per coloro che restano ricoverati e affrontano una lunga riabilitazione. Oltre alle cure mediche, infatti, il percorso post-dimissioni richiederà supporto psicologico e reintegrazione nella vita quotidiana, attività fondamentali per ridurre l’impatto a lungo termine dell’incidente.

Monitoraggio e prospettive future

Le autorità sanitarie e gli specialisti dei centri ustioni continuano a seguire attentamente l’evoluzione clinica dei pazienti, aggiornando periodicamente famiglie e stampa sullo stato di salute. L’attenzione rimane alta anche sulle misure di prevenzione e sicurezza, per evitare che tragedie simili possano ripetersi, con un focus particolare sulle strutture ricettive frequentate dai giovani e sui protocolli antincendio.

La vicenda del rogo di Crans-Montana mostra chiaramente come la gestione delle emergenze gravi, soprattutto in presenza di minori, richieda coordinamento tra più livelli istituzionali, competenze specialistiche e un costante dialogo con le famiglie. Le dimissioni dei primi due giovani rappresentano un traguardo importante, ma il percorso di recupero resta lungo e delicato per gli altri pazienti ancora ricoverati.

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