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“Ne abbiamo ancora bisogno”. Strage Crans-Montana, l’appello dall’ospedale Niguarda

Pubblicato: 09/01/2026 21:10

In una sola settimana, all’Ospedale Niguarda di Milano sono stati utilizzati 13 mila centimetri quadrati di pelle per curare quattro degli undici grandi ustionati rimasti feriti nella strage di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera. La pelle utilizzata è un patrimonio salvavita ottenuto solo grazie alle donazioni post mortem, risorsa preziosa che rischia di non bastare più, nonostante i progressi nelle donazioni di organi e cornee registrati nell’ultimo anno.

A fare il punto sulla situazione è un articolo del Corriere della Sera, che evidenzia come le donazioni di organi siano cresciute del 5% e quelle di cornee del 15%. In controtendenza, invece, le donazioni di tessuti sono diminuite di circa un quarto. Questo calo pesa particolarmente in situazioni di emergenza come quella seguita all’incendio di Capodanno, quando a Milano sono arrivati undici pazienti ustionati gravi.

La pelle prelevata e conservata nella Banca dei tessuti serve a coprire le ferite, ridurre il rischio di infezioni e favorire la rigenerazione cutanea. Le scorte esistono — circa 50 mila centimetri quadrati conservati a meno 80 gradi — ma devono essere continuamente rinnovate per far fronte alle emergenze.

Il responsabile Banca dei Tessuti e Terapia tissutale dell’Ospedale Niguarda, Giovanni Sesana (2S), con la sua equipe, Milano, 07 gennaio 2026. Per curare i feriti coinvolti nella tragedia di Crans-Montana in una settimana sono stati usati circa 13mila centimetri quadrati di pelle, conservata nella Banca dei Tessuti dell’ospedale Niguarda. All’interno della struttura, una delle poche presenti in Italia, la pelle Ë sottoposta a una serie di lavorazioni per essere utilizzata su tutti i pazienti che ne hanno poi bisogno. ANSA/NIGUARDA. +++FOTO DIFFUSA DALL’UFFICIO STAMPA – USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO – NON ARCHIVIARE – NON VENDERE – NON USARE PER FINI NON GIORNALISTICI – NPK+++

In questo contesto, l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso ha lanciato un appello per rafforzare ulteriormente le donazioni post mortem. La Lombardia, sottolinea Bertolaso, vanta risultati migliori rispetto alla media nazionale, ma il fabbisogno resta alto.

«Come Lombardia – spiega Bertolaso – siamo leader nella promozione della cultura della donazione grazie a una stretta collaborazione tra il Centro Regionale Trapianti, le associazioni di volontariato e gli uffici anagrafe dei Comuni. Questo mantiene bassi i tassi di opposizione alla donazione rispetto alla media nazionale. L’appello che faccio è quello di aumentare ulteriormente le donazioni».

Da qui nasce il piano della Regione per potenziare il sistema e attivare percorsi di donazione di organi e tessuti anche nelle strutture sanitarie private accreditate, con l’obiettivo di garantire scorte adeguate per emergenze future.

Nel frattempo, resta riservata la prognosi dei feriti di Crans-Montana ricoverati al Niguarda. Alcuni pazienti versano in condizioni critiche, con ustioni estese e danni polmonari dovuti all’inalazione dei fumi, e necessitano di supporto respiratorio meccanico.

I medici stimano che ci vorranno settimane, forse mesi, prima che i pazienti escano completamente dal pericolo. La maggior parte dei feriti sono minorenni, con l’eccezione di due donne di 29 e 55 anni, tutte in cura per ustioni gravi.

Tra loro c’è Giuseppe, 16 anni, il primo paziente arrivato in elicottero dalla Svizzera la notte del primo gennaio, simbolo della difficoltà e della complessità della gestione dei grandi ustionati dopo la tragedia di Capodanno.

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